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17 Maggio 2022
16:56

Congedo mestruale per donne con ciclo “doloroso”: primo sì della Spagna

Congedi per mestruazioni dolorose alle donne: primo storico via libera in Spagna dal Consiglio dei ministri. La ministra Irene Montero: “È finito il tempo di andare a lavoro imbottite di pillole”.
A cura di Annalisa Cangemi
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La Spagna fa da apripista in Europa sui diritti delle donne. È arrivato il primo via libera dal Consiglio dei ministri al progetto di legge sui diritti "sessuali e riproduttivi" delle donne, che include i congedi per mestruazioni "dolorose" e "invalidanti" interamente coperti dallo Stato – almeno tre giorni di permesso al mese per i dolori mestruali – oltre a prevedere l'educazione sessuale obbligatoria a scuola, fin dalla prima infanzia. Dopo giorni di dibattito, la conferma ufficiale è arrivata durante la conferenza stampa dalla ministra delle Pari Opportunità, Irene Montero (Podemos).

"È finito il tempo di andare a lavoro imbottite di pillole e dover nascondere che nei giorni del ciclo patiamo un dolore che ci impedisce di lavorare", ha detto. "Siamo il primo Paese d'Europa a regolamentare permessi speciali temporanei per mestruazioni dolorose pagati interamente dallo Stato", ha aggiunto, "la condizione (per accedervi) è che esista un dolore invalidante legato al ciclo, che in molti casi è associato ad altre patologie". Montero ha spiegato inoltre che per accedere a questi permessi non sarà necessario aver versato in precedenza contributi alla previdenza sociale. "Avanziamo in femminismo. Le donne devono poter decidere liberamente sulle loro vite", ha scritto su Twitter il premier, Pedro Sanchez.

I congedi per mestruazioni dolorose, ha aggiunto la ministra delle Pari Opportunità, sono inseriti in un progetto di legge più ampio sui diritti delle donne, che comprende anche quello all'aborto. Nel testo sono infatti comprese misure come l'eliminazione dell'obbligo di permesso dei genitori per avere accesso all'aborto nel caso delle ragazze di 16 e 17 anni, introdotto in precedenza dal centrodestra, la garanzia che ogni richiedente possa trovare sanitari disponibili a praticare l'aborto nel centro sanitario pubblico "più vicino" a dove vive, pur mantenendo la "compatibilità" con l'obiezione di coscienza, e l'eliminazione di un "periodo di riflessione" obbligatorio da tre giorni.

La norma include anche provvedimenti come la messa a disposizione gratuita di pillole del giorno dopo nelle ASL, l'estensione dell'educazione sessuale obbligatoria in tutte le tappe dell'istruzione, "a partire dalla prima infanzia" e la proibizione delle pubblicità da parte di agenzie d'intermediazione per la maternità surrogata (una pratica proibita in Spagna). Per il testo si prevede ora un secondo passaggio in Consiglio dei Ministri e poi inizierà il vero e proprio iter parlamentare attraverso un procedimento d'urgenza.

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