Firefighters search for victims in the mud after an industrial waste dump collapsed, in Bento Rodrigues in Mariana, Brazil, 08 November 2015. Retaining walls that burst open on 05 November at a mining complex set off an avalanche of mud and mineral residues that buried dozens of homes in the southeastern Brazilian city of Mariana and left at least one person dead, 16 injured, 13 missing and 530 homeless. EFE/Antonio Lacerda

Lo scorso 5 novembre due dighe di una miniera di ferro del Sud del Brasile sono crollate, provocando un flusso di fanghi contaminati da arsenico, piombo, cromo e altri metalli pesanti che si è riversato sulla città di Mariana, nello stato di Minas Gerais e nelle aree circostanti: villaggi, foreste, aree protette, campi. Il bilancio è di diciassette morti, centiniaia evacuati, 250 mila persone senza acqua potabile.

Il flusso tossico – formato da prodotti di scarto delle operazioni minerarie, altamente inquinanti – è andato a finire nel Rio Doce. La mole di sostanze è enorme: 60 milioni di metri cubi. I fanghi hanno percorso tutto il fiume fino alla foce, a 500 chilometri di disanza dalla diga, contaminando tutta l'acqua e i terreni che hanno incontrato e si sono infine riversati nell'Oceano Atlantico.

Quello che è successo il 6 novembre potrebbe essere il disastro naturale più grande del Brasile: le sostanze tossiche, indurendosi, potrebbero provocare danni permanenti all'ecosistema. Stando a quanto raccontato dai residenti, la situazione è drammatica: c'è fango ovunque, che sta uccidendo flora e fauna, restituendo numerosi animali morti. La presidente Dilma Rousseff ha annunciato un piano di recupero a lungo termine del Rio Doce, ma secondo il ministro dell'Ambiente, Izabella Teixeira, occorreranno almeno dieci anni per riportare il corso d'acqua alla normalità.

Non si sa con certezza il motivo del crollo. Quello che è emerso è che gli operai – tredici dei quali sono morti – stavano lavorando per allargare la diga per immetterci altro materiale, scarti sia dalle miniere locali che da quelle più distanti. La ditta che gestisce la diga, la Samarco Mineracao Sa, controllata dalla anglo-australiana Bhp Billiton e dalla brasiliana Vale, sostiene che i loro materiali non siano tossici. Le autorità però hanno raccomandato alla popolazione di non utilizzare l'acqua. Quel che è certo è che l'azienda non era dotata di grossi sistemi di sicurezza.