Gli italiani pagano la guerra di Trump all’Iran: da febbraio il costo dell’energia aumentato dell’11,4%

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Un report pubblicato ieri da Confartigianato calcola che tra febbraio e agosto 2026 l’indice dei prezzi al consumo di elettricità, gas e altri combustibili è salito dell’11,4%, con un aggravio complessivo di 1,8 miliardi di euro sulle bollette dei quasi ventisette milioni di nuclei familiari italiani.

La guerra scatenata lo scorso 28 febbraio da Stati Uniti e Israele contro l'Iran sta presentando un conto pesante alle famiglie italiane. Tra febbraio e agosto 2026, nei primi sei mesi di conflitto, l'indice dei prezzi al consumo di elettricità, gas e altri combustibili è salito dell'11,4%, con un aggravio complessivo di 1,8 miliardi di euro sulle bollette dei quasi ventisette milioni di nuclei familiari residenti nel nostro Paese. A renderlo noto un dossier pubblicato ieri da Confartigianato presentata alla 22esima edizione della convention "Energies and Sustainability Confartigianato High School", organizzata dalla Confederazione a Domus de Maria, in provincia di Cagliari.

Sempre tra febbraio ed agosto il tasso di inflazione è aumentato del 2,8%, mentre i prezzi retail dell'energia hanno avuto una crescita addirittura quadrupla. A trainare i rincari è soprattutto il gas, che ha subito un incremento del 13,5%, seguito dall'elettricità con un più 10,1%.

Le conseguenze dell'aumento dei prezzi non si distribuiscono uniformemente sul territorio italiano. In testa alla classifica regionale ci sono le famiglie lombarde, con un aggravio complessivo di 329 milioni di euro e un aumento cumulato dei prezzi energetici del 12,3% in sei mesi. A seguire il Veneto, dove la spesa aggiuntiva tocca 216 milioni a fronte del rincaro più intenso registrato tra le regioni, pari al 14,8%. Terzo il Lazio, con 166 milioni di euro in più a carico dei bilanci domestici, davanti a Emilia-Romagna (155 milioni) e Piemonte (144 milioni).

E ancora, la Campania mostra un aumento di spesa pari a 123 milioni di euro, seguita dalla Toscana con 106 milioni e dalla Puglia con 95 milioni. In Sicilia, l’impatto dei rincari in si attesta a 91 milioni di euro e in Friuli-Venezia Giulia a 58 milioni. Seguono i 51 milioni in Liguria, i 47 milioni nel Trentino-Alto Adige, i 43 milioni nelle Marche ed i 41 milioni in Calabria. La spesa scende poi a 35 milioni in Sardegna, a 32 milioni in Abruzzo ed a 25 milioni in Umbria, per poi chiudersi con gli aggravi minori registrati in Basilicata con 12 milioni, in Molise con 7 milioni e nella Valle d’Aosta con 4 milioni di euro.

A livello provinciale, la classifica dell’extracosto stilata in base ai dati sui prezzi dell’energia rilevati e disponibili per 78 capoluoghi di provincia, vede in testa Roma con un esborso aggiuntivo a carico delle famiglie pari a 123 milioni di euro e un aumento dei prezzi dell’energia riferito al territorio del 9,5%. Milano segue in seconda posizione con 116 milioni di euro di rincaro e una crescita dei prezzi del 12,6%, precedendo Torino con 75 milioni di euro, Napoli con 63 milioni e Verona con 42 milioni, ammontare causato da un aumento di prezzi dell’energia riferito al territorio pari al 15,5% che è il secondo più intenso dopo il + 15,6% registrato per Gorizia.

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