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14 Settembre 2022
12:16

Feto senza cranio e destinato a morire, costretta a viaggiare per oltre duemila km per abortire

Il calvario dopo la dopo la sentenza della Corte Suprema Usa: “Tutto questo non è giusto nei miei confronti. E non dovrebbe succedere a nessun’altra donna”.
A cura di Antonio Palma
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Costretta viaggiare per oltre duemila chilometri per poter abortire dopo aver scoperto che il feto che porta in grembo ha una malformazione gravissima che ucciderebbe il bimbo appena nato. È uno degli effetti della contestatissima sentenza della Corte Suprema degli Stati Uniti che di fatto ha negato il diritto all’aborto e aperto la strada al divieto in molti Stati come la Louisiana da dove arriva la protagonista della storia, Nancy Davis.

Dopo aver inutilmente denunciato il suo calvario durante l’estate, la donna è stata costretta a percorrere gli oltre duemila chilometri che la separava da New York per poter abortite in un ospedale della Grande Mela questo mese.

La 36enne Nancy Davis, 36 anni, ha interrotto la sua gravidanza il primo settembre scorso dopo aver viaggiato dalla sua città natale di Baton Rouge a una clinica a Manhattan il cui personale ha accettato di completare la procedura.

La signora Davis aveva cercato di abortire nella sua città dopo aver presentato tuta la documentazione clinica che accertava la gravità e le malformazioni del feto ma il suo ospedale locale le ha negato l'aborto tra l'incertezza sulla legalità della procedura nello Stato del sud.

La 36enne era incinta di circa 10 settimane alla fine di luglio quando un'ecografia al Woman's Hospital di Baton Rouge ha portato la luce una notizia drammatica: al feto mancava la parte superiore del cranio, una condizione rara nota come acrania che uccide i bambini in pochi giorni e talvolta subito dopo la nascita.

L'elenco delle condizioni per cui in Louisiana è giustificato l’aborto, però, non include esplicitamente l'acrania e quindi i funzionari dell'ospedale si sono rifiutati di pratica l’interruzione di gravidanza temendo conseguenze legali. “In pratica dovrei portarlo in grembo solo per seppellirlo” si era sfogata la donna nelle scorse settimane.

Dopo che la Davis ha parlato ai media del suo calvario, è partita una raccolta fondi che ha raggiunto quasi 40.000 dollari e hanno permesso alla 36enne di spostarsi in un altro stato e abortire legalmente. Inizialmente aveva programmato di andare in North Carolina, ma alla fine ha scelto una struttura sanitaria a Manhattan. “Tutto questo non è giusto nei miei confronti. E non dovrebbe succedere a nessun'altra donna" ha protestato la donna

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