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Riforma Sangiuliano, perché si protesta contro l’accorpamento di Crotone al Parco archeologico di Sibari

La richiesta di un “polo” autonomo crotonese si scontra con la decisione del Ministero della Cultura di unire Crotone a Sibari. La riorganizzazione del Mic procede spedita si mobilitano cittadini e associazioni.
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A cura di Claudia Procentese
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Parco archeologico di Capo Colonna
Parco archeologico di Capo Colonna

Autonomia sì, accorpamento no. È questo lo slogan che sintetizza la protesta dei crotonesi, nata nelle ultime settimane, contro la decisione di unire la loro città al Parco archeologico di Sibari. L’estate calabrese si è preannunciata calda in Magna Grecia, già all’indomani della bozza di Dpcm, approvata a fine luglio dal Consiglio dei ministri. Schema preliminare che, oltre a far salire da 44 a 60 il numero di musei, parchi archeologici e altri siti culturali italiani dotati di autonomia speciale, con la creazione di 17 istituti nuovi di zecca, ha inserito nella lista per la prima volta i “Parchi archeologici di Sibari e Crotone” insieme. Non c’è ancora un’assegnazione ufficiale, ma il Parco archeologico di Sibari, istituito soltanto nel 2020, pare diventerà una cosa sola con il Parco archeologico di Capo Colonna, i due musei archeologici di Crotone, il museo di Amendolara, forse la fortezza di Le Castella. Tutto sotto la guida di un unico super direttore.

Sit-in e decreti a cavallo del Ferragosto

I giochi sembrerebbero fatti, ma la polemica non accenna a placarsi. A contestare il provvedimento è un movimento trasversale, composto da cittadini, attivisti e associazioni che, nonostante la voce meno potente, portano avanti le loro istanze. E così lo scontro, che rischia di essere relegato a disputa locale, rivela invece tutta la fragilità di riforme statali, vergate su carta, quando vengono a contatto con la dura realtà del nostro ricco Sud archeologico. Un Mezzogiorno fatto di carsica storia millenaria che poco si incastra con gli artificiosi codicilli. L’accusa, questa volta, è di frettolosità ed eccessivo decisionismo e a scendere in campo per prima è stata Chiara Capparelli, archeologa e membro del civico consesso di Crotone. Non le importa essere chiamata consigliera o consigliere comunale, i suoi modi risoluti e diretti scavalcano ogni etichetta. "Quest’accorpamento è stato un fulmine a ciel sereno – racconta -, è da tempo che chiediamo un’autonomia speciale per i musei di Crotone e di Capo Colonna, e relativo parco archeologico. Una condizione che garantirebbe loro maggiore libertà da un punto di vista finanziario, scientifico e organizzativo, senza dover elemosinare ogni volta interventi alla Direzione regionale musei Calabria per affrontare le criticità e guidare la valorizzazione. E invece all’improvviso ci arriva la notizia dell’unione con Sibari. Un provvedimento calato dall’alto senza confrontarsi con i territori, bocciato subito da tanti cittadini. Abbiamo organizzato un sit-in nel piazzale del museo archeologico di Capo Colonna chiedendo di essere ascoltati, in consiglio comunale è passata in maniera unanime una mozione relativa al conferimento di autonomia speciale per Crotone, eppure la futura direzione alza un muro dietro cui si trincera ad oltranza. Veniamo trattati con sufficienza, da ignoranti in materia,tuttavia nessuno finora ci ha illustrato un programma chiaro per il futuro del nostro territorio".

Botta e risposta a distanza

La collaborazione non inizia con il piede giusto secondo Capparelli, che chiede maggiori dettagli e rassicurazioni su una manovra definita poco obiettiva. Da parte sua l’attuale direttore del Parco di Sibari e ad interim della Direzione regionale musei Calabria, Filippo Demma, una settimana fa a margine della conferenza stampa per la presentazione del partenariato pubblico-privato al Parco e Museo di Capo Colonna, ha risposto tra l’ironico e il piccato agli attacchi e spiegato davanti alle telecamere: "Ho sentito dire di tutto e di più, addirittura dell’intenzione di smontare la colonna e portasela a Sibari (unica colonna rimasta eretta del tempio di Hera Lacinia, ndr), tra l’altro sono venuto apposta, ho anche la mia squadra di tecnici e tra poco lo faremo. Ho sentito parlare di Crotone sotto Sibari, mi sembra un modo assolutamente ridicolo di affrontare una questione senza sapere di cosa si parla, mi sembra uno schieramento calcistico, come se stessimo facendo una partita di calcio Crotone contro Sibari. La Calabria, e in particolare l’Alto e Medio Ionio, deve imparare a fare sistema, da soli non si va da nessuna parte". E precisa: "Ho letto da qualche parte anche che per creare il nuovo ente verrà smantellata la Soprintendenza di Crotone e Catanzaro. Una sciocchezza istituzionale perché gli istituti autonomi dipendono dalla Direzione generale musei, mentre le Soprintendenze dipendono dalla Soprintendenza Archeologia Belle Arti e Paesaggio, hanno compiti diversi. La verità è che l’autonomia aiuterà Crotone a progettare e programmare il proprio futuro, eliminerà o almeno ridurrà una serie di ritardi, faciliterà tutte le operazioni anche di tutela connesse al patrimonio ambientale, paesaggistico e monumentale di Capo Colonna non dell’intera provincia di Crotone e Catanzaro. È una grossa opportunità".

