Tedua e il padre conosciuto a 29 anni: “Era malato, l’ho perdonato. Mia madre porta ancora rancore”
La sesta stagione di Passa dal BSMT, il podcast condotto da Gianluca Gazzoli, ha visto come primo ospite Tedua. Uno dei rapper più innovativi della generazione 2016 ha raccontato alcuni aspetti del suo passato, dal rapporto con il padre alla famiglia affidataria, muovendo la propria lettura anche sulla sua possibile, futura, esperienza al Festival di Sanremo. Secondo quanto spiegato durante l'intervista, il riavvicinamento paterno è arrivato solo all'età di 29 anni, legato alla maturazione personale.
Tedua infatti, dopo esser cresciuto con una famiglia affidataria, spinto anche dalla zia paterna, ha deciso di incontrare per la prima volta suo padre. Una decisione frutto anche della realizzazione personale vissuta grazie a "La Divina Commedia", album certificato 8 volte disco di platino: "Io dopo la Divina Commedia, il Paradiso che avevo realizzato, sono arrivato nella vita. Ho pensato che mi ha messo al mondo, ho fatto otto (nove n.d.r) dischi di platino, fammelo conoscere perché sennò qua facevano tutti un'altra vita". Il perdono, come sottolinea l'artista, è passato in primis attraverso la profonda comprensione della malattia psichiatrica che ha afflitto l'uomo: "Lui ha sbagliato, ma era legittimo sbagliare. Nessuno ti insegna a essere un genitore e, soprattutto, lui era malato a livello psichiatrico e questa secondo me è una grande giustificazione".
Già in un'intervista del 2022, durante una passata puntata del BSMT in coppia con Massimo Pericolo, il rapper aveva anticipato questo incontro: "Conoscerò con felicità mio padre. Ogni uomo merita il perdono. Non c'è la pretesa che ogni uomo sappia anche essere genitore, e il beneficio di essere messo al mondo è ciò che conta più di tutto. Rimando il momento perché quell'incontro cambierà qualcosa nel mio subconscio e quindi cambierà anche la sua scrittura". Come svelato durante la prima puntata della sesta stagione del podcast, Tedua conoscerà solo nel maggio 2024 il padre, in concomitanza con la pubblicazione del brano "Jolly Roger", contenuto ne "Il Paradiso".
Tedua ha scoperto un individuo completamente diverso da quello che si aspettava, un uomo ironico e un'autentica "enciclopedia aperta". Ma anche molto egoriferito, soprattutto quando racconta l'aneddoto dell'invito tra il pubblico dello Stadio San Siro di Milano, dove si tenne il concerto di Tedua lo scorso 24 giugno. Per l'occasione, c'è stato anche l'incontro tra i suoi due genitori: "Un giorno li ho messi in casa, lui e mia madre davanti a me. Sì, una scena comica. Mia madre porta ancora molto rancore, ha sofferto molto, non si perdona ancora tante cose".
Tra i filoni affrontati, c'è quello del Festival di Sanremo: Tedua fu protagonista, durante l'edizione 2025, di un'esibizione sul palco Suzuki con il brano "Bagagli". Mentre l'anno precedente, era stato uno dei super ospiti sulla nave Costa Smeralda. Per adesso sembra che dovremo accontentarci di questi due piccoli interventi, poiché secondo il rapper, bisogna aspettare un brano con quella vocazione, invece di impegnarsi a scriverlo per la manifestazione: "La grande vera motivazione è che per andare a Sanremo ci vuole la musica, la canzone. Quando avrò la canzone giusta potrò parlare di Sanremo. Fare una canzone per andarci è fattibilissimo, ma non lo reputo sano come avere una canzone che ti porterà al Festival".
E su come sia cambiata la percezione del Festival di Sanremo, anche per gli artisti più giovani, sottolinea come l'Ariston non sia più un punto d'arrivo, ma un "acceleratore" per un progetto musicale. A fare da contraltare però, c'è ciò che moltissimi artisti, anche mainstream, hanno vissuto negli anni successivi alla loro partecipazione. Tedua paragona infatti la carriera a un grafico azionario: "La vita è un grafico. L'importante è che quando raggiungi un all time, quando scendi ti fermi a lateralizzare e non vai più giù del tuo vecchio all time. Andare a Sanremo è come fare All-in quando hai un bello stack". Il rischio di questa mossa è alto: "Se lo faccio male, il mio grafico cadrà a picco e sarà difficile riprendersi". Proprio su quest'aspetto, ha descritto come, all'estero, i rapper non siano costretti a "convincere il pubblico che sono un bravo ragazzo": "Eminem, i PNL e Travis Scott sono mai andati a fare queste cose nei loro paesi? Booba in Francia l'ha mai fatta una roba del genere? Oppure J Hus a Londra o Dave le fanno ste cose?".
In questo senso, il confronto con l'estero e come viene accolto il rap per avere un suo riconoscimento anche istituzionale, offre per l'ennesima volta lo sguardo al dualismo tra rap e Sanremo. I rapper, infatti, necessitano di "ripulire" la propria immagine per poter partecipare, mentre, nello stesso momento, il genere è il più venduto e ascoltato nel paese. Sintomo di quanto il rap non avrebbe davvero la necessità di edulcorare la propria immagine per poter essere accolto solo da una parte del pubblico sanremese.
Questa sensazione di doversi posizionare anche in un mercato più ampio, come quello che abbraccia il Festival di Sanremo, rappresenta per lui un caso più unico che raro, ma negli anni ha imparato a capirne le dinamiche: "Sono entrato in una dinamica dove dico: sai che c'è? Quel programma è mia nonna, quel programma è mia mamma e quel programma lì è l'Italia, veramente". E proprio in virtù di questa nuova consapevolezza arriva anche il gancio per aggrapparsi a una sua futura partecipazione. Questo però solo nei panni di artista: "Voglio andare lì a fare l'artista. Allora magari ci andrò, non l'escludo".