Anche la Regione Basilicata e la Regione Sardegna ricorreranno alla Corte costituzionale contro il Decreto sicurezza. La giunta regionale lucana si è riunita oggi e ha approvato una delibera che contiene appunto la decisione di ricorrere alla Consulta. E la Sardegna ha ufficializzato la decisione comunicata ieri, unendosi alla protesta delle Regioni di centrosinistra contro Salvini, a cui hanno aderito già Toscana, Emilia Romagna, Abruzzo, Umbria e Calabria e Piemonte (Queste ultime due lo hanno per il momento soltanto annunciato).

Il premier Conte, intervenuto questa sera a Porta a Porta, si è espresso sui ricorsi: "Ho dichiarato che a mio avviso chi ha responsabilità nelle amministrazioni locali ha il vincolo, l'obbligo, di applicare le leggi. Il decreto sicurezza può non essere condiviso ma certamente non può essere disapplicato. Il percorso del ricorso di costituzionalità è assolutamente legittimo. Nel frattempo la legge va applicata".

"Il rischio – ha detto Conte – è che sul decretosicurezza, che è entrato in vigore da poco, possa esserci qualche pregiudiziale ideologica, ma io arriverò al tavolo con l'Anci senza pregiudiziali. E con Salvini, che è persona ragionevole, ci confronteremo. Ma al momento non si segnalano problemi". 

Come anticipato dall'Ansa, la Giunta sarda riunita oggi a Villa Devoto ha condiviso le proposte formulate dall'assessore delegato Filippo Spanu. "È una valutazione che riteniamo necessaria – ha spiegato il presidente Francesco Pigliarusiamo davanti a un provvedimento nato su presupposti sbagliati e che non solo nega servizi essenziali a chi ne ha diritto, ma pone gli amministratori locali di fronte a seri problemi sul fronte dell'ordine pubblico, creando così incertezza e insicurezza".

"Il decreto – ha ribadito l'assessore Spanu – favorisce la disintegrazione di un modello faticosamente costruito. La Sardegna si sta muovendo in sintonia con altre Regioni per dare vita immediatamente a un confronto con il Governo attraverso un percorso istituzionale da attivare nell'ambito della Conferenza delle Regioni. Allo stesso modo, insieme a Piemonte, Toscana, Emilia Romagna, Abruzzo, Umbria e Campania, Comuni, Università e Associazioni, abbiamo promosso un appello per chiedere al Governo e al Parlamento di aderire al Global Compact for migration, che costituisce a livello mondiale un indispensabile riferimento per la gestione condivisa dei movimenti migratori. Anche in questo caso abbiamo assistito al grave e ingiustificato disimpegno del Governo". Nel frattempo, per consolidare il processo di integrazione dei richiedenti asilo la Giunta ha approvato l'aggiornamento del piano dei flussi migratori per il 2019. "Si rinnova così il nostro impegno a favore della rete dell'accoglienza e dell'inclusione", ha detto ancora l'assessore.

Nelle Marche il presidente del Consiglio regionale e capigruppo di maggioranza hanno firmato una mozione per impegnare la giunta a fare ricorso alla Consulta. Qualcosa si è mosso anche in Campania: un gruppo di consiglieri regionali ha inviato una lettera aperta al governatore De Luca sottolineando la necessità di tutelare accoglienza, integrazione e sicurezza ricorrendo alla Corte Costituzionale.

Alla presa di posizione politica dovrà seguire poi l'iter tecnico che porterà materialmente alla presentazione del ricorso, ma i tempi non saranno brevi: si potranno attendere un periodo che va dai 6 mesi a un anno. La Corte Costituzionale dovrà avere il tempo di esaminare la richiesta di illegittimità della legge: in particolare la Consulta sarà chiamata a pronunciarsi sull'articolo 13, quello relativo all'iscrizione all'anagrafe dei migranti con permesso di soggiorno per richiesta d'asilo. Se i giudici dovessero riscontrare i profili d'incostituzionalità potrebbero annullarlo. Le diverse Regioni potrebbero anche sollevare aspetti diversi della legge, ma trattandosi della stessa materia, le cause saranno quasi certamente riunite e discusse lo stesso giorno.