Nel frattempo la riorganizzazione del Ministero della Cultura, prevista entro settembre, procede spedita. Pochi giorni fa l’approvazione dell’emendamento che prevede la divisione del dicastero in dipartimenti (abbandonata quindici anni fa) per un numero non superiore a quattro. È la quinta riforma del Ministero in otto anni, nel bel mezzo delle ferie di Ferragosto. "Non contestiamo l’autonomia – ci tiene a sottolineare Capparelli -, ma la chiediamo esclusivamente per Crotone, unica città che in Calabria ha due musei archeologici nazionali con all’attivo mostre, attività didattiche e momenti importanti di aggregazione sociale, che è capoluogo di provincia rispetto a Sibari, che è seconda solo a Reggio Calabria per attrattività". Rincara la dose l’archeologa: "Per quanto bravo e coadiuvato da comitati tecnico-scientifici, un unico direttore come farebbe a gestire due realtà così impegnative, mal collegate da oltre 100 chilometri di strada, la statale 106 Jonica definita della morte, che necessitano di attenzione continua?".

La protesta
La protesta

Lo scontro politico

Tempo di vacanze, due conosciute località balneari della costa ionica, i pendolari del lavoro che "scendono giù" per le ferie, il mare blu, i disagi cronici di treni e bus, tutto come al solito, ma quest’anno sotto l’ombrellone non si parla solo di gossip e calciomercato. Tiene banco il forte senso di appartenenza, sopito dal tran tran quotidiano ma pronto a destarsi se vengono toccate le radici, quelle che non dividono ma identificano. Compatto è il fronte che si è schierato armandosi di appelli pubblici, comunicati stampa, lettere sui social, come quella dello stesso sindaco di Crotone, Vincenzo Voce. “Il Parco di Capo Colonna e i musei – scrive il primo cittadino in una nota indirizzata al ministro Sangiuliano, poi pubblicata su Facebook – non possono e non debbono essere accorpati al Parco di Sibari che, seppur di analoga origine, si presenta con forme, storia e tradizioni diverse. Sono criteri oggettivi di natura culturale e storica che non possono essere ignorati sulla base esclusiva di una mera gestione aziendalistica”. E aggiunge che Crotone omnes numeros habet, avrebbe detto Cicerone, cioè ha tutti numeri per avere l’autonomia speciale: “La nostra non è una sterile battaglia di campanile, ma sono anche i numeri che supportano la nostra richiesta. Basti pensare che, nonostante difficoltà oggettive, i dati relativi alle presenze nelle strutture museali e del Parco di Crotone superano, dato 2021, le 60mila unità. Un dato che se confrontato con il parco di Sibari (6.384 presenze – anno 2021) parla da solo”.

E il dissenso finisce in consiglio regionale. Una mozione sulla richiesta di assegnazione di autonomia speciale a Crotone evitando l’accorpamento con Sibari, presentata dai consiglieri regionali Antonio Lo Schiavo e Antonello Talerico, viene approvata all’unanimità lo scorso 25 luglio. Reclama fermamente "l’indipendenza da non condividere" anche l’assessore alla Cultura di Crotone, Nicola Corigliano, invitando alla collaborazione istituzionale tra Stato, Regione ed enti locali, dal momento che “ora, il Governo dovrebbe tenere necessariamente conto della volontà espressa anche dall’intero Consiglio regionale”, rispettando il criterio guida secondo il quale “non si possono accettare novità calate dall’alto e che bisogna inevitabilmente confrontarsi con le volontà espresse da un intero territorio”.

La voce delle associazioni: ottimizzazione oppure scippo alla comunità?

