Il Consiglio di Coordinamento dell'opposizione bielorussa al regime di Lukashenko è ridotto a un solo membro: dopo gli arresti e le fughe all'estero delle ultime settimane è rimasta nel paese la sola Svetlana Alexievich, premio Nobel per la letteratura nel 2014 che tuttavia ha subito ieri un tentativo di irruzione nel suo appartamento di Misk da parte di uomini mascherati. Per questo un gruppo di diplomatici europei è corso in aiuto della scrittrice. Il ministro degli esteri svedese Ann Linde ha twittato un'immagine dell'autrice a casa sua circondata da diplomatici. "Le molestie, gli arresti e l'esilio forzato dell'opposizione in Bielorussia sono una grave violazione delle proteste pacifiche contro il regime bielorusso. Sono felice di condividere questa foto scattata un momento fa a Minsk con Svetlana Alexievich circondata da diplomatici europei, tra cui un diplomatico svedese", ha scritto Linde.

La giornata era iniziata con l'arresto dell'avvocato Maxime Znak, uno dei due ultimi componenti del Consiglio di coordinamento dell'opposizione ancora in patria e in libertà (insieme proprio a Svetlana Alexievich): il legale è stato prelevato da uomini mascherati mentre si trovava nel suo ufficio per prendere parte a una videoconferenza quando degli agenti in borghese e con il volto coperto hanno fatto irruzione e l'hanno portato via. Stessa sorte è toccata all'avvocato di Maria Kolesnikova, Ilya Saley, accusato di "azioni volte a destabilizzare la situazione socio-politica, economica del Paese, causando danni alla sicurezza nazionale della Repubblica di Bielorussia". I loro uffici sono stati perquisiti, così come l'abitazione dell'oppositrice. Nel frattempo le autorità bielorusse hanno comunicato che la Kolesnikova, arrestata ieri, dal canto suo deve rispondere dell'accusa di "tentato colpo di Stato". La donna donna, secondo il sito di notizie indipendente Tut.by, si trova ora in un centro di detenzione a Minsk. Di lei si erano perse le tracce lunedì quando uomini a volto coperto l'avevano prelevata nel centro della capitale per portarla in una destinazione sconosciuta. Un "rapimento" organizzato dal regime, secondo i suoi collaboratori. Ieri un altro oppositore, Anton Rodnenkov, ha raccontato che le autorità bielorusse hanno tentato di costringere Kolesnikova a varcare la frontiera ucraina, ma lei si è rifiutata e ha distrutto il suo passaporto per evitare l'espulsione, prima di essere arrestata.