Un accordo di governo tra MoVimento 5 Stelle, Lega e Forza Italia si può trovare: a dirlo non sono solo le trattative che vanno avanti da giorni tra le varie forze in causa, ma anche uno studio realizzato da Reti, una società di lobbying, pubblic affairs e comunicazione, che ha confrontato i programmi dei tre partiti. La conclusione è che tra Luigi Di Maio, Matteo Salvini e Silvio Berlusconi c’è compatibilità su molti temi: solo su 12 dei 50 analizzati le posizioni tra i tre sono in forte divergenza. Lo studio ha preso in considerazione vari aspetti riguardanti alcuni macro-temi: immigrazione, fisco, Europa, ambiente, energia, infrastrutture, editoria, gioco d’azzardo, lavoro e giustizia.

A stabilire simbolicamente il grado di convergenza su ognuno dei 50 temi analizzati c’è un semaforo: verde in caso di accordo tra i programmi di M5s, Lega e centrodestra; giallo in caso di possibile convergenza; rosso se invece c’è una forte divergenza sul punto tra le parti. Semaforo rosso che, come detto, è scattato solo 12 volte su 50. Su molti punti determinanti si possono trovare proposte comuni: sulle pensioni con l’abolizione della legge Fornero, sull’Europa con il superamento del tetto del 3% nel rapporto tra deficit e Pil, ma anche sulla giustizia (Lega e M5s sono favorevoli all’impiego di agenti provocatori per far emergere fenomeni correttivi), sulla legittima difesa e sul contrasto al fenomeno della tratta degli esseri umani. Ancora, una convergenza è possibile sulla effettiva chiusura di Equitalia in materia fiscale, ma anche sull’allargamento della no tax area. Possibile un’intesa sulle politiche energetiche, mentre i tre partiti sono più distanti sull’immigrazione, sull’uso delle intercettazioni e sulle infrastrutture energetiche.

I temi analizzati e le convergenze possibili

Il primo macro-tema analizzato è quello della giustizia: semaforo verde su sicurezza personale (legittima difesa, per esempio), separazione delle carriere in magistratura e sistema giudiziario. Semaforo giallo in materia di corruzione, con piccole divergenze tra le tre parti su alcuni punti. Sull’Europa c’è accordo sul deficit di bilancio, qualche divergenza in più – ma non così forte – sulla governance europea. Quasi nessuna similitudine tra i programmi in tema di immigrazione: completa divergenza sui reati di immigrazione e sulla gestione dell’accoglienza, più vicinanza sulla dimensione esterna e su fattori come il contrasto al traffico di esseri umani.

In materia fiscale i punti di contatto ci sono: visione identica su agenzie fiscali e abolizione di Equitalia, possibile un accordo anche sul sistema delle aliquote (con flat tax e no tax area) e sburocratizzazione. Sul lavoro le posizioni di Cinque Stelle e centrodestra non sono distanti: accordo quasi completo su sistema pensionistico e sull’aiuto alle piccole e medie imprese, intesa plausibile anche sul salario minimo e sul trattamento dei professionisti. In tema di energia i punti in comune sono tanti: fonti rinnovabili, bioenergie, trasporti sostenibile, produzione. Poche distanze anche sull’abbassamento dei costi e sulle bollette, oltre che sul tema dell’efficienza energetica. Unica reale divergenza in tema di energia è quella riguardante le politiche per gli approvvigionamenti.

Più difficile un accordo in materia ambientale, con ben pochi punti in comune tra M5s e centrodestra: completa divergenza su sviluppo sostenibile, servizio idrico, parchi, mobilità sostenibile, fiscalità ambientale, rischio idrogeologico e trivellazioni. Possibili accordi, invece, su pianificazione territoriale, consumo di suolo, gestione dei rifiuti e bonifiche. In tema di infrastrutture, semaforo giallo su tutti i settori del trasporto: ferroviario, aereo, marittimo e anche autostradale. Maggiori divergenze, invece, sull’editoria e sull’assetto del mercato editoriale. Possibile un accordo anche sull’industria 4.0, mentre non troppo dissimili appaiono le idee programmatiche dei tre partiti sul gioco d’azzardo: completo accordo sui poteri degli enti locali e sugli impianti sportivi, possibile intesa su pubblicità, trasparenza, limitazioni e diffusione dei dati, e diversità completa di visioni sull’abolizione dei concessionari proposta dai pentastellati.