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Bengasi si ribella e attacca gli islamici: almeno quattro morti

Nel venerdì di preghiera a Bengasi si torna in piazza ma questa volta non per protestare contro l’America e il film su Maometto ma per assaltare le sedi delle milizie islamiche. Vittime e feriti anche in Pakistan, teatro dei disordini maggiori di ieri.
A cura di Susanna Picone
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Nel venerdì di preghiera a Bengasi si torna in piazza ma questa volta non per protestare contro l’America e il film su Maometto ma per assaltare le sedi delle milizie islamiche. Vittime e feriti anche in Pakistan, teatro dei disordini maggiori di ieri.

La giornata di ieri, venerdì di preghiera nel mondo islamico, è stata caratterizzata ancora da diverse manifestazioni portate avanti dai musulmani per protestare contro il film su Maometto prodotto in America e le vignette di Charlie Hebdo in Francia. Poi, nella tarda serata, dopo ore passate in strada per manifestare anche e pacificamente a favore dell’America e per ricordare l’ambasciatore ucciso, Bengasi è diventata teatro della reazione della cittadinanza nei confronti degli islamici: è stata attaccata prima la base della milizia Ansar al Sharia (responsabile dell’attacco ai diplomatici americani) e sono stati cacciati i militanti islamici che vi erano, poi anche quella della brigata Raf Allah al-Sahati. Secondo quanto ha riferito Al Jazeera online l’assalto di ieri sera fa parte di una serie di raid coordinati fra forze di sicurezza e dimostranti contro diversi uffici della milizia islamica. Almeno in 30mila, dice la Bbc, sono scesi in piazza per urlare la loro rabbia contro gli estremisti islamici, negli scontri si contano almeno quattro vittime e decine di feriti.

La “Giornata dell’ira” in Pakistan – Nel venerdì di preghiera i disordini maggiori si sono verificati in Pakistan dove la cosiddetta “giornata dell’ira” si è conclusa con un bilancio di 26 morti e 200 feriti. Ancora una volta i musulmani sono scesi in piazza per protestare contro il film blasfemo “Innocence of Muslims” e contro l’America. Gli scontri più duri si sono verificati in quattro città del Pakistan: Karachi, Peshawar, Islamabad e Lahore. A Karachi i manifestanti si sono scontrati con la polizia nel tentativo di raggiungere il consolato americano, tra le vittime si contano anche degli agenti. Assaltati e dati alle fiamme, in diverse città, alberghi, locali, cinema, fast food e banche. A Islamabad la polizia ha sparato in aria per respingere il corteo. Allerta massima anche in Francia, soprattutto a causa delle vignette satiriche di Charlie Hebdo, mentre migliaia di musulmani hanno manifestato anche in Germania.

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