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Il caso Epstein

Clinton alla Commissione su Epstein: “Non ho fatto nulla di sbagliato, non avevo idea dei suoi crimini”

Davanti alla Commissione di vigilanza della Camera, Bill Clinton nega di aver mai saputo dei crimini di Jeffrey Epstein: “Se lo avessi saputo lo avrei denunciato io stesso”. Poi difende la moglie Hillary: “Non aveva nulla a che fare con lui”.
A cura di Francesca Moriero
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Davanti alla House Oversight and Government Reform Committee, l'ex presidente Bill Clinton apre la sua deposizione con un richiamo solenne: "L'America è stata costruita sull'idea che nessuno sia al di sopra della legge, nemmeno i presidenti soprattutto i presidenti". Poi spiega di essere lì per due ragioni: "La prima è che amo il mio Paese". La seconda riguarda le vittime di Jeffrey Epstein: "Le ragazze e le donne le cui vite Jeffrey Epstein ha distrutto meritano non solo giustizia, ma anche di guarire. Hanno aspettato troppo a lungo entrambe le cose". Pur ribadendo che la sua "breve conoscenza" con Epstein si concluse anni prima che i crimini emergessero, afferma di voler offrire "quel poco che so perché qualcosa del genere non accada mai più".

"Non ho visto nulla e non ho fatto nulla di sbagliato"

Il cuore della dichiarazione è una negazione netta: "Non avevo alcuna idea dei crimini che Epstein stava commettendo". E ancora: "Non importa quante foto mi mostriate, ho due cose che alla fine contano più della vostra interpretazione di quelle immagini di vent'anni fa: so quello che ho visto e, cosa ancora più importante, quello che non ho visto. So quello che ho fatto e, cosa ancora più importante, quello che non ho fatto". La frase che sintetizza la sua linea difensiva è lapidaria: "Non ho visto nulla e non ho fatto nulla di sbagliato".

Clinton richiama anche la propria storia personale: "Essendo cresciuto in una casa con abusi domestici, non solo non sarei salito sul suo aereo se avessi avuto anche solo il minimo sospetto di ciò che stava facendo, ma lo avrei denunciato io stesso e avrei guidato la richiesta di giustizia per i suoi crimini, non accordi di favore". E aggiunge: "Anche col senno di poi, non ho visto nulla che mi desse motivo di dubitare".

Non manca poi un passaggio polemico sulla convocazione di Hillary Clinton: "Avete fatto venire Hillary. Non aveva nulla a che fare con Jeffrey Epstein. Nulla. Non ricorda nemmeno di averlo incontrato. Non ha viaggiato con lui né visitato alcuna delle sue proprietà. Che abbiate convocato dieci persone o diecimila, includere lei è stato semplicemente un errore".

"Non dirò qualcosa di cui non sono sicuro"

L'ex presidente avverte poi i commissari che sentiranno spesso una risposta: "Non ricordo". "Potrebbe essere insoddisfacente", ammette, "ma non dirò qualcosa di cui non sono sicuro. Sono vincolato dal mio giuramento a non fare supposizioni né a tirare a indovinare". La chiusura è affidata a una punta di ironia: "Poiché sono sotto giuramento, non dirò falsamente che non vedo l'ora di ascoltare le vostre domande. Ma sono pronto a rispondere al meglio delle mie capacità, in linea con i fatti così come li conosco: quelli legittimi, quelli logici e perfino quelli stravaganti".

Una deposizione che si muove su un crinale sottile: riaffermare la distanza dai crimini di Epstein, difendere la propria reputazione e insieme richiamare il principio, evocato già volte, che nessuno, "soprattutto i presidenti", è al di sopra della legge.

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