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Giovanni Paolo II, uomo straordinario al servizio di Dio

Tra pochi giorni la cerimonia di Beatificazione di Papa Giovanni Paolo II, figura straordinaria non solo per la sua grande umanità ma anche per la sua particolare intelligenza e forza di volontà che, durante il suo lungo pontificato, colpirono ed affascinarono tutti, fedeli e non.
A cura di Nadia Vitali
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Tra pochi giorni, il 1 maggio, a Roma sarà celebrata la cerimonia di beatificazione di Papa Giovanni Paolo II a sei anni dalla sua morte. Figura ricordata per il suo grande carisma con immenso affetto e devozione, non solo dai credenti, ma anche da tutti coloro che ne stimarono le doti, la capacità di comunicare, l’affabilità, la volontà di essere un trascinatore dell’istituzione ecclesiastica all’interno dei tempi che viviamo, in cui è così difficile far sopravvivere la fede e la speranza.

L’esercizio del suo Ministero fu illuminato dalla luce della Grazia che consentì al Papa di essere stimato a qualunque latitudine e dai personaggi più diversi tra loro (ricordiamo, uno per tutti, Fidel Castro che per ricevere Giovanni Paolo II nel 1998 con i dovuti onori, addirittura tolse la sua caratteristica divisa militare in favore di una giacca con cravatta) ma anche e soprattutto dalla grande intelligenza che l’uomo Carol Wojtyla aveva dimostrato fin dalla più giovane età, quando non poteva immaginare a quale glorioso destino andava incontro.

Giovanni Paolo II, infatti, ben prima di diventare Papa fu uomo dai molti interessi, pieno di una volontà di sapere e conoscere che avrebbe avuto dirette conseguenze sul suo Pontificato. L’uomo Wojtyla che da giovane studiava teatro sperimentale ai tempi dell’università, fu un grande comunicatore che seppe servirsi dei media moderni per inviare messaggi forti e, talvolta, anche scomodi: basti pensare alle sue toccanti parole di anatema contro la mafia, pronunciate ad Agrigento nel 1993. L’uomo che nel corso della sua vita imparò a parlare ben dieci lingue (oltre al polacco, sua lingua madre, parlava il russo, lo slovacco, il francese, lo spagnolo, l’inglese, il tedesco, il portoghese, l’ucraino e, naturalmente, l’italiano e il latino ecclesiastico) seppe mettere a frutto questa sua grande dote nel corso dei numerosi viaggi che compì per essere più vicino alla sua gente che tanto lo amava.

La dura esperienza della guerra, il lavoro, durante gli anni che avrebbe voluto dedicare all'università che venne chiusa durante la guerra, come fattorino di un ristorante prima e come manovale per quattro anni in una cava di calcare poi, contribuirono a farne una persona sinceramente umile, oltre che metterne in mostra la straordinaria forza di volontà: la fermezza nel non cedere a compromessi, che gli avrebbe consentito di essere un autentico capo della Chiesa senza cedimenti dinanzi alla modernità, unita alla capacità speciale di saper entrare in punta di piedi nei cuori delle persone. Di tutte quelle persone che, ancora oggi, lo ricordano, anche nelle parole del successore Benedetto XVI e aspettano la data del 1 maggio con sincera emozione ed entusiasmo per quell'uomo straordinario che fu Carol Wojtyla.

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