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Opinioni
9 Gennaio 2016
14:17

Colonia, “le nostre donne” e le trappole della destra

“Le nostre donne” . Così la destra chiama le donne italiane e europee. Ma nostre di chi? Non c’è affatto uno scontro di civiltà, in queste ore c’è solo da sanare un equivoco globale: le donne non appartengono a nessuno.
A cura di Sabina Ambrogi
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Hanno spiazzato tutti quei branchi di molestatori e violentatori, diremmo meglio, predatori che hanno soddisfatto il loro unico istinto su delle donne a Colonia e poi anche ad Amburgo, Salisburgo, Zurigo. Una vera e propria chiamata organizzata anche tramite i social. Heiko Maas, ministro della giustizia ha parlato di una “dimensione completamente nuova per la criminalità organizzata”, fino a quel momento sconosciuta. O meglio sconosciuta in quel modo. Per citare le Nazione Unite infatti: 

Si stima che il 35 per cento delle donne in tutto il mondo abbia subìto violenze fisiche e/o sessuali commesse dal compagno o violenze sessuali compiute da una persona diversa dal partner. Tuttavia, alcune ricerche su base nazionale dimostrano che in Germania almeno il 70 per cento delle donne nel corso della vita ha subìto violenza fisica e/o sessuale da parte del partner.

E questo anche è un dato. Tuttavia, sembra confermato, si è trattato soprattutto di nord africani e alcuni “colleghi” occidentali. E la questione anziché sollevare un grande dibattito sui diritti delle donne, sul corpo, e sulla religione ha preso tutto un altro aspetto e si inserisce in un solo solco pericoloso e scomodo, come testimoniano i due tipi di manifestazioni a Colonia oggi.

Due sono state le trappole in cui si è caduti e si sta cadendo: quella della paura della destra xenofoba, e quella del falso e strumentale “femminismo” di destra. Sminuire l'avvenimento come sembra abbiamo fatto i media tedeschi (la notizia è uscita in modo strano, e rallentato) è stato sbagliato tanto come puntare solo sul pericolo immigrazione.

In questa prima trappola – che si porta dietro anche la seconda  è caduta tutta la non irrilevante quantità di donne del Pd e M5 stelle che ha reagito in modo tiepido o per niente. Il che la dice anche lunga sul livello di sottomissione al capo e al partito. Aver paura che tutta la destra strumentalizzi, come sta facendo, appena il reato è compiuto da un immigrato è una trappola politica e della comunicazione in cui non si deve cadere. Nessuno è, né deve, essere a favore dei reati di nessuno. Questo è evidente. Ma nel caso di Colonia si sovrappone non solo l' “immigrato” come causa dei mali del mondo, ma anche la questione delle donne e dei loro diritti. Il che rende la notizia un grande e succulento viatico per il marketing tv, dove è invitato chi dice oscenità a discapito di chi la spiega meglio, e con più competenze. La sostanza del messaggio sarebbe dunque che i musulmani disprezzano le donne, le segregano e ritengono di poter fare ciò che credono del loro corpo. Ritengono invece di dover difendere le loro sorelle, mamme fidanzate e mogli con le quali semmai, gli abusi, si consumano nelle quattro mura.

Ricorda niente questa tipologia di uomo che intende la donna “roba propria”? Chi si occupa da sempre di questioni riguardanti donne potere e diritti, dati relativi alla violenza, le ragioni di queste, le ragioni culturali e sottoculturali, le femministe stesse delle associazioni militanti, quelle che cercano di far capire la questione nei media è stato travolto in questi giorni dalla nauseante esplosione del “femminismo” a destra. Proprio loro, quelli i cui giornali si nutrono di notizie sessiste e di parole di cento anni fa. Quelli che chiamano ancora “delitto passionale” un femminicidio e deridono le battaglie sui nomi delle professioni al famminile. Quelli che non sopportano che una presidente sia chiamata “la presidente”. Quelli che scrivono che l'educazione sessuale nelle scuole si chiama “educazione alla masturbazione”. Quelli i cui direttori erano tutti i giorni in tv a parlare della libertà di Berlsuconi di comprare corpi di donne, minori comprese, ad uso personale. Quelli a favore dell'aborto clandestino, e a favore dell'obiezione di coscienza, quelli che non sopportano le donne in politica a meno che non servano il capo e che si accaniscono con ferocia inaudita contro qualsiasi presa di potere dello spazio pubblico da parte delle donne (basta leggere cosa scrivono di sessista contro Boldrini o Kyenge). Quelli che chiamano da “femministe bacchettone” o "vetero femministe" qualsiasi forma di reazione a tutto questo. Sono quelli, appunto, che hanno reso monetizzabile e salottiera l'instancabile attività predatoria sulle donne e sulle loro libertà. E si avvalgono anche di “vallette” e blogger che a loro volta si accaniscono contro altre donne che si impegnano in queste battaglie, pur di normalizzare ogni ribellione, e "buttarla in caciara". Ecco queste persone, tramite i loro giornali, e tramite lo spazio che viene ampiamente concesso in tv, in questi giorni, stanno straparlando senza freni esattamente come un predatore di Colonia agisce. Il tutto in un paese in cui si uccide una donna al giorno, ma per questioni puramente predatorie e maschiliste. Queste persone qui, chiamano le donne europee “le nostre donne”. Il culmine è stato toccato (si va sempre sul sicuro) da Sallusti in un programma sulla Sette che si è così espresso: “Le nostre donne sono la cosa più importante che abbiamo”. La cosa. Nostra.

Il blogger Emanuele Ricucci su il Giornale scrive anche peggio:

Calano – gentilmente oggigiorno – i barbari, si ammosciano gli attributi”.

E' dunque una questione di attributi. Il giovanissimo e mai rottamato e impossibile da rottamare Bruno Vespa, quello che ha confezionato migliaia di puntate su corpi femminili e deliranti talk show su scollature, chirurgia estetica, lato b e politica, lui proprio, ha twittato così per annunciare la sua puntata: “Le nostre donne devono temere le bande di immigrati? Dopo gli abusi in Germania se ne parla a Porta a Porta”. Finché le donne saranno di qualcuno, appunto, non c'è nessuno scontro di civiltà. C'è semmai la conferma dell'assenza totale di questa.

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Autrice televisiva, saggista, traduttrice. In Italia, oltre a Fanpage.it, collabora con Espresso.it. e Micromega.it. In Francia, per il portale francese Rue89.com e TV5 Monde. Esperta di media, comunicazione politica e rappresentazione di genere all'interno dei media, è stata consigliera di comunicazione di Emma Bonino quando era ministra delle politiche comunitarie. In particolare, per Red Tv ha ideato, scritto e condotto “Women in Red” 13 puntate sulle donne nei media. Per Donzelli editore ha pubblicato il saggio “Mamma” e per Rizzoli ha curato le voci della canzone napoletana per Il Grande Dizionario della canzone italiana. E' una delle autrici del programma tv "Splendor suoni e visioni" su Iris- Mediaset.
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