Alla fine del 2021 la quota 100 non ci sarà più. La sperimentazione di tre anni dell’anticipo pensionistico introdotto dallo scorso governo prevede la possibilità di ritirarsi dal lavoro a 62 anni d’età e 38 di contributi versati. Ma dall’inizio del 2022 non sarà più applicabile a chi vuole anticipare la pensione. Si verrà quindi a creare uno scalone. Chi compie 62 anni o matura i 38 di contributi a gennaio 2020 rimane fuori, per pochissimo, dalla quota 100. Si verrebbe quindi a creare uno scalone di cinque anni e tre mesi, dovendo aspettare così il compimento dei 67 anni e 3 mesi di età o la maturazione di 42 anni e 10 mesi di contributi (uno in meno per le donne). Questo, peraltro, varrebbe solo fino al 2026, perché poi si tornerà alle regole della Fornero con 43 anni e 6 mesi per gli uomini e un anno in meno per le donne. Il governo, quindi, deve studiare un sistema che sostituisca la quota 100 alla sua scadenza, venendo sostanzialmente esclusa l’ipotesi di un rinnovo. E la misura di cui più si parla in queste ore è quella della quota 102.

Pensioni, cos’è la quota 102

A sostituire la quota 100 potrebbe essere la quota 102, una proposta avanzata da Alberto Brambilla, esperto di previdenza e consulente nei tavoli che l’esecutivo terrà nelle prossime settimane sul tema. L’obiettivo di Brambilla è quello di garantire la flessibilità in uscita anche in futuro. E la sua prima proposta è quella di farlo per tutti i lavoratori, con la quota 102: ovvero la pensione a 64 anni di età e almeno 38 di contributi, da adeguare poi alla speranza di vita.

Come funzionerebbe la quota 102

La quota 102 potrebbe essere considerata dal governo per evitare lo scalone (o, quantomeno, per ridurlo). L’idea è di innalzare i requisiti a quota 102, ovvero 64 anni di età e 38 di contributi versati. Chi sceglie, però, di andare in pensione anticipatamente con la quota 102 dovrebbe accettare un ricalcolo completamente contributivo della pensione, come accade per chi aderisce – ad oggi – all’Opzione donna. Il calcolo contributivo, però, può portare a una riduzione dell’assegno anche del 20-30%.

Quanto costerebbe la quota 102

Uno dei motivi per cui si sta pensando alla quota 102 è sicuramente legato ai costi e ai risparmi che porterebbe rispetto alla quota 100. La misura costerebbe per lo Stato 2,5 miliardi l’anno fino al 2028, essendo già così molto meno dispendiosa di quota 100. Le spese per lo Stato si ridurrebbero, dal 2028 e fino al 2038, a 1,9 miliardi l’anno. Dal 2038 non ci sarebbero invece costi extra per lo Stato. In totale il risparmio sarebbe di circa 11 miliardi fino al 2028 e poi di un ulteriore miliardo fino al 2036.

Pensioni, il super bonus contributivo e le altre proposte

Alla quota 102 si potrebbe accompagnare un super bonus contributivo: chi vorrà potrà lavorare, con il consenso del datore di lavoro per i casi di dipendenti, fino a 71 anni. In quel caso tra i 66 anni e i 71 potrebbe avere un super bonus, ovvero riceverebbe i contributi netti in busta paga: parliamo quasi del 50% in più del reddito netto. Brambilla, inoltre, porta avanti altre proposte, come la quota 103. Un’opzione che prevedrebbe 64 anni di età e 39 di contributi. L’esperto previdenziale, inoltre, propone di estendere i fondi di solidarietà e l’esubero già sperimentati anche da banche, assicurazioni e poste a partire dal 2000. Infine, l’ultima possibilità è quella di bloccare l’adeguamento alla speranza di vita.