Alluvione in Nepal, uomo estratto vivo dai tunnel dopo 10 giorni: salgono a 1.342 le vittime, 5mila i dispersi

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L'uomo estratto vivo dal tunnel a 10 giorni dall'alluvione.
A 10 giorni di distanza dall’alluvione in Nepal i soccorritori hanno estratto vivo e tratto in salvo un uomo intrappolato in un tunnel, parte del progetto idroelettrico Upper Trishuli-1. Al momento, il bilancio delle vittime è di oltre 1.340 morti, circa 5mila sono ancora i dispersi. Oggi proclamato il lutto nazionale nel Paese.

È rimasto bloccato all'interno di un tunnel in Nepal per 10 giorni, dopo che una colata di ghiaccio, rocce e fango ha travolto una valle dell'Himalaya, causando oltre 1.300 morti, ma ora le squadre di soccorso sono riuscite a estrarlo vivo e a portarlo in salvo.

L'uomo soccorso nel weekend è un cittadino di origini cinesi. Le forze armate nepalesi hanno riferito che si chiama Lu Haitao, è stato rintracciato all'interno di un tunnel lungo 225 metri, parte del progetto idroelettrico Upper Trishuli-1.

È la terza persona finora estratta viva da uno dei diversi tunnel in cui le autorità ritengono possano essere rimaste intrappolate circa 900 persone, dopo il crollo del ghiacciaio avvento il 26 agosto scorso nell'alta valle del fiume che ha provocato una devastante alluvione.

Le autorità hanno riferito che Lu non presentava ferite visibili e aveva parametri vitali stabili, ma mostrava segni di lieve ipotermia. Dopo il salvataggio è stato trasportato in elicottero in un ospedale militare per ricevere cure mediche.

Pochi giorni fa, il 4 settembre, i soccorritori avevano estratto vive altre due persone da un tunnel della centrale idroelettrica Upper Trishuli 3A, sullo stesso fiume. Il disastro causato dalle inondazioni in Nepal rappresenta una sfida senza precedenti per i soccorritori.

Infatti, secondo l'australiano Arnold Dix, presidente dell'Associazione internazionale per le gallerie e lo spazio sotterraneo (Ita) "ci troviamo di fronte a una situazione mai affrontata prima". "Non si tratta di un singolo intervento di soccorso, ma di molteplici operazioni potenziali che si svolgono contemporaneamente in luoghi diversi, ognuna con i propri pericoli, le proprie incertezze e vite che potrebbero ancora essere salvate".

Oggi il Nepal osserva una giornata di lutto nazionale, nel rispetto dei rituali tradizionali indù. Tuttavia, le operazioni di soccorso proseguono "con lo stesso ritmo del primo giorno", ha dichiarato il portavoce dell'esercito nepalese, Raja Ram Basnet "La nostra priorità è la ricerca e il soccorso su tre livelli: a terra, per via aerea e all'interno dei tunnel. Ci stiamo assicurando che nessuno sia rimasto bloccato".

Il bilancio al momento conta oltre 1.340 vittime. Quasi 5 mila sono le persone che risultano ancora disperse, tra cui 589 cittadini stranieri. Almeno 32 mila famiglie sono state sfollate e circa 7.500 abitazioni sono state completamente distrutte.

Le inondazioni improvvise, provocate da una valanga di ghiaccio e rocce nell'alta regione himalayana, hanno devastato le province settentrionali e centrali, causando ingenti danni a strade, ponti, abitazioni, impianti idroelettrici e altre infrastrutture.

La giornata di lutto nazionale proclamata oggi dal governo nepalese coincide con il tredicesimo giorno dalla tragedia, che nella tradizione induista rappresenta una tappa importante del periodo di commemorazione dei defunti.

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