Conflitto Israele-Palestina e in Medio Oriente

Carri armati telecomandati e giocattoli pieni di esplosivo: così anche le armi automatizzate stanno devastando Gaza

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Uno dei carri armati esplosi a Gaza
Costretti all’interno di un’area sempre più ristretta e controllata da sistemi automatizzati che sparano a chiunque si muova, i civili nella Striscia di Gaza devono sopravvivere a nuove trappole letali: “Esplosivo nascosto nelle lattine di cibo e nei giochi per bambini”.

"Poco fa e per il terzo giorno consecutivo, robot imbottiti di esplosivo hanno colpito ciò che restava delle case a Shuja'iyya, a est di Gaza": a contattarci è Mohammed Alamarin, pizzaiolo di Gaza City e instancabile testimone degli orrori commessi nella Striscia. “Si tratta di vecchi carri armati, abbandonati dalle forze israeliane un anno fa, al momento del loro ritiro da Gaza City: sono stati riempiti con la dinamite. Noi li chiamiamo robot perché si muovono e sono controllati a distanza. Poi vengono fatti esplodere nelle aree civili", spiega ancora Alamarin al telefono.

La sua testimonianza trova conferma nei racconti di chi opera in prima linea per assistere i feriti. Mohammed Alyazij, supervisore dei fisioterapisti per le strutture del Nord e del Sud di Medici Senza Frontiere (MSF), ci conferma la presenza di questi "robot" esplosivi. “Si tratta di vecchi carri armati non più utilizzati dall'esercito israeliano, che vengono riempiti con tonnellate di materiale esplosivo e mossi a distanza verso i quartieri civili. L'esplosione avviene all'improvviso, provocando la distruzione totale degli edifici circostanti; i civili che si trovano all'interno vengono considerati semplicemente un ‘danno collaterale’”, spiega il medico, costretto egli stesso,  a causa di uno di questi carri armati, a fuggire da casa sua. “Una volta ho avvistato uno di questi mezzi nel mio quartiere, ho preso la mia famiglia e sono scappato immediatamente lasciandomi tutto alle spalle. Non sapendo quando verrà premuto il pulsante dell'innesco diventa pericolosissimo trovarsi vicino a quei mezzi”, continua Alyazij.

Ma i carri armati telecomandati non sono l'unica macchina della morte lasciata dai soldati a Gaza. “Dopo il ritiro da Khan Younis, l'esercito ha lasciato dietro di sé cibo con esplosivo dentro. A volte trovi una lattina, e ti esplode tra le mani. Questo accadeva specialmente nei giorni di carestia nel 2025. Ma anche adesso molte persone arrivano in ospedale con ferite causate da oggetti esplosi, per lo più bambini. Succede con i giocattoli, a volte nei mobili della casa hanno lasciato esplosivo, così quando ti avvicini, o cerchi di aprirli o di spostarli, avviene l'esplosione", denuncia il medico.

Intanto i cieli di Gaza continuano a essere pattugliati dai droni quadricotteri. Originariamente pensati per scattare foto e video, questi droni vengono caricati e usati come veri e propri cecchini telecomandati che sparano con estrema precisione.

"Mia cugina Dima, che aveva 20 anni, è stata uccisa con uno di questi droni. L’ha colpita nell'area umanitaria dove si trovava con gli sfollati”, racconta ancora il medico.

Tutto questo avviene mentre lo spazio vitale per i civili si restringe giorno dopo giorno all'interno della cosiddetta "linea gialla", il confine mobile che separa l'area sotto il controllo dell'Idf da quella "umanitaria". Inizialmente quest'ultima avrebbe dovuto coprire  il 55% dell’intero territorio della Striscia, ma secondo le ultime stime, oggi l’esercito israeliano è arrivato ad occuparne più del 60%.

"Non la si può vedere fisicamente e personalmente ho paura persino di avvicinarmi", racconta l'operatore di MSF. Nessuno sa dove sia esattamente la linea gialla: non ci sono mappe né aggiornamenti per i civili. "Semplicemente, di notte iniziano a spostarla tramite bombardamenti con carri armati e attacchi aerei, sparando centinaia di proiettili verso i civili, e al mattino la linea gialla viene spostata in avanti di qualche metro", continua il medico. Chi, ignaro, si avventura in quell'area, viene colpito immediatamente.

Lungo questa linea invisibile operano anche sistemi automatizzati: “È presente una tecnologia per cui, se un essere vivente si muove vicino alla linea gialla, si apre automaticamente il fuoco. A volte a far scattare i proiettili è semplicemente un cane che cammina nei paraggi, ma vengono uccise anche persone a causa dei colpi indiscriminati”, commenta ancora il medico.

L'obiettivo evidente di questi continui spostamenti verso ovest, spiega Alyazij, è “spingere la popolazione verso la spiaggia e il Mar Mediterraneo. Si tratta di un'area minuscola, del tutto insufficiente per contenere due milioni di sfollati, per lo più composta da terreni privati e fattorie, dove le poche infrastrutture preesistenti sono completamente distrutte e inadatte alla vita umana”.

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