"Non possiamo riportarli indietro perché nel loro Paese rischierebbero la vita e noi non mettiamo mai in pericolo la vita dei nostri passeggeri", con queste motivazioni centinaia di piloti di aereo tedeschi, nel corso dei mesi passati, si sono rifiutati di rimpatriare i migranti espulsi dalla Germania. Una decisione che ovviamente è individuale ma che da alcuni tempi sta assumendo proporzioni sempre più ampie. Come racconta il Corriere della Sera, infatti, in appena sei mesi, tra gennaio e giugno di quest’anno, è successo per ben 222 volte tanto da fare scattare nel Paese anche una interrogazione parlamentare.

Le compagnie aeree coinvolte ovviamente sono in maggioranza quelle tedesche, la Lufthansa in testa seguita a ruota dalle due compagnie Eurowings e Germanwings, ma non mancano  episodi di piloti di altri vettori. Il gruppo di piloti più agguerriti in questo senso sembrano quelli stanziati all’aeroporto di Francoforte, poi Düsseldorf e Amburgo. Ovviamente nessun pilota può opporsi per motivi giuridici a un’espulsione decisa dal giudice ma il trucco sta nella possibilità per i comandanti di far scendere qualunque passeggero se ritiene che possa costituire un pericolo per la sicurezza del volo. "Le autorità ci avvertono quando c’è un passeggero con foglio di via, la polizia lo accompagna fino all’imbarco ma non viaggia con lui. È il pilota che decide" spiegano dalla Lufthansa.

La maggior parte dei casi riguarda persone provenienti da Paesi a rischio anche se non ufficialmente in guerra, come l'Afghanistan. "Anche se lo stesso governo di Berlino  sconsiglia a tutti gli operatori tedeschi di volare su Kabul per il pericolo di attacchi con razzi e artiglieria di terra all’aeroporto, nello stesso periodo ha rimpatriato già 132 afghani" denunciano da Amnesty International, una delle associazioni che si battono contro le espulsioni e spesso dietro le decisioni dei piloti