Dà un pugno allo squalo e lui le stacca il braccio: “È stato come lottare contro un dinosauro”
"Ho pensato che fosse finita, ma poi mi è venuta in mente mia figlia, non potevo permettere che crescesse senza una mamma". Questo pensiero ha dato a Leah Stewart la forza di lottare a mani nude contro uno squalo. Durante la lotta disperata ha perso il braccio sinistro, ma può comunque continuare a stringere la sua piccola e vederla crescere.
Tutto inizia a Coogee Beach, in Australia. È qui che lo scorso giugno, come era solita fare tutte le mattine, la 34enne Leah stava nuotando a circa 30 metri dalla riva, quando improvvisamente è avvenuta l'aggressione.
"Ho sentito una ragazza dietro di me… Un urlo acuto. Mi sono girata e dietro di lei c'era un'enorme, enorme pinna. Era gigantesca", ha detto ripercorrendo con la trasmissione 60 Minutes di Nine Network. Sono molte le specie che frequentano quel tratto di mare, ma secondo Leah non ci sono dubbi: si trattava di un grande squalo bianco.
"Ci siamo trovati faccia a faccia", ricorda descrivendone il muso: "aveva piccoli occhi neri e sporgenti, e i suoi denti e la sua bocca erano enormi". Quando se lo è trovato così vicino – meno di 30 centimetri – Leah ha temuto per la sua vita, così ha deciso di colpirlo. "Ho semplicemente lanciato il braccio sinistro e questo mi ha afferrato l'avambraccio strappando via la pelle, i muscoli, tutto". Dopo l'attacco la donna ha subìto l'amputazione del braccio sinistro, lo stesso con il quale aveva tirato il fendente.
A quel punto, lo squalo ha iniziato a trascinare la donna sott'acqua tenendole una gamba stretta tra le fauci. "Ho pensato ‘è finita, è così che morirò'". Il pensiero di sua figlia, però, le permette di trovare un filo per aggrapparsi alla vita, e vincere una battaglia impossibile.
Come si evince dal nome, il grande squalo bianco è uno dei pesci carnivori più grandi del mondo: può raggiungere i 7 metri di lunghezza e i 1.900kg di peso. Un vero colosso. Ma Leah, pur senza conoscere la biologia, ne ha toccato il punto debole: il muso. In questa zona si trovano infatti le ampolle di Lorenzini, piccoli elettrorecettori che in caso di eccessiva stimolazione possono portare lo squalo a immobilizzarsi.
"Gli ho sferrato un pugno davvero potente. È stato come prendere a pugni un muro di mattoni, o combattere contro un dinosauro. Ma mi ha lasciato andare".
Una volta in superficie Leah è stata soccorsa, e anche se si trovava in gravi condizioni, tanto da rendere necessaria l'amputazione del braccio sinistro, è sopravvissuta. "Non sono solo una ragazza che è stata aggredita sulla spiaggia… Sono la donna che ha dato un pugno in faccia allo squalo", ha detto.
Il racconto di Leah è terribile, ma in realtà i dati raccontano che sono gli squali a dover temere gli esseri umani, non il contrario. Le popolazioni continuano a diminuire in tutto il pianeta e circa il 30% delle specie è classificato come "in pericolo di estinzione" nella Lista Rossa IUCN.