Il tavolo di maggioranza sul salario minimo orario procede tutt’altro che spedito. L’accordo tra i partiti che sostengono il governo Conte bis non solo non c’è, ma non sembra neanche vicino. Il tavolo è stato aggiornato a lunedì, quando potrebbe tenersi un nuovo incontro per affrontare il primo problema: stabilire quale potrebbe essere la soglia di riferimento, quella da cui far partire il salario minimo orario. Il ministro del Lavoro, Nunzia Catalfo, è tornata a proporre come soglia i 9 euro lordi orari che erano stati inizialmente accantonati. Il tavolo dello scorso venerdì, infatti, aveva portato a togliere dalle ipotesi considerate quella dei nove euro per provare a favorire il dialogo.

Si era passati a un’idea diversa, quella di un trattamento minimo non inferiore al 70% della mediana delle retribuzioni previste dai contratti collettivi principali. Ma dopo neanche una settimana il Movimento 5 Stelle torna sul valore fisso da calcolare in euro. La proposta di Catalfo considera come ‘retribuzione complessiva sufficiente' il trattamento stipulato dalle associazioni dei datori di lavoro più rappresentative, quindi un valore che non sia inferiore ai 9 euro lordi.

Le divisioni nella maggioranza sul salario minimo

La proposta di Catalfo non piace però a Italia Viva, il partito di Matteo Renzi. E anche Leu solleva qualche dubbio, come spiega Guglielmo Epifani: “Lo schema che ci ha proposto la ministra non mi convince, dobbiamo salvaguardare il ruolo delle parti sociali”. Al Pd, invece, per ora sembra spettare il ruolo di mediatore tra le parti. Nella maggioranza va quindi trovato un punto d’incontro per arrivare a una soluzione condivisa e da presentare alle parti sociali. L’incontro del 24 febbraio, inoltre, dovrebbe servire per fare il punto anche su altri dossier come quelli sulla sicurezza, sulle pensioni e sulla formazione.

Salario minimo, quanto costerebbe e chi riguarderebbe

Il salario minimo a 9 euro lordi l’ora porterebbe, secondo i calcoli dell’Istat, ad adeguare le retribuzioni di 2,9 milioni di lavoratori. Con un incremento medio annuo, secondo quanto riporta il Corriere della Sera, di circa mille euro a testa. Una misura di questo genere riguarderebbe soprattutto le donne e i giovani, mentre a livello territoriale i più coinvolti sono i lavoratori del Sud Italia. Per quanto riguarda i settori, invece, sono l’artigianato e i servizi quelli che più potrebbero essere toccati dal salario minimo orario a nove euro, oltre a qualche categoria del mondo dell’industria. Secondo l’Istat, inoltre, il costo del lavoro per le imprese crescerebbe di 4,3 miliardi l’anno. Se i sindacati, da parte loro, temono di essere indeboliti nel loro ruolo, le imprese ritengono dunque che questa soglia sia insostenibile.