Gabriele Russo © Mario Spada
in foto: Gabriele Russo © Mario Spada

Riparte dopo la pausa estiva la stagione del Teatro Bellini di Napoli e lo fa con uno spettacolo che si preannuncia di grande interesse, anzi, per dirla con le parole dello stesso regista e consulente artistico del teatro Gabriele Russo: “un testo che è punto di riferimento, mito, desiderio di tutta la Napoli teatrale che ne conosce le battute a memoria”.

Stiamo parlando di “Le cinque rose di Jennifer” di Annibale Ruccello, una pièce imprescindibile di quella che fu la nuova drammaturgia napoletana a cavallo tra la fine degli anni 70 e tutti gli 80 e che ebbe proprio in Ruccello, insieme con Enzo Moscato, uno dei suoi principali alfieri. Una scelta quella di Gabriele Russo, che porta in scena nei panni di Jennifer/Ruccello suo fratello Daniele artefice di un camaleontico travestimento e già protagonista di numerosi spettacoli che hanno segnato in positivo le ultime stagioni del Bellini, che si pone la sfida di interrogare il testo, svelarne i numerosi sottotesti, le mille possibilità, attenendosi, come egli stesso dichiara: “alle rigide regole e alle precise indicazioni che ci dà l’autore stesso”.

Gabriele Russo e Sergio Del Prete © Mario Spada
in foto: Gabriele Russo e Sergio Del Prete © Mario Spada

“Non è un testo – prosegue Gabriele Russo – su cui sovrascrivere ma in cui scavare, per tirare fuori suggestioni, dubbi. Ad esempio, quel che accade è vero o è tutto nell’immaginario di Jennifer? Gli omicidi stanno accadendo realmente? Le telefonate sono vere o inventate? Le cinque rose di Jennifer racconta – conclude il regista – di due travestiti napoletani ma racconta anche e soprattutto la solitudine, la solitudine che è il rovescio della medaglia della speranza che Jennifer mantiene dentro di sé fino alla fine e, dal mio punto di vista, oggi racconta con forza anche la condizione dell’emarginato, quella di chi si deve nascondere”.

Naturalmente l’estetica della messinscena calca sulle indicazioni (numerose e molto precise) che lo stesso Ruccello fornisce nel testo, nel segno del kitsch che si materializza in oggetti a cui la protagonista si aggrappa letteralmente per non sprofondare nel vuoto e nell’angoscia. In scena dal 25 ottobre al 10 novembre.

Gabriele Russo © Mario Spada
in foto: Gabriele Russo © Mario Spada