“Abbiamo vinto, l’Europa è con noi”. 200mila persone hanno sfidato divieti e blocchi al Budapest Pride

Il ponte sul Danubio pare crollare sotto il peso di più di duecentomila corpi che lo attraversano. Budapest è stracolma, colorata e orgogliosa in questo sabato iniziato non con le migliori premesse. “Abbiamo vinto”, urla Reka ventiquattrenne ungherese, alla fine del trentesimo pride di Budapest. “L’umore è pazzesco, questa è una celebrazione più che una protesta, hanno provato a vietarlo ma è evidente che non ci siano riusciti”, conclude.
La sfilata arcobaleno è iniziata con in testa al corteo il sindaco della città, Gergely Karácsony, accolto dagli applausi della folla. Alle 16 si parte, un’ora di ritardo rispetto al programma, dal Municipio verso il ponte Elisabetta, unico accessibile dopo che la polizia ha simbolicamente bloccato quello della Libertà, per poi arrivare a Buda.
Ufficialmente Orban non ha ostacolato il corteo ma di fatto è successo: la folla è stata bloccata per circa un'ora in piazza del Municipio incastrata tra sette camionette di polizia che sbarravano il ponte della Libertà, costringendo gli organizzatori del Pride a cambiare il programma della sfilata all’ultimo momento.
Tra le duecentomila persone in piazza, donne, uomini, anziani, gente in sedia a rotelle e persino neonati, e una numerosa delegazione di parlamentari europei e italiani: “Siamo qui per dare solidarietà piena agli ungheresi e alla comunità lgbtq+ che è sotto attacco non solo in Ungheria ma in tutta Europa e nel mondo. Siamo qui per dire che i diritti lgbtq+ sono fondamentali e non si possono cancellare”, ha dichiarato la segretaria del Partito Democratico Elly Schlein al suo arrivo in piazza.

“Non stupisce il silenzio di Meloni sul divieto di questo pride perché le destre invece di fare la guerra alla povertà e ai criminali che continuano a mietere vittime tra civili e bambini, fanno la guerra alla comunità lgbtq+, fanno la guerra alle persone migranti. Fanno battaglie ideologiche per nascondere il fatto che non stanno dando risposte ai bisogni delle persone, non stanno aumentando i salari, non stanno garantendo il diritto alla salute degli italiani. Anche in Italia la comunità lgbtq+ viene discriminata ogni giorno da un governo che ha affossato il ddl zan che era un legge contro l’omotransfobia e contro l’odio” conclude la segretaria del PD. Insieme a lei anche Alessandro Zan, Annalisa Corrado, Cecilia Strada e Brando Benifei. Nella delegazione, che si è unita a quella di Renew Europe con Carlo Calenda, c’è anche Iratxe García Pérez, capogruppo dei socialisti e democratici di S&D al Parlamento europeo.
“L’Ungheria è un Paese dell’Unione europea – ha aggiunto l’onorevole Zan – non possiamo accettare che un Paese dell'Unione europea renda legale la manifestazione dei nazisti e vieti il pride che è una manifestazione pacifica per i diritti di tutti e di tutte”.
Preferisce non dire niente, però, sull’assenza a Budapest dell’europarlamentare Ilaria Salis che rischia la revoca dell’immunità parlamentare, la stessa che un anno fa le consentì di tornare in libertà dopo più di un anno nel carcere di Budapest e alcuni mesi agli arresti domiciliari.

Dopo il presidio di stamane, i movimenti di estrema destra insieme alla polizia si sono divisi in sei punti diversi della città per bloccare il percorso del pride ma con il cambio di programma solo un gruppo di poche persone hanno avuto modo di appostarsi alla fine del ponte Elisabetta con uno striscione nero e la scritta: “defend Europe”.
L’Europa però oggi è nella parte opposta del ponte, lontana da dogmi cattolici e conservatori, presente a Budapest con un’enorme bandiera a stelle gialle fatta sfilare per tutto il corteo insieme a quelle arcobaleno.