L'ex presidente brasiliano Inacio Lula da Silva è stato scarcerato dai giudici della corte federale di Paranà. Lula stava scontando dall'aprile del 2018 una controversa condanna a 8 anni e 10 mesi di carcere per corruzione. La sentenza segue la decisione della Corte Suprema, che ha deciso di eliminare la norma che impone la reclusione ai condannati se questi perdono il primo ricorso in appello, stabilendo che le manette non possono scattare prima che siano stati espressi tutti i gradi di giudizio. "Lula torna in libertà. Un grande presidente che ha combattuto contro la povertà e per il riscatto del popolo brasiliano" ha scritto su Twitter Paolo Gentiloni.

Lula è uscito dalla prigione con il pugno alzato, promettendo di "continuare a lottare per il popolo brasiliano", stringendo mani e abbracciando uno per uno i suoi sostenitori, molti in lacrime, che lo aspettavano davanti alla Soprintendenza di Curitiba da 580 giorni. L'ex presidente brasiliano ha varcato nel pomeriggio, accolto da un mare di folla, la soglia della prigione dove si trovava agli arresti dal 7 aprile dell'anno scorso con l'accusa di corruzione e riciclaggio di denaro nell'ambito dell'inchiesta Lava Jato, considerata la Mani Pulite brasiliana.

L'ex presidente del Brasile era così sicuro che sarebbe uscito di prigione che già in mattinata aveva annunciato "un grande discorso alla nazione" una volta fuori. Aveva inoltre dichiarato che avrebbe lasciato la prigione "più a sinistra" di quando vi era entrato.  Lula è uscito dalla Soprintendenza a fianco della compagna ed è stato subito circondato da migliaia di militanti del Partito dei lavoratori (Pt, di sinistra) da lui fondato, e altri simpatizzanti accampati da mesi fuori dal carcere per attendere la liberazione del loro leader, e che stanno già organizzando una grande manifestazione a Sao Bernardo. Lula è apparso in buone condizioni fisiche, e pronto a difendere la sua causa e quella della parte del Paese che ha sempre creduto nella teoria del complotto giudiziario per metterlo fuori gioco. L'ex presidente si è dichiarato pronto per affrontare i suoi detrattori, tra cui il deputato Eduardo Bolsonaro, figlio del presidente della Repubblica, Jair Bolsonaro, ed esponente di spicco del Partito social-liberale (Psl, di estrema destra) che poco prima del suo annunciato rilascio aveva scritto sui social: "Liberano i banditi e disarmano i cittadini, poveri brasiliani".

Il discorso di Lula dopo la scarcerazione

"Care compagne e cari compagni, non sapete che significhi per me essere qui con voi". Sono state queste le prime parole pronunciate da Lula alla folla che lo attendeva. "Per una vita ho parlato con il popolo brasiliano e davvero non pesavo di poter stare ancora una volta qui con voi conversando. Voi che per 580 giorni siete venuti sotto le mie finestre a gridare ‘buon giorno, Lula', ‘buone notte, Lula', non importa se piovesse o se ci fossero 40 gradi. Siete stati l'alimento della democrazia che ho continuato a coltivare dentro di me. Contro il lato putrido di questo paese, della politica, del potere giudiziario, dell'agenzia delle entrate che ha lavorato per criminalizzare la sinistra, il Partito dei lavoratori (Pt) e Lula. Non potrei mai andare via da qui senza salutarvi".

Chi è Lula, ex presidente del Brasile

L'ex presidente brasiliano è ancora oggi un'icona della sinistra non solo in Brasile ma in tutto il Sudamerica. Le due condanne per corruzione e riciclaggio, una a 8 anni e l'altra a 12, non sono bastate a far dimenticare ai brasiliani  gli anni in cui "Lula" (nomignolo che utilizzava fin da quando era sindacalista dei metallurgici: dal 1975 e per quasi tutti gli anni Ottanta, in piena dittatura, sfidò da capo del sindacato i militari al potere organizzando scioperi poderosi) ha guidato la più grande potenza dell'America Latina dal 2003 al 2010. Leader indiscusso del Partito dei lavoratori, da lui co-fondato, Lula ha conquistato la presidenza con un programma progressista che, secondo le stime ufficiali, ha sottratto 29 milioni di persone alla povertà.

Dopo una controversa condanna per corruzione fu "The Intercept", il sito di notizie fondato da Glenn Greenwald, l'uomo che aiutò Edward Snowden a svelare il sistema di sorveglianza globale messo in piedi dall'intelligence degli Stati Uniti, a rivelare al Brasile cinque mesi fa una mole di documenti riservati, mail, discussioni in chat private, foto, filmati che indicavano il ministro della Giustizia del Brasile, Sergio Moro, e diversi procuratori come artefici di una strategia per fare in modo che Lula finisse in carcere e non potesse, di conseguenza, candidarsi alle elezioni presidenziali del 2018, quelle che grazie anche al suo arresto sono state vinte da Bolsonar.

Prima che diventasse ministro nel governo di Jair Bolsonaro, Moro aveva maneggiato l'inchiesta che portò Lula a una prima condanna nel 2017, mettendo in atto una serie di "comportamenti non etici e inganni sistematici" nel corso dell'inchiesta denominata "Autolavaggio" (Lava Jata).