"Probabilmente non torneremo mai più al passato. I musei dovranno rivedere il loro modello di business, allontanandosi dagli eventi di massa per tornare alle loro collezioni". Sin dal suo insediamento, nel 2015, in uno dei più prestigiosi musei italiani, centro nevralgico della vita culturale milanese, la chiarezza nell'esprimere la propria visione non è mai mancata al direttore della Pinacoteca di Brera e dell'annessa Biblioteca Braidense, il canadese James Bradburne. In queste settimane, l'istituzione culturale nel capoluogo della regione più colpita dal virus del Coronavirus non ha mai smesso di essere aperta, almeno online. Tra le diverse iniziative, la raccolta di capolavori ammirabili ad alta definizione tramite la tecnologia dei Gigapixel, nell’ambito della campagna #laculturanonsiferma.

Tuttavia, con la fase 2 in procinto di iniziare a tirar fuori l'Italia dalle secche del lockdown, è tempo di mettersi a lavoro e immaginare nuove modalità di promuovere la cultura del Belpaese. A quanto pare, secondo uno dei più apprezzati direttori di musei nostrani, non servirà a molto riaggrapparsi a un recente passato fatto di numeri e folle di turisti. Quel modello, che solo pochi mesi fa sembrava inscalfibile, nonché l'unico possibile per i Beni Culturali in Italia, pare già lontano milioni di anni luce.

Facciamo un passo indietro. Al momento, considerando quanto sta accadendo a Milano e nel resto della Lombardia, chi c'è al lavoro nella Pinacoteca?

La tutela delle opere nelle nostre collezioni è fondamentale, quindi abbiamo ancora una minima presenza di personale presso la Pinacoteca, oltre alla regolare manutenzione del sistema di climatizzazione e all'ispezione dei dipinti. Chiunque può lavorare a casa.

Qual è stato finora l'impatto economico dell'emergenza Coronavirus? Come avete organizzato le attività?

Fin dall'inizio della crisi, oltre a garantire la sicurezza delle opere, abbiamo rivolto tutte le nostre risorse a rendere disponibili online il museo e la biblioteca. L'impatto economico è e sarà devastante, poiché tutte le nostre fonti di entrate sono minacciate: quelle derivanti dalla vendita di biglietti e le entrate di sponsor pubblici e privati, che giustamente in questo momento supportano attività legate alla salute pubblica.

Quali sono le prospettive per il futuro? I dati ci dicono che il settore turistico sarà quello più colpito dalla crisi.

Fortunatamente non abbiamo mai posto troppa enfasi sul turismo, e abbiamo mirato a servire la comunità. Ci aspettiamo che i cittadini di Milano tornino, lentamente, al loro museo e alla loro biblioteca.

Giudica soddisfacenti gli strumenti messi in campo dal Governo italiano per la cultura nel nostro Paese?

Come istituzione autonoma, stiamo trovando le nostre soluzioni, ma ovviamente tutti gli sforzi per sostenere i settori vulnerabili dell'economia sono molto apprezzati.

Come immagina il "suo" museo dopo la pandemia?

Ci vorrà molto tempo prima di riprenderci dagli effetti sociali, economici ma soprattutto psicologici del virus. È altamente improbabile che torneremo a vivere come in passato. Chiaramente i musei dovranno rivedere completamente il loro modello di business, allontanarsi dagli eventi di massa e tornare alle proprie collezioni, il che è una cosa molto positiva. Speriamo che in questa difficile transizione – che richiederà anni – sia il settore pubblico che quello privato comprendano appieno gli sforzi di musei e biblioteche mentre si reinventano per un mondo, in cui riunirsi in gruppi sarà meno possibile.