Crans-Montana, Moretti dice di non avere colpe per la strage di Capodanno: “Anche io sono una vittima”

"Non ho colpe, sulla sicurezza ho fatto tutto quello che dovevo fare". Quello di Jacques Moretti davanti a magistrati e avvocati in merito al rogo che la notte di Capodanno ha devastato il Constellation di Crans‑Montana, causando 40 morti e oltre cento feriti, è stato un lungo interrogatorio. Una linea difensiva netta, ribadita per quasi dieci ore, da parte del proprietario del locale svizzero. Da ormai oltre due settimane agli arresti, il 47enne di origini francesi ad un certo punto ha ceduto: "In carcere non mangio e non dormo, sono stanchissimo. Non me la sento di proseguire domattina", ha esclamato quando capisce che le domande non sono finite. I giudici hanno acconsentito alla richiesta e rinviato il seguito dell’interrogatorio a data da definire.
Oggi, in procura, toccherà alla moglie Jessica rispondere ai magistrati. I due sono accusati di omicidio colposo, lesioni personali colpose e incendio doloso colposo.
Nel corso dell’audizione Moretti ha comunque risposto a tutto, anche ai quesiti legati a ricostruzioni circolate sui media. Ma il punto centrale resta sempre lo stesso: per lui le responsabilità non sono personali. Sulla sicurezza, ha sostenuto, non c’erano segnali che potessero far prevedere una tragedia di quelle proporzioni. "Non potevo immaginare quello che è successo, tutti i controlli fatti erano andati bene", ha detto, facendo riferimento alle ispezioni comunali che negli anni avevano dato esito positivo, pur con prescrizioni considerate minori. È soprattutto al Comune che attribuisce il mancato obbligo di adottare misure più stringenti.
Quando gli inquirenti sono entrati nel merito dell’origine dell’incendio, Moretti ha preso le distanze dalle pratiche adottate nel locale. Le bottiglie di champagne con candele scintillanti portate in sala non sarebbero state una sua iniziativa. "Era una cosa che faceva lo staff, non l’ho mai deciso io, ma non l’ho nemmeno vietato", spiega. Una versione già emersa nel primo interrogatorio della moglie e che, per gli inquirenti, è tutt’altro che marginale: l’ipotesi principale è che il rogo sia partito proprio dalle scintille entrate in contatto con i pannelli fonoassorbenti del soffitto.
Anche su quei pannelli Moretti ha respinto ogni addebito: li avrebbe acquistati senza essere informato della loro infiammabilità e di aver chiarito al fornitore che sarebbero stati installati in un locale aperto al pubblico. "Nessuno mi ha mai detto che fossero pericolosi", ha sostenuto, aggiungendo che durante i controlli effettuati fino al 2019 nessuno aveva sollevato obiezioni.
Alle contestazioni più specifiche ha replicato seguendo la stessa linea. La sedia che avrebbe ostruito un’uscita? "L’ha messa un cliente il giorno prima". La porta al piano terra trovata chiusa a chiave? "Era chiusa, sì, ma non so perché. E comunque non era un’uscita di sicurezza, ma una porta di servizio". Ogni elemento critico è stato così ricondotto a decisioni o comportamenti di terzi.
C’è però una frase che ha fatto reagire con fastidio gli avvocati delle famiglie delle vittime. Moretti sarebbe arrivato a dire: "Anche noi siamo vittime di quello che è successo". Pur precisando che non si tratta di una sofferenza paragonabile a quella dei morti e dei feriti, ha ribadito che anche lui e la sua famiglia stanno vivendo un dolore profondo.

Accanto al capitolo sulla sicurezza del locale, nell’inchiesta emerge anche un altro fronte delicato: il rischio di una possibile fuga all’estero. Il tema viene sollevato da una lettera inviata alla Procura del Canton Vallese dall’avvocata di parte civile Nina Fournier, citata dal quotidiano tedesco Bild. Nel documento si fa riferimento a presunti contatti che Jacques e Jessica Moretti avrebbero avuto, dopo la strage, con un’agenzia di jet privati, valutando l’ipotesi di lasciare la Svizzera. È anche su questo presupposto che Jacques Moretti si trova in custodia cautelare, mentre la legale ha chiesto verifiche per chiarire quale compagnia aerea sarebbe stata eventualmente contattata.
Moretti ha sempre respinto questa ricostruzione. Davanti al giudice del Tribunale delle misure coercitive di Sion, Christian Roten, durante l’interrogatorio di garanzia successivo all’arresto, aveva dichiarato: "Non ho mai pensato di fuggire, non mi ha neppure sfiorato l’idea. La mia famiglia e i miei amici sono qui, la mia vita è qui".
La difesa è ora in attesa di una decisione sulla richiesta di scarcerazione su cauzione, fissata a 200 mila franchi. Secondo quanto riferiscono alcuni legali, la somma sarebbe già stata depositata e il tribunale potrebbe pronunciarsi a breve.
Mentre si prepara il secondo giorno di interrogatori, la procura sta valutando anche una ricostruzione virtuale dell’incendio per capire meglio come si sono sviluppate le fiamme. Parallelamente proseguono gli accertamenti patrimoniali: dai documenti emerge che sul conto della coppia, presso Ubs, il 31 dicembre c’erano poco meno di 500 franchi svizzeri, a fronte di due ipoteche sulla loro abitazione per oltre 1,3 milioni..