Crisi Iran, la Iata avverte: l’aumento dei prezzi dei biglietti aerei “è inevitabile”

Con la guerra in Iran l'aumento dei prezzi dei biglietti aerei è “inevitabile”. A dirlo venerdì è stato il Direttore Generale dell'Associazione Internazionale del Trasporto Aereo (IATA), la principale associazione mondiale delle compagnie aeree, collegando il costo dei biglietti aerei al forte incremento del costo del carburante in seguito alla crisi in Medio Oriente.
Dal giorno degli attacchi di Usa e Israele contro l’Iran il prezzo del cherosene è raddoppiato, superando persino l'aumento del prezzo del petrolio, secondo quanto ha dichiarato in conferenza stampa Willie Walsh, Direttore Generale della Iata. Ha spiegato che le compagnie aeree avevano calcolato che il carburante avrebbe rappresentato il 26% delle loro spese, sulla base di un prezzo di 88 dollari al barile, giovedì poi ha raggiunto i 216 dollari. Secondo Walsh, le compagnie aeree non saranno in grado di assorbire questi costi se la situazione dovesse persistere e per questo l’aumento dei prezzi sarebbe “inevitabile”.
Alcune compagnie, in particolare negli Usa, si stanno già muovendo in questa direzione e anche in Europa c'è chi ha annunciato aumenti di prezzo per i voli a lungo raggio. Nelle scorse ore, intanto, la statunitense United Airlines ha fatto sapere che ridurrà il numero di voli a causa appunto dell'elevato aumento dei prezzi del carburante. Al momento il taglio riguarderà il 5% della capacità complessiva: “Pianifichiamo di ripristinare completamente i voli dal prossimo autunno", ha spiegato l'amministratore delegato Scott Kirby in un messaggio ai dipendenti, assicurando comunque che la compagnia dispone di un solido margine finanziario e che non ci saranno riduzioni negli investimenti.
Iata ha paragonato la portata di questa crisi a quella vissuta dopo l’11 settembre, quando il traffico aereo transatlantico crollò per mesi. Iata riunisce 360 compagnie aeree, 85% del traffico mondiale.