20 Novembre 2015
09:49

Perché Hemingway è diventato un simbolo dopo gli attacchi di Parigi

Il libro di Hemingway, Festa mobile, ambientato nella Parigi dei primi del Novecento, in un’atmosfera densa di ispirazione e di cultura, è diventato il simbolo della reazione di Parigi alla violenza terroristica. Tantissimi parigini in queste ore lo stanno esibendo come emblema di una città consapevole del proprio passato e che non vuole arrendersi alla paura. Il titolo del libro in francese è, appunto, Paris est une fête , Parigi è una festa.
A cura di Luca Marangolo

“Paris est une fête ”. Questa è la frase che potrete leggere, adesso, se andate a Parigi, sulle cancellate dall’aspetto magnifico della grandeur, per le strade, fra i fiori, le candele, e i ricordi di tutti coloro che  hanno perso la vita nelle terribili stragi avvenute questo Novembre.

Parigi è una festa mobile lo scriveva Ernest Hemingway nel suo bellissimo romanzo postumo, in cui raccontava di “un tempo in cui eravamo molto poveri, ma molto felici”.

Il romanzo è appunto Festa mobile, tradotto in francese Paris est une fête (Parigi è una festa), traduzione che in verità incarna bene, pur tradendo l’originale inglese (A Meauvable Feast), quella incredibile attitudine di Ernest Hemingway alla sintesi fulminante.

Sì perché Festa mobile di Ernest Hemingway è diventato rapidamente il simbolo della reazione dei parigini all’ondata di terrore che alcuni facinorosi hanno voluto diffondere in pochi attimi.

Questo grazie a un'iniziativa lanciata da un'avvocatessa 66enne, intervistata davanti al Bataclan, uno dei luoghi del massacro: da allora il libro è rapidamente risalito in cima alle vendite.

Parigi è una festa è il grido gioioso di un Hemingway, che ricorda- in questo libro-quanto la spensieratezza del suo battagliero carattere riusciva  a trovare la gioia di vivere anche nei momenti di povertà e disperazione ed è veramente un inno a quello che Parigi è veramente stata nel Ventunesimo secolo: qualcosa di assolutamente ineguagliabile e ineguagliato  anche per altre città di non minore prestigio.

Al tempo in cui c’era Hemingway Parigi era una festa cui partecipavano  Scott e Zelda Fitgerald, Thomas Eliot e Gertrude Stein; era dunque un incredibile concentrato di creatività e cultura, dando il là, praticamente, a tutta la cultura novecentesca successiva. Basti pensare solo che Ulisse di James Joyce, il romanzo più influente del Novecento, fu pubblicato a Parigi nel 1920 da Sylvia Beach, coeva ed amica di Hemingway, proprio nel periodo in cui tutti questi grandi scrittori vivevano a Parigi, e dopo che la censura ne aveva ostacolato la pubblicazione su rivista negli Stati Uniti e nel Regno Unito.

Ecco perché la copertina del romanzo di Hemingway è diventata il simbolo della gioia che reagisce contro la tristezza, la rabbia e la paura, ecco perché potrete vedere, se andate a Parigi, i parigini sfoggiare la copertina di questo libro con la giusta fierezza.

La fierezza di chi, in effetti, è consapevole della propria storia ed esattamente per questa ragione non vuole cedere terreno alla fobia e alla violenza.

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