video suggerito
video suggerito

Chi era Renee Nicole Good, la donna uccisa a Minneapolis nel video della sparatoria dell’ICE

Renee Nicole Good, poetessa 37enne, madre di tre figli, è la donna uccisa a Minneapolis da un agente dell’ICE. Un filmato mostra il momento in cui l’agente spara contro la sua auto mentre tenta di allontanarsi. Le immagini smentiscono la versione della legittima difesa. Il sindaco: “Uso sconsiderato della forza”. Proteste in diverse città USA.
A cura di Biagio Chiariello
1.296 CONDIVISIONI

Immagine

Renee Nicole Good aveva 37 anni ed è la donna che si vede morire in un video di poco più di trenta secondi girato a Minneapolis. Le immagini mostrano il momento in cui un agente dell’Immigration and Customs Enforcement spara contro la sua auto, mentre lei, al volante di un SUV, tenta di allontanarsi da una strada innevata nel sud della città. Il filmato, registrato da una testimone, è diventato virale in poche ore ed è oggi al centro delle polemiche sull’operazione federale durante la quale Good è stata uccisa.

La scena dell'uccisione a Minneapolis ripresa in un video

Nel video l’auto si ferma di traverso, bloccando per un istante il passaggio a uno dei mezzi dell’ICE impegnati in un’operazione di controllo. Un veicolo riesce a superare l’ostacolo, un altro si arresta. Due agenti scendono, uno si avvicina alla portiera lato guida e prova ad aprirla. Good accenna una breve retromarcia, poi tenta di ripartire. Davanti a lei compare un terzo agente che, a distanza ravvicinata, apre il fuoco. Tre colpi. Il SUV avanza per pochi metri e si schianta contro un palo, in mezzo a fumo e neve. La voce di chi sta riprendendo continua a urlare, senza smettere di filmare.

Secondo la versione dell’ICE e del Dipartimento per la sicurezza interna, l’agente avrebbe sparato per legittima difesa dopo che la donna avrebbe “trasformato il veicolo in un’arma”, tentando di investire un federale durante un’operazione ostacolata da un gruppo di manifestanti. La segretaria alla Sicurezza interna Kristi Noem ha parlato di un’azione necessaria per salvare la vita dell’agente, poi trasportato in ospedale e dimesso. L’amministrazione Trump ha rilanciato questa ricostruzione, definendo Good una persona violenta e turbolenta.

Ma il video, che resta al momento l’unica documentazione pubblica dell’accaduto, mostra una scena diversa. Non si vede alcun agente travolto, né un impatto. Si vede un’auto che tenta di allontanarsi e un agente che spara a distanza di pochi passi. Anche per questo le immagini hanno messo in difficoltà la narrazione ufficiale.

Il sindaco di Minneapolis, Jacob Frey, dopo aver visionato il filmato, ha respinto senza mezzi termini la tesi dell’autodifesa, definendola “una puttanata” e parlando di un uso sconsiderato della forza. Il capo della polizia Brian O’Hara ha chiarito che Renee Nicole Good non era oggetto di alcuna attività di controllo da parte delle forze dell’ordine. L’agente che ha sparato non è stato identificato pubblicamente e al momento della sparatoria nessuno dei federali coinvolti indossava una bodycam. L’ICE ha avviato l’introduzione delle telecamere sul corpo in diverse operazioni sul territorio nazionale, ma la squadra impegnata a Minneapolis non ne era dotata.

Chi era Renee Nicole Good

Renee Nicole Good era una poetessa, cittadina statunitense e viveva nelle Twin Cities. Laureata in letteratura inglese presso la Facoltà di Arti e Lettere della Old Dominion University, in Virginia, nel dicembre 2020, aveva tre figli piccoli. In passato era stata sposata con Timmy Ray Macklin Jr., comico, morto nel 2023 all’età di 36 anni. Reene si era poi trasferita a Minneapolis con un nuovo partner di cui non è stato reso noto il nome.

La madre, Donna Ganger, ha respinto con forza la descrizione della figlia come una “violenta rivoltosa”. “Era una delle persone più gentili che abbia mai conosciuto. Estremamente compassionevole”, ha detto al Minnesota Star Tribune. “Si è presa cura degli altri per tutta la vita. Era amorevole, comprensiva, affettuosa”. Ganger ha aggiunto che Renee non stava partecipando agli scontri con l’ICE e che probabilmente era terrorizzata in quei momenti. Anche la deputata democratica Leigh Finke l’ha ricordata come “una donna queer, un membro amato e celebrato della comunità”.

Mercoledì sera, all’incrocio tra la 34th Street e Portland Avenue, centinaia di persone si sono riunite per una veglia spontanea nel punto esatto in cui Good è stata uccisa. Rose bianche adagiate sulla neve, candele accese, cartelli con la scritta “Say Her Name”. Residenti del quartiere, attivisti e membri della comunità si sono stretti in silenzio a pochi isolati da dove la donna viveva. “Non era una riottosa, era una vicina di casa che si prendeva cura degli altri”, ha detto Jaylani Hussein del CAIR-MN, sottolineando che Good si trovava lì per osservare l’operazione federale e tutelare i suoi vicini.

Video thumbnail

Il caso 5 anni dopo la morte di George Floyd, proteste negli USA

Il caso ha acceso una reazione politica immediata. I membri del consiglio comunale di Minneapolis hanno chiesto all’ICE di lasciare la città, accusando le autorità federali di aver portato caos e violenza. La deputata Ilhan Omar ha parlato di violenza di Stato, mentre Alexandria Ocasio-Cortez ha definito l’uccisione di Good un omicidio che deve essere perseguito. Dall’altra parte, i vertici repubblicani e il vicepresidente JD Vance hanno ribadito il loro sostegno agli agenti federali, nonostante le critiche e la diffusione del video.

Centinaia di persone si sono radunate sul luogo della sparatoria, all’incrocio tra la 34th Street e Portland Avenue. La protesta, finora pacifica, ha visto manifestanti con cartelli contro l’ICE, alcuni sventolare bandiere messicane o indossare la kefiah. Pochi isolati più a nord, alcune auto e barricate improvvisate hanno temporaneamente bloccato la strada principale. L’ondata di mobilitazione si è estesa anche a New York, dove alcune centinaia di persone si sono radunate davanti all’ufficio dell’ICE a Manhattan.

Cinque anni dopo la morte di George Floyd, ucciso a pochi chilometri di distanza durante un arresto, Minneapolis si ritrova ancora una volta davanti a immagini che dividono il Paese. Un altro video, un’altra persona morta, versioni opposte della stessa storia. E una città che, di nuovo, si interroga su dove finisca l’applicazione della legge e dove cominci qualcosa di diverso.

1.296 CONDIVISIONI
autopromo immagine
Più che un giornale
Il media che racconta il tempo in cui viviamo con occhi moderni
api url views