"Nighthawks", Edward Hopper (1942)
in foto: "Nighthawks", Edward Hopper (1942)

Edward Hopper è stato il più popolare degli artisti americani del XX secolo. I suoi dipinti sono stati scelti per una delle tracce della maturità 2018, relativamente al saggio breve di commento sul tema della solitudine nell'arte e nella letteratura. Non a caso. Hopper, infatti, era un uomo notoriamente schivo e taciturno, che scriveva e parlava pochissimo del suo lavoro e per questo ribadiva sempre: “Se potessi dirlo a parole, non ci sarebbe alcun motivo per dipingere”. La sua carriera, frutto di diverse fasi, dagli anni della formazione a quelli del successo europeo, dagli acquerelli alle sperimentazioni ad olio, è un lungo viaggio nell'arte di colui che ha dipinto e dato forma alla solitudine e al silenzio della vita americana. Dagli acquerelli parigini ai paesaggi e agli scorci cittadini degli anni '50 e '60, attraverso tantissime opere, tra cui celebri capolavori come "South Carolina Morning", "Second Story Sunlight", "New York Interior" e "Le Bistro or The Wine Shop", Hopper è oggi un artista considerato un grande classico della pittura del Novecento.

Il pittore del silenzio

"Le Bistro or The Wine Shop"
in foto: "Le Bistro or The Wine Shop"

I soggetti favoriti di Hopper sono stati gli scorci dei tranquilli appartamenti della middle class, le tavole calde, le sale di cinema: questi luoghi sono divenuti delle vere e proprie icone della sua pittura, come testimoniato da alcuni celebri capolavori in mostra. Amava dipingere scene quotidiane, spaccati urbani e paesaggi naturali, descrivere atmosfere psicologiche: "La grande Arte è l’espressione esteriore di una vita interiore dell’artista e questa vita interna apparirà nella sua personale visione del mondo", diceva.

"Non dipingo quello che vedo, ma quello che provo": le scene sono spesso deserte, immerse nel silenzio, e raramente vi è più di una figura umana. Quando ve ne è più di una, sembra emergere una drammatica estraneità e incomunicabilità tra i soggetti. La direzione dei loro sguardi o i loro atteggiamenti spesso "escono dal confine del quadro", nel senso che si rivolgono a qualcosa che lo spettatore non vede. Non a caso, di lui è stato detto che sapeva "dipingere il silenzio".

"Soir Bleu"
in foto: "Soir Bleu"

Nato e cresciuto a Nyack, una piccola cittadina nello Stato di New York, Hopper studia per un breve periodo illustrazione e poi pittura alla New York School of Art con i maestri William Merritt Chase e Robert Henri. Viaggia in Europa tre volte, e soprattutto le esperienze parigine lasciano in lui un segno indelebile, che non lo avrebbe mai abbandonato, anche dopo essersi stabilito definitivamente a New York, dal 1913. Nel 1948 la rivista Look lo nomina uno dei migliori pittori americani, nel 1950 il Whitney Museum organizza un’importante retrospettiva su di lui e nel 1956 il Time gli dedica addirittura la copertina. Nel 1967, l’anno della sua morte, rappresenta gli Stati Uniti alla prestigiosa Biennale di San Paolo.