Arthur e Audrey, la storia degli innamorati che per anni sono rimasti con il dubbio di essere fratelli
Entrambi figli di donatori di sperma anonimi, si erano conosciuti durante un incontro per attivisti e si erano innamorati ma per anni la legge francese ha impedito loro di sapere se fossero fratelli con lo stesso padre. È la storia di Arthur Kermalvezen e Audrey, oggi fortunatamente coppia felice di genitori di due bimbi ma che per anni ha vissuto nell’incubo di scoprire che quell’attrazione non fosse amore ma semplice genetica e nel terrore di un incesto inconscio.
I due cercavano già i loro padri biologici ed erano già entrambi attivisti per il riconoscimento dei diritti delle persone concepite tramite inseminazione artificiale con donatore esterno quando nel 2010 si sono conosciuti proprio a un incontro per attivisti. Per loro si è trattato del classico colpo di fulmine ma ben presto hanno capito che quel sentimento poteva essere molto pericoloso perché potevamo essere fratelli. Una possibilità tutt’altro che remota visto che a Parigi all’epoca c'erano solo due banche del seme.
Un dubbio che poteva essere sciolto facendo richiesta di Dna ma qui si sono scontrati con una legge severissima che regola i test genetici. Nel Paese infatti solo un ricercatore scientifico, un medico o un giudice possono prescrivere e visionare un test genetico. Questo, insieme alla legge che garantisce l'anonimato ai donatori, ha creato davanti a loro un muro quasi insormontabile.
Per anni l’uomo, che ha sempre saputo come è stato concepito, e la donna poi diventa sua moglie, che lo ha scoperto solo a 29 anni, si sono battuti nelle aule di tribunale e davanti ai giudici per cercare una via legale a una situazione assurda. Fin dal 2010, insieme hanno avviato una serie di azioni legali contro il sistema francese che però sono tutte fallite.
Nel 2015, quando il più alto tribunale amministrativo francese ha respinto l'ultimo ricorso di Audrey, i due si sono comunque sposati tentando infine anche un ricorso alla Corte europea dei diritti dell'uomo. Lo stesso anno la coppia ha deciso infine anche di sottoporsi a un test genetico comprato online insieme ad altri dieci adulti nati da donatori anonimi, un tipo di test illegale in Francia.
Dai risultati sono arrivate le prime rassicurazioni ma la certezza è arrivata solo poco prima della nascita del loro primo figlio, quando un medico ha acconsentito di indagare sui rispettivi donatori, scoprendo che erano nati in anni diversi e quindi non potevano essere la stessa persona. Una informazione che anche in questo caso è arrivata loro illegalmente visto che la legge impone ai medici di non divulgare queste informazioni con i pazienti. "È una cosa davvero strana perché significa che il medico può sapere cose di me più di me stessa" ha dichiarato la donna alla Bbc
Un dilemma comune a tutti i figli i donatori di sperma nel Paese dove l’escamotage del teste del dna comprato online è cosa nota e praticata. Sempre grazie a un test del dna che permette di entrare in contatto con altre persone che si sono sottoposte al test, lo stesso Arthur ha potuto infine dare risposta anche all’interrogativo della sua vita e scoprire il padre biologico, esattamente il giorno di natale del 2016. “Gli ho mandato una lettera e mi ha telefonata dicendo ‘Sono contento che tu mi abbia trovato'. Ha una rara anomalia genetica che lo predispone a determinate malattie. Anche per questo è importante poter trovare il proprio donatore. Nel mio caso, la verità è un'arma a doppio taglio. Ma non ho rimpianti” aveva spiegato Arthur all’epoca.
Per Audrey, invece, la risposta è arrivata solo molti anni dopo quando una compatibilità genetica le ha permesso di risalire al suo donatore, un uomo di nome Philippe, ormai già morto. La loro battaglia è proseguita però anche dopo contribuendo a promuovere modifiche alla legge francese che ora consente alle persone concepite dopo l'aprile 2025 di conoscere i donatori una volta raggiunta la maggiore età.