protesi cancerogene

È panico in Francia per protesi cancerogene: circa 30.000 donne sono a rischio tumore a causa delle PIP, prodotte con silicone destinato ad uso industriale. I maggiori quotidiani francesi, come ‘Le Monde' e ‘Le Figaro' riportano la notizia, spiegando come le protesi impiantate potrebbero esplodere, aprendosi e deformandosi. Finora, otto pazienti si sono ammalate e due sono morte di tumore. L’azienda produttrice è situata a La Seyne-sur-Mer, nel sud della Francia: si chiama ‘Poly implant prothes', da cui l’acronimo ‘PIP'.

Silicone killer in Francia

Si torna a parlare di tumori, dopo una notizia sorprendente inerente alla proteina responsabile della formazione di metastasi, individuata da ricercatori svizzeri. Stavolta, però, nessuna scoperta positiva: 30mila donne francesi sono a rischio cancro a causa di protesi cancerogene prodotte con silicone destinato ad usi industriali. Il gel non è, ovviamente, conforme, per cui queste possono gli impianti possono strapparsi provocando infiammazioni, o, nel peggiore dei casi, tumori. Finora sono stati segnalati già otto casi di pazienti ammalate di cancro a causa delle protesi PIP, come riferito lo scorso 15 dicembre dal responsabile del ministero della Salute, il professor Jean-Yves Grall, mentre le vittime sono due. La portavoce del governo, Valerie Pecresse, ha affermato: "L’urgenza è che tutte le donne che portano delle protesi PIP ritornino dal chirurgo. Se si tratta di un’urgenza sanitaria e di salute pubblica, la nuova operazione sarà a carico dello Stato". E' stata aperta, intanto, un'inchiesta per ferite e omicidio colposo. La Francia ha chiamato circa 30.000 donne affinché siano sottoposte ad intervento per la rimozione delle protesi killer.

Silicone cancerogeno dal 2001

Il primo decesso inerente le protesi cancerogene risale al mese scorso, quando Edwige Ligoneche, 53 anni, è morta per le complicazioni di un linfoma al seno. Secondo l’inchiesta, avviata nel marzo 2010, l’azienda francese PIP utilizzava già dal 2001 un silicone diverso da quello dichiarato alle autorità sanitarie: si trattava di materiale destinato ad usi industriali, e non medici. A scoprire la frode, l’'Agenzia dei prodotti sanitari' (Afssaps), che aveva constatato quanto le protesi in silicone PIP tendevano a scoppiare due volte in più rispetto ad altre. Nel tempo è nata anche un’associazione, la ‘Porteuses de Prothèses Pip', portatrici di protesi PIP. La presidentessa, Alexandra Blanchère, aveva affermato che i commercianti avrebbero anche modificato la data di scadenza del prodotto. Le donne a rischio sono circa 30.000, ma le denunce presentate non sono più di 1.400.