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26 Settembre 2022
19:19

Con un referendum Cuba dice sì dice a matrimoni e adozioni omosessuali

Cuba legalizza i matrimoni e le adozioni omosessuali. Ha infatti vinto il sì al referendum fortemente sostenuto dal presidente Miguel Díaz-Canel.
A cura di Chiara Ammendola
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Con un referendum Cuba ha detto sì al nuovo Codice della Famiglia che introduce nel Paese, tra le varie cose, matrimonio e adozioni omosessuali oltre alla maternità surrogata. A esprimere voto favorevole è stato il 67% della popolazione. L'annuncio arriva dal presidente del Consiglio elettorale nazionale (Cen), Alina Balseiro.

Il risultato delle votazioni non è ancora definitivo ma i dati raccolti finora, secondo Balseiro, sono sufficienti a ritenere il risultato definitivo. Si tratta di una decisione storica per Cuba dove l'omosessualità è stata "legalizzata" solo nel 1979: negli anni Sessanta i gay furono emarginati e internati in campi di lavoro forzato, definiti di “rieducazione”. Il dato degli astenuti, cosa capitata raramente in passato per altri referendum, è stato di circa il 26%. Il “Codice delle famiglie” è considerato una delle leggi più moderne e garantiste al mondo sul tema: all'interno del pacchetto ci sono altre misure che riguardano la tutela dei diritti dei minori, la responsabilità genitoriale e la violenza di genere, oltre alla legalizzazione dei matrimoni tra omosessuali e l'adozione.

Il voto del presidente Miguel Díaz–Canel
Il voto del presidente Miguel Díaz–Canel

Si tratta di un referendum che è stato fortemente richiesto dagli attivisti per i diritti della comunità LGBTQ+ e che ha trovato maggiore concretezza dopo l’elezione nel 2018 del presidente Miguel Díaz-Canel, che si era da subito detto apertamente favorevole ai matrimoni gay. Lo stesso presidente è stato accusato di voler sfruttare le riforme per migliorare l’immagine del suo governo, dopo che negli ultimi anni aveva cercato di reprimere il dissenso con la forza in più occasioni: Cuba sta affrontando una grave crisi economica ed energetica delle cui responsabilità molti incolpano il governo e le sue scelte.

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