Recentemente la Germania ha dato la possibilità ai lavoratori del settore metalmeccanico di poter ridurre l'orario di lavoro a 28 ore settimanali, da un minimo di 6 mesi a un massimo di 24 per coprire l'esigenza di assistenza a parenti o bambini,  innescando un nuovo dibattito sulla quantità di ore lavorative anche in Italia.  La conquista dei metalmeccanici tedeschi in realtà si innesta su un andamento costante già in corso da decenni che vede una graduale riduzione dell’orario di lavoro un po' ovunque nel vecchio Continente. Come segnala il Fatto quotidiano, proprio la Germania ad esempio in venti anni ha visto le ore medie annue del settore privato passare da 1.528, a 1.371 ore, in Francia si è passati da 1.605 a 1.482, in Spagna da 1.755 a 1.691 ore, mentre in Italia dalle 1.856 ore del 1995 si è sceso a 1.725.

Il nostro Paese dunque  si confermerebbe tra quelli dove si lavora di più, a parte il settore pubblico che invece è sotto la media e fa abbassare notevolmente il dato, visto che se si guarda all'industria, i lavoratori dipendenti con 40,5 ore medie lavorate alla settimana si trovano oltre la media europea. Ma in Europa chi è che lavora meno? A parte casi eccezioni come in Svezia dove da tempo in alcuni settori di è avviato l’esperimento dell’orario di lavoro ridotto a sei ore giornaliere, quelli che se la passano meglio sembrano essere proprio i Paesi scandinavi e del nord. In Danimarca infatti si lavora 33 ore a settimanali e si pensa di ridurle a 30 così come in Norvegia. In Olanda addirittura la settimana lavorativa è generalmente di 4 giorni per circa 29 ore di lavoro settimanali, mentre in Belgio si sale a quota 35 ore così come in Francia. Più vicini a noi invece sono la Germania, dove a parte i recenti sviluppi in genere si superano le 35 ore, e la Spagna, dove l’orario medio è di 8 ore al giorno per cinque giorni. Ai piani alti ci sono gli inglesi, che registrano una media di 42,3 ore la settimana con un tetto massimo di 48 ore.