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Guerra in Ucraina

Cosa può accadere adesso, dopo l’invasione russa dell’Ucraina

L’invasione russa dell’Ucraina complica enormemente il quadro geopolitico internazionale. Bisogna ora chiedersi quali saranno i possibili sviluppi di una crisi di questa portata.
A cura di Fulvio Scaglione
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Quel che pareva inimmaginabile è successo. Anzi, sta succedendo sotto i nostri occhi: la Russia ha invaso l’Ucraina, facendosi precedere da un’ondata di bombardamenti che ha investito tutto il Paese, nell’intento di annichilire il potenziale difensivo del Paese prima dei combattimenti via terra. Avevamo detto e scritto, anche qui, che l’esibizione muscolare delle forze armate russe, da mesi impegnate in esercitazioni per aria, terra e mare, sarebbe rimasta appunto un’esibizione, che non si sarebbe arrivati a tanto. E lo sostenevamo, insieme con tanti altri osservatori di ogni Paese, perché questa spedizione militare non ha nulla di razionale, è una pura e semplice follia. Non appartiene, tra l’altro, alla personalità di un Vladimir Putin che da vent’anni conosciamo come un leader cinico ma freddo, pronto a usare lo strumento militare (come in Cecenia all’inizio della sua carriera politica, in Georgia nel 2008, nella stessa Ucraina nel 2014, in Siria nel 2015) ma non a lanciarsi, e a lanciare la Russia, l’Europa e il mondo, in un’avventura dagli esiti imprevedibili e comunque drammatici.

Ci sbagliavamo. Il Putin che abbiamo visto negli ultimi giorni, che ha riconosciuto le Repubbliche filorusse del Donbass e ha infine dato l’ordine di avanzare, è un leader non più duro ma aggressivo, non più lucido ma rabbioso. Non il solito giocatore di scacchi ma un energumeno che agita la mazza di fronte. “Se qualcuno pensasse di interferire dall’esterno”, ha detto, “sappia che la nostra reazione sarebbe immediata, qualcosa che il mondo non ha mai sperimentato”. Un’allucinazione. Non a caso, nei giorni scorsi, nei momenti salienti dell’escalation politica sfociata in questa invasione, Putin ha voluto accanto a sé l’intero Consiglio di Sicurezza, come dire: adesso la faccia la mettete anche voi. E quando il capo dei servizi segreti esteri Sergey Naryshkin, fedelissimo del Presidente e a sua volta non certo una mammoletta, ha provato a suggerire soluzioni più moderate, Putin lo ha umiliato costringendolo a cambiare parere in diretta Tv, con toni decisamente minacciosi. Tutto questo fa pensare che in Russia, al vertice del potere, i pareri siano tutt’altro che unanimi.

Cosa accadrà adesso tra Russia e Ucraina

Bisogna ora chiedersi quali saranno i possibili sviluppi. Cominciamo dalla parte russa. Putin non può pensare di occupare per intero l’Ucraina, un Paese vasto due volte l’Italia. La Russia, al di là della volontà politica, non ne avrebbe comunque la forza. Potrebbe però pensare di ridurla ai minimi termini sottraendole altro territorio, ovvero espandendo il Donbass già di fatto annesso: a Sud fino al porto ucraino di Mariupol’ o addirittura fino alla Crimea già riannessa fin dal 2014, tagliando così l’Ucraina fuori dai collegamenti sul Mare di Azov e limitandola fortemente sul Mar Nero; a Nord fino alla città di Kharkiv, un grande centro industriale con una porzione consistente di popolazione russofona e (forse) russofila. In altre parole, quel che rimarrebbe dell’Ucraina sarebbe annientato dal punto di vista militare ed economico, ridotto alla funzione di cuscinetto tra la Russia e l’Occidente.

Ma è difficile, ormai, entrare nella testa di un leader che, ripetiamolo, ha di fatto deciso di entrare in conflitto con l’intero Occidente. E qui sta l’altro corno della questione: che cosa faremo noi, gli europei e gli americani, di fronte al colpo di mano del Cremlino? Intanto pare certo che non vi sarà alcun coinvolgimento militare diretto. Il mantra di queste settimane è stato: difendere ogni centimetro del territorio Nato. L’Ucraina non è nella Nato, quindi…

Allora le sanzioni. Ci sono già, altre arriveranno e saranno, prevedibilmente, sempre più pesanti. Si cercherà di tagliare fuori la Russia dalle relazioni politiche ed economiche internazionali, per danneggiarla il più possibile. È una strategia già vista e che, in altri casi, non ha prodotto i risultati sperati: Cuba, l’Iran, la stessa Russia hanno subito decenni di sanzioni, senza che il loro corso politico cambiasse in misura significativa. In qualche caso le popolazioni hanno sentito il peso dello stigma internazionale, ma le élite sono rimaste al potere. Molto però dipende dall’evoluzione degli scontri militari. I comandi russi lanciano appelli alla resa delle truppe ucraine, parlando di operazioni destinate a concludersi in breve. Ma se non fosse così? Se la Russia tentasse di controllare per intero l’Ucraina, potrebbe trovarsi impantanata in una specie di Vietnam europeo, con decine di Paesi pronti a finanziare e armare un eventuale movimento di resistenza nazionale che prevedibilmente sorgerebbe nel Paese occupato. E poco cambierebbe se all’attacco sopravvivesse, come sembra probabile, un’Ucraina magari dimezzata ma ancora indipendente. Ci sarebbe un confine che non sarebbe molto diverso dalla linea di contatto che per anni, nel Donbass, ha visto attacchi, contrattacchi, sparatorie, bombardamenti di civili, avanzate e ritirate. Quasi sicuramente arriverebbero in Ucraina volontari della diaspora nazionale ma anche volontari (e mercenari) da altri Paesi. E a quel punto l’ingresso dell’Ucraina nella Nato sarebbe certo.

Ci sono poi le cose che potrebbero succedere dentro la Russia, a prescindere dall’Occidente. Il Paese non attraversa certo una fase felice. È stabile finanziariamente (le sue riserve in valuta sono di 670 miliardi di dollari) ma attraversa una stagnazione economica che, complice la pandemia, ha visto crescere l’inflazione (oltre il 10% a fine 2021) e, con essa, il costo della vita: più 10-12% per i generi alimentari di base, più 25% circa per le automobili e gli affitti nelle grandi città. Tutti i sondaggi più credibili, negli ultimi tempi, hanno detto che i russi sono largamente favorevoli al riconoscimento delle Repubbliche del Donbass (73% di sì nella più recente rilevazione) ma anche nettamente contrari a qualunque ipotesi di guerra, soprattutto con un popolo che sentono parente come quello ucraino. E il vertice del potere russo, sia nel suo lato politico (ne abbiamo detto prima) sia in quello economico-finanziario (che sarà il più toccato dalle sanzioni occidentali), non pare compatto dietro Vladimir Putin. In altre parole, questa spedizione militare potrebbe provocare profondi sommovimenti negli assetti che reggono la Russia da tanti anni, se non addirittura la fine politica di Vladimir Putin.

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