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8 Maggio 2015
15:48

Elezioni GB, Cameron travolge gli avversari puntando su austerity e piena occupazione

Il risultato emerso dalle urne consegna il paese nelle mani dei conservatori. Dimissionari i leader di laburisti (Ed Miliband), LibDem (Clegg) e Ukip (Farage). Bene solo gli scozzesi dello Snp di Nicola Sturgeon.
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Il Regno Unito ha scelto nuovamente per la linea dell'austerity, della distanza crescente da Bruxelles e della linea dura verso l'immigrazione. Ma anche per quella della stabilità economica, della piena occupazione e del rafforzamento dei rapporti tra Londra e Washington. La vittoria senz'appello di David Cameron rappresenta non solo la chiara volontà dell'elettorato britannico di ridare fiducia, questa volta piena e senza tentennamenti, alla formazione conservatrice che punta sulla stabilità sia di governo che, soprattutto economica, al taglio della spesa sociale, ad una maggiore libertà d'azione per i ceti imprenditoriali – soprattutto della City –, ma anche ad una sorta di protezionismo sociale e finanziario. La geografia del voto descrive l'avanzata della destra moderata in quasi tutto il paese. Partendo da Sud verso Nord ed esclusa una parte del distretto londinese e il Galles, la macchia blu (colore identificativo dei conservatori) si estende incontrastata fino alla parte settentrionale del paese storicamente operaia e più vicina ai movimenti progressisti. La Scozia, invece, è completamente gialla (colore dello Snp) mostrando quanto forte sia stato l'impatto della formazione nazionalista sulla politica nazionale e quanto abbia sottratto, in termini elettorali, ai laburisti poiché quell'area del Regno era in precedenza di predominio rosso (ovvero laburista).

All'indomani, dunque, delle elezioni generali britanniche, ritenute le meno pronosticabili da tempo, il risultato è per molti sorprendente. Non per la vittoria dei Tory, comunque considerati in vantaggio, ma per i numeri della vittoria. I conservatori, conquistando 330 seggi nella Camera dei Comuni su un totale di 650, hanno ottenuto dopo 23 anni di astinenza la maggioranza assoluta nell'assemblea elettiva britannica spazzando letteralmente via i principali contendenti, i laburisti di Ed Miliband, fermatisi a soli 232 seggi perdendone 48. Ancora peggio è andata ai Liberal Democratici dell'ormai ex vice primo ministro Nick Clegg passati da 57 scranni ottenuti nel 2010 a soli 8. Male anche la formazione euroscettica, xenofoba e ultra conservatrice dell'Ukip passata da 2 ad un solo rappresentante in parlamento. L'unica performance positiva degna di nota in questo vero e proprio anno zero della politca dell'oltre manica è stato rappresentato dai progressisti e nazionalisti scozzesi dello Snp, forti di 56 rappresentanti nel Parlamento di Sua Maestà, quando nel precedente Parlamento ne contavano solo 6.

Ed Miliband
Ed Miliband

A stretto giro, dopo la conferma dei dati elettorali, sono fioccate le dimissioni dei tre leader di partito che hanno perso sonoramente la competizione. Ed Miliband, giovanissimo leader dei laburisti britannici, ha subito rassegnato le sue dimissioni da numero del partito, assumendosi tutte le responsabilità della sconfitta: “È giunto il momento che qualcun altro prenda le redini del partito laburista – ha affermato l'ex responsabile energetico del governo di Gordon Brown –. Mi assumo la totale responsabilità dei risultati negativi per il partito e sono profondamente dispiaciuto per quanto successo. Ora dovremo lavorare tutti insieme per ricostruire il partito”. Ancora peggio è andata a Nick Clegg, ex vice primo ministro e leader dal 2007 dei LibDem, che ha visto il suo partito vicino alla debacle totale. Per molto tempo verrà ricordata in negativo la prestazione del suo partito, avendo perso in cinque anni, ed essendo anche al governo, ben 47 rappresentanti. Un vero e proprio tonfo che ha pochi precedenti nella storia parlamentare britannica. “Sono semplicemente straziato dal risultato elettorale – ha affermato poche ore fa Clegg –. Mi aspettavo che questa tornata elettorale potesse essere particolarmente difficile per il mio partito, ma evidentemente i risultati delle urne sono stati incredibilmente più devastanti e crudeli di quanto avrei mai potuto pensare. Mi assumo la responsabilità piena per la sconfitta e sono consapevole che il nostro elettorato ci ha punito per aver appoggiato il governo di Cameron in questi ultimi cinque anni. Ma ero e sono convinto che quella fosse la scelta giusta per dare un contrappeso all'evidente crescita del nazionalismo e della chiusura del nostro paese. Io mi dimetto, ma non è il momento di lasciare che i valori liberali svaniscano in quest'ora buia”.

La leader del Snp Nicola Sturgeon
La leader del Snp Nicola Sturgeon

L'unica a festeggiare, dunque, è la leader scozzese Nicola Sturgeon premiata per i suoi sforzi pro Regno nel referendum dello scorso settembre, per la sua ferma opposizione alle politiche di taglio alla spesa sociale attuate dall'Esecutivo conservatore. Lo Snp, è bene chiarire, ha scalzato i laburisti e non i conservatori dal Parlamento andando ad riscuotere un vero e proprio plebiscito in Scozia.
La sorpresa del risultato elettorale britannico è stata tanta anche perché ancora alle prime luci dell'alba di questa mattina, quando i risultati definitivi dovevano ancora essere comunicati, alcune società di sondaggi davano una forbice di distanza molto minore tra conservatori e laburisti, facendo ipotizzare persino che Cameron non avesse i numeri, neanche con l'appoggio dei LibDem, di poter formare un governo di minoranza. I dati, invece, hanno mostrato come gli elettori britannici volessero un governo ancora più stabile e conservatore alla guida del paese per i prossimi cinque anni.

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