La scoperta dei due corpi umani annunciata sabato a Pompei è una notizia straordinaria non solo per i cultori del passato, ma soprattutto per chi ha cuore il futuro. Probabilmente i calchi dei due uomini, uno schiavo col suo padrone, colti in eguale misura dalla furia distruttiva del Vesuvio, poco aggiungono rispetto a quello che sappiamo sull'eruzione del 79 d.C. e sulla straordinaria fonte di conoscenza per tutto l'umanità rappresentata dagli scavi del Parco archeologico di Pompei, ma aggiunge importanti elementi per il futuro dei beni culturali e archeologici nel nostro Paese.

Il sito di Pompei è una delle mete più amate dai visitatori nazionali e internazionali ed è secondo sito per numero di presenze ogni anno nel nostro Paese, dopo il Colosseo. La scoperta dei due corpi, con la relativa realizzazione dei calchi attraverso la tecnica ampiamente provata attraverso il riempimento delle cavità dei corpi nascosti nel sottosuolo, lascia prevedere per il futuro importanti investimenti in campo culturale. Sarebbero decine gli ettari di suolo presente nel Parco archeologico di Pompei ancora da scavare, che promettono ulteriori scoperte.

Franceschini: "A Pompei ancora 20 ettari da scavare"

A dirlo, tra le righe del suo intervento, è lo stesso ministro dei beni culturali, Dario Franceschini, che ha dichiarato:

Pompei è importante non solo per il numero di visitatori nazionali e internazionali che ogni anno la visitano, ma è anche un luogo incredibile di ricerca, studio e formazione. Ci sono ancora più venti ettari da scavare, un grande lavoro per gli archeologi di oggi e del futuro.

La scoperta dei due corpi umani a Pompei

La scoperta dei corpi annunciata due giorni fa dal titolare del MiBact Dario Franceschini e dal nuovo direttore generali dei musei, Massimo Osanna, ultimo direttore del Parco archeologico di Pompei e protagonista della rinascita del sito campano, riguarda i calchi di due uomini, uno schiavo e il suo padrone: la straordinaria scoperta è stata effettuata nella villa suburbana di Civita Giuliana che, già nel 2018, regalò la scoperta dei resti di un cavallo. “Una scoperta davvero eccezionale l’ha definita Massimo Osanna, direttore del Parco Archeologico di Pompei.