Poche settimane fa un'interrogazione parlamentare ha rivelato che per molti anni i cittadini di numerosi comuni italiani avrebbero pagato più del dovuto per la Tari, la tassa sui rifiuti. In sostanza, la Tari è composta da due elementi: una quota fissa legata ai metri quadri della cas e una quota variabile legata al numero degli abitanti della casa. Negli ultimi anni, però, come rivelato da un articolo del Sole 24 Ore e dall'interrogazione posta dall'onorevole L'Abbate del Movimento 5 Stelle, questa quota variabile è stata moltiplicata per ogni singola pertinenza, andando a gonfiare l'importo realmente dovuto dai contribuenti. A poche settimane di distanza dalla scoperta, questa mattina è intervenuto anche il Ministero dell'Economia e delle Finanze, che con una circolare ha sancito l'errore di alcuni comuni.

"Con riferimento alle pertinenze dell'abitazione, appare corretto computare la quota variabile una sola volta in relazione alla superficie totale dell'utenza domestica. Un diverso modus operandi da parte dei comuni non troverebbe alcun supporto normativo, dal momento che condurrebbe a sommare tante volte la quota variabile quante sono le pertinenze, moltiplicando immotivatamente il numero degli occupanti dell'utenza domestica e facendo lievitare conseguentemente l'importo della Tari", si legge nella comunicazione del Mef.

"Qualora il contribuente riscontri un errato computo della parte variabile della tassa sui rifiuti effettuato dal Comune o dal soggetto gestore del servizio può chiedere il rimborso del relativo importo in ordine alle annualità a partire dal 2014, anno in cui la Tari è entrata in vigore", precisa il Ministero, dando dunque il via alle procedure di rimborso. "Il chiarimento si è reso necessario a seguito del calcolo che alcuni Comuni hanno adottato, in base al quale la parte variabile della tassa è stata moltiplicata per il numero delle pertinenze. In questo modo sono risultati importi decisamente più elevati rispetto a quelli che sarebbero risultati applicando la quota variabile una sola volta".

Secondo quanto specificato nella circolare, dunque, in riferimento alle pertinenze dell'abitazione, è "corretto computare la quota variabile una sola volta in relazione alla superficie totale dell'utenza domestica. Un diverso modus operandi da parte dei comuni non troverebbe alcun supporto normativo, dal momento che condurrebbe a sommare tante volte la quota variabile quante sono le pertinenze, moltiplicando immotivatamente il numero degli occupanti dell'utenza domestica e facendo lievitare conseguentemente l'importo della Tari".