Caso Epstein, dalle dimissioni dell’ex ministro britannico Mandelson alle convocazioni dei Clinton: cosa è successo

A distanza di anni dalla morte di Jeffrey Epstein, il suo nome continua a produrre onde d'urto che attraversano l'Atlantico e colpiscono direttamente i vertici del potere politico occidentale. Le nuove rivelazioni contenute nei cosiddetti file Epstein hanno riaperto ferite mai rimarginate, trasformando vecchi rapporti, mail e frequentazioni in un problema politico di primo piano.
Nel Regno Unito, il caso ha portato alle dimissioni di uno dei personaggi più influenti del laburismo britannico. Negli Stati Uniti, nel frattempo, ha costretto due figure simbolo dell'establishment democratico ad accettare una convocazione del Congresso. Due storie apparentemente diverse, ma unite dallo stesso filo: il peso politico di relazioni mai chiarite con un finanziere morto in carcere nel lontano 2019, accusato di aver organizzato per anni e anni un sistema di sfruttamento sessuale di minorenni, protetto da una rete di silenzi e complicità.
Perché Mandelson lascia la Camera dei Lord
Peter Mandelson, ex ambasciatore britannico negli Stati Uniti, non sarà più membro della Camera dei Lord. L'annuncio ufficiale delle dimissioni è arrivato all'inizio dei lavori dell'assemblea ed è stato comunicato dal nuovo speaker Michael Bruce Forsyth. La decisione segna così l'uscita di scena di uno dei volti più noti del New Labour, già ministro, commissario europeo e figura chiave nei governi britannici degli ultimi decenni. Ma perché questa decisione? Il passo indietro è arrivato proprio dopo che il suo nome è comparso nei file Epstein, con la conferma di rapporti diretti con il finanziere statunitense. Al centro delle accuse non ci sarebbe solo una frequentazione personale, ma anche il sospetto che l'ex ministro abbia condiviso con Epstein informazioni governative sensibili durante il suo incarico istituzionale.
Le pressioni di Downing Street e l'indagine penale
Secondo quanto riportato dai media britannici, la scelta di dimettersi sarebbe maturata anche a seguito di alcune pressioni esercitate da Downing Street. Il governo aveva infatti trasmesso alla polizia un dossier relativo alla gestione di documenti riservati da parte di Mandelson nel periodo in cui ricopriva incarichi di primo piano, in particolare come ministro delle Imprese e quando era figura di riferimento dell'esecutivo guidato da Gordon Brown. Le email finite sotto esame risalirebbero proprio a quegli anni lì. Scotland Yard ha così avviato un'indagine penale, per chiarire se vi siano state violazioni delle norme sulla sicurezza delle informazioni. Ma la notizia della sua amicizia con il finanziere non sarebbe cosa nuova. Già lo scorso settembre, quando Mandelson era ambasciatore britannico negli Usa, infatti, i suoi presunti legami con Epstein avevano già portato alla rimozione dal suo incarico.
L'intervento di Starmer
In questo contesto, il primo ministro Keir Starmer ha deciso di muoversi rapidamente. Già in questi giorni aveva avviato un iter d'urgenza per una legge ad hoc che avrebbe consentito la rimozione forzata di Mandelson dalla Camera dei Lord, qualora l'ex ministro non avesse lasciato spontaneamente l'incarico. A Downing Street la vicenda viene vissuta con grande preoccupazione: da ciò che filtra Starmer si sarebbe detto sconvolto dalla diffusione di messaggi contenenti informazioni altamente sensibili e avrebbe sottolineato il rischio di un'ulteriore perdita di fiducia dell'opinione pubblica nei confronti della politica. Un caso che, nelle intenzioni del premier, doveva essere chiuso senza grandi tentennamenti.
Negli Stati Uniti, i Clinton davanti al Congresso
Oltre oceano, intanto, lo scandalo Epstein ha riportato sotto i riflettori anche Bill e Hillary Clinton. Dopo settimane di tensione con la maggioranza repubblicana della Camera, l'ex presidente e l'ex segretaria di Stato hanno infatti accettato di testimoniare a porte chiuse davanti alla commissione di Vigilanza del Congresso: Hillary Clinton deporrà il 26 febbraio, Bill Clinton il giorno successivo. Una decisione che arriva dopo il rischio di essere accusati di oltraggio al Congresso, un passaggio che avrebbe potuto avere delle vere e proprie conseguenze penali.
I file Epstein e la battaglia sulla trasparenza
I nomi dei Clinton compaiono tra quelli citati nei milioni di documenti resi pubblici a fine gennaio. Bill Clinton viene menzionato oltre mille volte e appare addirittura in alcune fotografie con Epstein. Un suo portavoce ha confermato che avrebbe incontrato il finanziere più e più volte e viaggiato anche sul suo jet privato, specificando però che ciò sarebbe successo prima dell'arresto e della condanna di Epstein nel 2008.
Pe ora, è bene ricordarlo, nessuna accusa formale è stata finora mossa contro i Clinton, che hanno sempre sostenuto di non essere in possesso di informazioni utili alle indagini. La commissione, guidata dal repubblicano James Comer, insiste però sulla necessità di fare piena luce su quello che viene definito uno dei "più gravi scandali sessuali della storia recente americana". Intanto il Dipartimento di Giustizia continua a mantenere segretati oltre due milioni di documenti. E mentre molti nomi eccellenti citati nei file non sono stati convocati, la testimonianza dei Clinton viene presentata oggi come un precedente che dovrebbe valere per tutti.