Jeffrey Epstein si è tolto la vita impiccandosi. E' il responso dell'autopsia condotta sul corpo dell'ex miliardario travolto dalle accuse di traffico sessuale di minori. Sembrano dunque fugati i dubbi sulle cause del decesso del magnate statunitense all'indomani delle considerazioni fatte dal Washington Post, secondo cui la tesi del suicidio non sarebbe stata del tutto convincente.

In un articolo di ieri il quotidiano aveva spiegato che un elemento in particolare aveva suscitato delle perplessità, ovvero la rottura di alcune ossa nel collo del famoso broker, in particolare dell'osso ioide, che negli uomini si trova vicino al pomo d'Adamo. Secondo i medici citati dal Post, questo tipo di lesione si verifica in caso di impiccagione, soprattutto se riguarda una persona non più giovane; ma sarebbero "più comuni in vittime di omicidio per strangolamento".

Jeffrey Epstein aveva amicizie influenti, come Donald Trump e Bill Clinton. Lo scandalo sullo sfruttamento sessuale di minorenni che lo aveva travolto inoltre aveva portato al coinvolgimento nelle indagini di nomi importanti, come il principe Andrea della casa reale inglese. Undici anni fa il miliardario aveva ottenuto di non essere processato dopo essersi dichiarato colpevole di sfruttamento della prostituzione ai danni di giovani minorenni. Ora era in attesa di un processo che avrebbe potuto costargli fino a a 45 anni di reclusione per pedofilia e traffico di minori. A inizio luglio il 66enne aveva tentato di suicidarsi nella sua cella dopo che il giudice aveva rifiutato la sua richiesta degli arresti domiciliari. Malgrado ciò, il 23 luglio era stato deciso di togliere la sorveglianza speciale che prevedeva un controllo ogni 30 minuti da parte delle guardie carcerarie. Inoltre pochi giorni prima del 10 agosto il suo compagno di cella era stato trasferito ed Epstein era stato lasciato solo.