Gli USA bloccano tutte le domande di asilo dopo la morte di una soldata nella sparatoria alla Casa Bianca

La sparatoria avvenuta vicino alla Casa Bianca mercoledì, in cui un uomo ha colpito due soldati della Guarda nazionale uccidendo la soldata Sarah Beckstrom, è diventata il pretesto ufficiale con cui l'amministrazione Trump ha imposto una nuova stretta sugli ingressi nel Paese e ha bloccato tutte le procedure per la richiesta di asilo. Prima, il presidente ha annunciato sui social che avrebbe "permanentemente messo in pausa l'immigrazione da tutti i Paesi del Terzo mondo", con un messaggio di odio generalizzato nei confronti di quasi tutti i cittadini stranieri negli Stati Uniti. Poi sono partite delle procedure per rivalutare molti permessi di soggiorno. Poi è arrivata la direttiva di sospendere tutte le decisioni sulle domande di asilo.
Il blocco delle domande di asilo negli Usa
Joseph Edlow, direttore dell'Uscis (US Citizenship and Immigration Services) ha detto che il blocco resterà in vigore fino a quando "non potremo assicurare che ogni straniero sia stato controllato ed esaminato il più possibile".
Secondo quanto riportato, lo stop alle procedure d'asilo riguarderebbe tutte le nazionalità, senza distinzioni. E non sarebbe un blocco solo alle approvazioni, ma anche ai rifiuti: tutto sospeso, in attesa – questa almeno è la linea ufficiale – di effettuare controlli più approfonditi.
Non è chiaro, però, se e come questi controlli dovrebbero svolgersi, al di là delle procedure che sono già in campo normalmente. Senza ulteriori misure, la sospensione rischia di essere solamente una punizione per chi ha richiesto l'asilo, che ora dovrà aspettare un tempo indefinito per avere risposta.
Per di più, esistono obblighi internazionali quando si parla di rifugiati e richiedenti asilo. Un portavoce della Nazioni Unite ha detto che l'Onu "si aspetta che tutti i Paesi, inclusi gli Stati Uniti, rispettino i loro impegni legati alla Convenzione sui rifugiati del 1953". È improbabile, però, che la condanna porterà Trump a cambiare posizione.
Cosa c'entra la sparatoria vicino alla Casa Bianca
Come detto, l'episodio che ha scatenato questo intervento dell'amministrazione Trump è la sparatoria del 26 novembre: il sospettato è un uomo afghano, Rahmanullah Lakanwal, 29 anni, che sarebbe arrivato nel Paese nel 2021 tramite un programma lanciato dagli Stati Uniti per accogliere chi aveva collaborato con l'esercito Usa durante la guerra in Afghanistan e ora fuggiva dal ritorno al potere dei talebani.
Secondo i media statunitensi, Lakanwal sarebbe stato parte di un gruppo paramilitare noto come "Zero unit", e avrebbe collaborato strettamente con la Cia durante il conflitto. Nel 2024 avrebbe chiesto asilo, riconosciutogli quest'anno, e poi una green card (un permesso di soggiorno permanente) che invece è tuttora in fase di approvazione.
La decisione di sospendere tutte le procedure di asilo da parte degli Stati Uniti si unisce a quelle degli scorsi giorni – arrivate sempre dopo la sparatoria, anche se non presentate ufficialmente come una risposta all'accaduto – che riguardano solo alcuni Paesi.
Mercoledì, si sono fermate le procedure per tutte le richieste di immigrazione da parte di cittadini afghani. Giovedì, invece, gli Usa hanno annunciato che avrebbero riesaminato le green card che sono già state assegnate ai cittadini di 19 Paesi. La lista completa degli Stati in questione non è stata confermata, anche se sono stati indicati Afghanistan, Cuba, Haiti, Iran, Somalia e Venezuela. Non è stata data alcuna informazione in più su cosa significherà questo "riesame" dei permessi di soggiorno.
Il messaggio razzista di Trump: "Fermo tutti i migranti dal Terzo mondo, sono un pericolo"
Nella serata di giovedì, Donald Trump aveva annunciato una stretta sull'immigrazione usando toni apertamente razzisti sul suo social di riferimento, Truth. In quello che doveva essere un messaggio di auguri per il Ringraziamento, Trump aveva detto che i 53 milioni di cittadini stranieri negli Usa "in gran parte vanno avanti con misure di welfare, vengono da nazioni fallite, o da prigioni, manicomi, gang o cartelli di spaccio", e che vengono "supportati con enormi pagamenti dai patriottici cittadini americani che, visto che hanno bellissimi cuori, non vogliono lamentarsi apertamente o creare alcun problema".
Aveva continuato dicendo che "il fardello dei rifugiati" è "la causa principale" della "disfunzione sociale in America", come "scuole fallite, crimine elevato, decadenza urbana, ospedali affollati, scarsità di case, alto debito pubblico, eccetera". Citando anche presunti "centinaia di migliaia di rifugiati dalla Somalia che stanno completamente prendendo il controllo del Minnesota", anche se ci sono circa 80mila residenti somali in Minnesota, uno Stato da quasi sei milioni di abitanti.
A quel punto è arrivato l'annuncio: "Metterò in pausa permanentemente l'immigrazione da tutti i Paesi del Terzo mondo", per "permettere agli Stati Uniti di riprendersi del tutto", oltre a "rimuovere chiunque non porti un contributo agli Stati Uniti, o sia incapace di amare il nostro Paese", e "terminare tutti i sostegni federali a chi non è un cittadino, togliere la cittadinanza a migranti che mettono a rischio la tranquillità domestica, deportare qualunque straniero che non è compatibile con la civiltà occidentale". Infine, il richiamo al termine diffuso tra l'estrema destra europea: la remigrazione. "Solo la migrazione al contrario (reverse migration, ndr) può sistemare davvero la situazione".