Conflitto in Ucraina
25 Maggio 2022
19:25

Finlandia e Svezia nella Nato, dialogo con Turchia continua ma non c’è accordo: resta veto di Ankara

Non è stato ancora raggiunto un accordo tra Turchia, Svezia e Finlandia per l’ingresso dei due Paesi scandinavi nella Nato.
A cura di Annalisa Cangemi
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Ancora nulla di fatto, ma le trattative vanno avanti. Non è stato trovato l'accordo tra Turchia, Svezia e Finlandia per superare il veto turco sull'ingresso dei due Paesi scandinavi nella Nato. Il portavoce del presidente turco Recep Tayyip Erdogan, Ibrahim Kalin, ha detto che al momento non è possibile sostenere la loro candidatura nella Nato. Il processo di adesione di Svezia e Finlandia nella Nato "non può progredire se le preoccupazioni della Turchia in materia di sicurezza non vengono affrontate con misure concrete in un determinato lasso di tempo", è questa in sintesi la posizione della presidenza turca. Oltre all'embargo sull'esportazione di armi alla Turchia, Ankara punta il dito contro l'ospitalità concessa da Stoccolma e Helsinki a membri di Pkk, Ypg e Pyd, formazioni curde che la Turchia considera organizzazioni terroriste.

La comunicazione è stata data in una conferenza stampa trasmessa dalla Tv di Stato Trt, dopo la conclusione dei colloqui tra funzionari turchi e delegazioni di Svezia e Finlandia a Istanbul. Kalin ha aggiunto che il dialogo con i Paesi scandinavi continuerà e che la Turchia chiede loro di fermare il sostegno a gruppi considerati da Ankara terroristici. La stessa posizione portata avanti nelle ultime settimane, da quando i due Paesi del Nord Europa hanno formalmente ufficializzato la loro domanda di adesione alla Nato, per via della minaccia del Cremlino.

La delegazione turca era guidata appunto dal portavoce della presidenza turca, Ibrahim Kalin, dal viceministro degli Esteri Sedat Onal, mentre le delegazioni svedese e finlandese sono guidate rispettivamente dal segretario di Stato dell'Ufficio del premier svedese Oscar Stenstrom e dal sottosegretario di Stato del ministero degli Esteri finlandese Jukka Salovaara.

Durante i colloqui di oggi gli inviati di Ankara hanno riscontrato "un'apertura scandinava sulla rimozione delle sanzioni al Paese anatolico", ha spiegato ancora Ibrahim Kalin, a proposito della revoca dell'embargo sull'esportazione di armi alla Turchia. "È inaccettabile che alleati della Nato si impongano sanzioni tra loro", ha sottolineato ancora Kalin, affermando di aspettarsi una "corretta applicazione" dei principi del vertice Nato del 1999 sulle procedure di adesione.

"Oltre a portare le prove dei crimini di guerra commessi dalle milizie curde in Siria e i loro legami con il Partito dei lavoratori del Kurdistan (Pkk), considerato da Turchia, Usa e Ue un'organizzazione terroristica, abbiamo discusso delle sanzioni che Stoccolma e Helsinki hanno applicato all'industria della difesa turca", ha detto Kalin, sostenendo di aver riscontrato "dei segnali di apertura dai nostri interlocutori, il che rimane un primo passo verso serie trattative".

Il dialogo con la Turchia in merito all'adesione di Finlandia e Svezia alla Nato proseguirà "in uno spirito costruttivo", ha fatto sapere in un messaggio su Twitter il ministero degli Esteri di Helsinski.

Nell'incontro la delegazione del governo di Ankara ha presentato alle controparti svedese e finlandese le prove che le Unità di protezione dei popoli (Ypf), il gruppo curdo siriano alleato della Coalizione globale anti-Daesh, sono un'estensione dell'organizzazione terroristica del Partito dei lavoratori del Kurdistan (Pkk). Tra le richieste della parte turca a Stoccolma e Helsinki c'è appunto la fine del loro sostegno alle organizzazioni legate all'insorgenza curda e delle associazioni affiliate al movimento Hizmet di Fethullah Gulen, noto in Turchia come Feto (Fethullah Terrorist Organization) e considerato l'autore del tentato golpe del 2016. La Turchia ha chiesto anche l'estradizione delle personalità ritenute vicine ai due gruppi considerati terroristici da Ankara. La delegazione turca, ha fatto sapere inoltre "Trt Haber" citando fonti vicine al dossier, ha sostenuto inoltre che le manifestazioni organizzate dai due gruppi in Svezia e Finlandia non potranno essere considerate come libertà di espressione.

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