A settembre la liquidità di famiglie e imprese ha superato il Pil, sfiorando i 2mila miliardi di euro. Le riserve degli italiani arrivavano a 1.904 miliardi euro, in aumento su base annua del 7% (quasi 122 miliardi) e del 4% (71 miliardi circa) rispetto febbraio, prima dello scoppio dell'emergenza coronaivurs. Lo afferma un'indagine del Centro studi di Unimpresa, condotta su dati della Banca d'Italia. Si tratta di circa mille miliardi di risparmi nei salvadanai dei cittadini e di centinaia di miliardi nelle tasche delle imprese: denaro che con il lockdown viene lasciato in banca.

Sui conti correnti ci sono 1.279 miliardi, in aumento di 92 miliardi (+8%) in sette mesi. "È crollata la fiducia e la colpa non è solo dell’emergenza sanitaria, ma anche del governo Conte che è in stato confusionale e non è in grado di assicurare certezze al nostro Paese. Di qui la paura di spendere e di fare investimenti, cioè di guardare al futuro con una prospettiva positiva che, nonostante la drammatica situazione, andrebbe comunque sostenuta e rafforzata", ha commentato il segretario generale di Unimpresa, Raffaele Lauro. Questa impennata di riserve ha un impatto diretto sui consumi dei cittadini e frena gli investimenti degli imprenditori. Secondo lo studio, ci sarebbero 90 miliardi che non sono circolati nel tessuto economico: una cifra che secondo Unimpresa sarebbe stata utile per favorire la ripresa.

In un'altra analisi, sempre sui dati di Bankitalia, il quotidiano di Confindustria, Il Sole 24 Ore, ha disegnato una mappa del Paese evidenziando i territori dove si evidenziano si concentrano i depositi. In particolare, crescite degne di nota si sono registrate al Centro-Sud e in misura inferiore nelle grandi città, dove pesa anche un costo della vita più elevato.