Accorpare, snellire, accelerare le pratiche. Questa la linea dettata dal Ministero che però non fa presa sulle associazioni del territorio, piene di perplessità sul nuovo assetto organizzativo. "In una parola ottimizzare, sì ma con quali uomini e mezzi? – si chiede Giuseppe Celsi, membro del direttivo del Gruppo archeologico krotoniate -. Qualunque soggetto pubblico venga investito della gestione e dello sviluppo dei beni culturali ha bisogno di un progetto, di personale e risorse finanziarie. Diversamente il fallimento è assicurato e l’operazione che si va profilando servirà solo per un balletto di poltrone pagato con le tasche dei cittadini. Il nuovo soggetto che il ministro propone avrebbe competenza su luoghi identitari in una fascia di territorio lunga 200 chilometri, va da sé che gestire parchi e musei non significa solo staccare biglietti e lasciare le persone aggirarsi allo sbando a guardare oggetti in vetrina. Come si fa a sovrintendere una zona così vasta, a recuperare, conservare, rendere fruibile alle diverse tipologie di utenti, in un contesto articolato che richiede presenza e impegno giornalieri?". La risposta sarebbe in quel prezioso "fare rete", soluzione alla sfilacciatura istituzionale e alla faziosità territoriale. "E allora – ribatte Celsi -, in virtù del maggiore peso storico di Crotone rispetto a Sibari, perché non si è pensato di istituire prima un parco autonomo a Crotone a cui successivamente affiliare Sibari?". Insomma, fortuita cronologia o previdente opportunità? Più moderata, o forse rassegnata, la posizione del presidente del GAK, Vincenzo Fabiani, che attende i fatti. "L’attuazione della riforma è in fase avanzata – dice -, la decisione ministeriale ormai è stata presa, non ci resta che aspettare cosa accadrà nel concreto. Se non sarà un semplice accorpamento, ma un istituto autonomo nuovo, allora ci potrebbero essere risvolti positivi per entrambe le città". Alla domanda se cova ancora vecchio astio tra sibariti e crotoniati per via dello scontro epocale, nella Magna Grecia del VI secolo a.C., tra Sybaris dai costumi smodati e la rigorosa Kroton seguace di Pitagora, conflitto conclusosi con la prima città rasa al suolo dalla seconda, risponde sorridendo: "Ma no, è roba passata, il presente ha altre caratteristiche".

Parco archeologico di Capo Colonna
Parco archeologico di Capo Colonna

Non resta zitta nemmeno la storica associazione Italia nostra che definisce l’accorpamento "inaccettabile, antistorico, incomprensibile". Il comunicato è una levata di scudi indignata verso "un’azione politica volta ad accentrare potere e finanziamenti e ad impoverire i territori". Teresa Liguori, presidente di Italia nostra Crotone, chiede ai ministri della Cultura Sangiuliano e dell’Economia Giorgetti che "sia potenziata l’autonomia nella gestione del rilevante patrimonio archeologico paesaggistico, sia dotata di mezzi finanziari adeguati, non già privata ed accorpata ad altre realtà museali lontane e completamente diverse". Come? "Mantenendo – si legge nella nota stampa – anzi potenziando l’attività di controllo sul territorio e di ricerca della Soprintendenza ABAP di Catanzaro e Crotone che deve essere messa in condizione di operare in modo adeguato".

Parla invece di "spoliazione" e di "nuova mortificazione per tutti i crotonesi" Filippo Sestito, presidente dell’Arci Aps Crotone, che, critico nei confronti della "classe politica regionale", insiste sul "paradosso se pensiamo che i numeri di visitatori sono fortemente sbilanciati in favore dell’area crotonese, senza considerare la fortezza di Le Castella, che vanta circa 30mila presenze annuali". Denuncia un’ulteriore umiliazione "dopo il continuo ed incessante smantellamento della sanità pubblica , dopo l’isolamento infrastrutturale dell’intera area crotonese per la quale non esistono collegamenti ferroviari e viari degni di questo nome, con un porto ed un aeroporto senza alcuna visione di sviluppo". "È questa – si chiede – l’idea di sviluppo che la classe politica e dirigente espressa da Crotone ha per il nostro territorio? Possibile che le istituzioni e gli enti locali non siano in grado di tutelare i diritti e gli interessi delle nostre comunità?".

Le Feriae Augusti romane

Domande in un dialogo accidentato fatto di pause, silenzi e attese. Intanto si avvicina la riunione ferragostana preannunciata tre mesi fa dal ministro Sangiuliano quando, per mettere in riga i suoi direttori generali, colpevoli a suo dire di essere "troppi in ferie" durante il ponte del 25 aprile, li bacchettò con un invito sui generis. "Gentili direttori – rimproverò nella provocatoria lettera a loro indirizzata -, vi faccio osservare che la peculiarità del nostro ministero, le cui attività trovano particolare riscontro proprio in occasione di queste festività, suggerirebbe una puntuale presenza proprio in questi giorni. Per capirci, è come se le forze dell’ordine andassero in ferie quando la città si svuota per le vacanze estive". Da qui l’idea di una convocazione collettiva per il pranzo del 15 agosto, puntuali alle ore 13, a Roma caput mundi. E, perciò, aperta per ferie resta anche la protesta in periferia, nella Calabria mezza punta d’Italia.

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