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Pera Toons, oltre i record c’è molto di più: chi è l’autore dei fumetti da record

Numeri, dati, record: tutto quello che c’è da sapere su Pera Toons, un autore capace di superare i 2 milioni di copie vendute e di diventare in tempi piuttosto brevi un fenomeno editoriale. Dai fumetti ai social, fino alla serie animata prodotta dalla Rai.
A cura di Gianmaria Tammaro
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Pera Toons
Pera Toons

Alla fine dell’anno scorso TuttoLibri, l’inserto culturale de La Stampa, ha pubblicato la classifica dei cento libri più venduti in Italia nel 2025. E al di là di quelli che sono stati i primi posti, è interessante fare attenzione a un altro dato: e cioè la presenza, in tre posizioni differenti, con tre libri differenti ("Prova a non ridere", "Missione risata" e "Ridere con poco"), di Pera Toons. In totale, parliamo di un venduto di circa 240 mila copie che, per carità, a malapena si avvicinano ai numeri del primo classificato, "L’ultimo segreto" di Dan Brown, pubblicato da Rizzoli, che ha venduto 268.807 copie. Eppure resta comunque un risultato importante, specie per il mercato del fumetto italiano. Queste classifiche non prendono in considerazione tutti i canali di vendita, quindi è chiaro che diversi titoli sono stati esclusi.

Nel giro di pochi anni, Pera Toons si è fatto rapidamente notare per il suo successo commerciale. I suoi libri, che sono fondamentalmente raccolte di strisce, vengono letti soprattutto dal pubblico più giovane, quello pre-adolescenziale, ancora in piena infanzia. Con buone probabilità a piacere sono i colori, la semplicità delle linee e anche il tipo di comicità (molti giochi di parole, poche battute veramente elaborate). È anche vera un’altra cosa, però. Il suo successo comincia da lontano. Alessandro Perugini, il vero nome di Pera Toons, ha lavorato come grafico pubblicitario e ha capito piuttosto rapidamente i meccanismi della comunicazione e del marketing. Prima ancora di fare i suoi fumetti, Perugini si è impegnato con Instagram e con il suo canale Youtube, raccogliendo un ampio seguito (tra le varie piattaforme, oggi ha qualcosa come 5 milioni di follower). Pera Toons, in un certo senso, è arrivato dopo. O almeno, sono arrivati dopo i suoi libri.

Tunué, l’editore che li pubblica, ha colto immediatamente il potenziale di queste strisce comiche e dei personaggi di Pera Toons e si è inserito in un mercato dove, precedentemente, era quasi – sottolineiamo: quasi – assente. Oggi la realtà è un’altra; oggi sappiamo che la frazione che sta crescendo di più nel mercato del fumetto è proprio quella dedicata ai più giovani, ai preadolescenti, mentre i manga e un certo fumetto d’autore stanno facendo fatica (non tanto i manga che, più o meno, si mantengono costanti nelle vendite, senza le crescite sbalorditive della pandemia, quanto un fumetto italiano con una diffusione limitata, che racconta storie personali e introspettive).

All’inizio del 2025, più o meno, Tunué ha comunicato che i libri di Pera Toons avevano venduto circa 2 milioni di copie. Poco tempo dopo, "Ridi che è meglio" ha superato le 300 mila copie, diventando il primo fumetto italiano a raggiungere un traguardo simile. In più, solo poche settimane fa, Rai Kids ha annunciato di essere al lavoro su una serie animata di Pera Toons. Ed è una decisione che, se ci riflettiamo, ha assolutamente senso. Soprattutto se riprendiamo in considerazione l’inizio del percorso di Perugini, tra Instagram e Youtube, con brevi video animati. Sia la scrittura che lo stile grafico delle sue strisce si adattano perfettamente a uno spazio e a un linguaggio come quello televisivo. Insomma: non stiamo parlando di un fenomeno passeggero; Pera Toons ha oramai raggiunto una certa solidità, sia editorialmente che commercialmente. Ed è vero: nelle sue opere, nei suoi libri, tornano strutture e temi ricorrenti; c’è, forse, un’estrema semplificazione della cosa raccontata e, parallelamente, della cosa mostrata (quindi non solo della scrittura ma anche dei disegni).

Pera Toons, però, non ha mai detto di avere altri obiettivi o velleità più o meno autoriali. Ha costruito un suo sistema, una sua dimensione, e si è sempre mosso affidandosi a una serie di regole autoimposte: come comunicare sui social in che modo disegnare le pagine e le vignette; fin dove spingersi; quanta ironia usare, quanto sarcasmo inserire, e così via. Alcune delle critiche che vengono fatte a lui e a Tunué non hanno senso. È fondamentale, quando si parla di Pera Toons, ricordarsi del target, di chi sono i lettori, effettivi e potenziali, dei suoi fumetti. Qualunque altro discorso, in cui si accusa Tunué di preferire un autore che non ha niente da dire o il fumettista di non cercare mai di innovarsi, sono abbastanza relativi. Anche perché, ed è un dettaglio estremamente importante, tanto Pera Toons quanto Tunué stanno reinvestendo – se in parte o del tutto non è chiaro né così facile da dire – questo successo.

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Pera Toons si sta gradualmente spostando in altri spazi (prima abbiamo citato la serie animata di Rai Kids; ma se rimaniamo alla carta stampata va menzionata anche la collaborazione con la rivista di Topolino), mentre Tunué sta stampando titoli diversi, alcuni di autori che difficilmente, prima, avrebbero trovato spazio in Italia. Può permettersi di partecipare ad aste per diritti decisamente più costose e impegnative, e può pubblicare un maggior numero di autori esordienti o comunque alle prime opere. Il potere economico della casa editrice, però, non va assolutamente frainteso: stiamo parlando di un privato; e quindi è chiaro che, al primo posto degli obiettivi, ci saranno sempre i suoi interessi.

Il successo di Pera Toons può diventare un’occasione anche per altri fumettisti e, più in generale, per altri libri. Se le sezioni dedicate ai fumetti delle librerie si riempiono grazie a lui, più lettori – specialmente tra chi accompagna i più piccoli – possono guardarsi intorno, scoprire titoli differenti e decidere, magari, di recuperarli. Non è una scienza esatta, per carità. Non è nemmeno detto che le cose vadano sempre così. Ma non è da sottovalutare l’effetto della visibilità di Pera Toons anche tra gli addetti ai lavori che non si occupano o che si occupano molto poco di fumetto. I problemi, semmai, sono altrove. Non in Tunué e sicuramente non per Pera Toons.

I problemi riguardano una determinata visione del fumetto, tanto italiano quanto internazionale, e del modo in cui viene venduto e raccontato al pubblico; i problemi riguardano l’offerta per adolescenti e per adulti, che non riesce a rispondere alle aspettative di un certo pubblico di lettori. I problemi sono nei diritti che vengono o meno garantiti agli autori, che restano dei precari e che in pochissimi casi sono in grado di vivere più che dignitosamente grazie al loro lavoro (a questo proposito, vi consigliamo di recuperare quello che ha fatto, e continua a fare, l’associazione MeFu nel mappare e nel tracciare le varie questioni e i vari problemi che riguardano il settore). I problemi sono nella considerazione che la critica generalista ha per il fumetto. I problemi sono anche nel modo in cui vengono concepite e costruite le fiere di settore, sempre più interessate a coinvolgere talent e volti famosi del piccolo e grande schermo e sempre meno pronte a strutturarsi in modo da sostenere autori e autrici.

Pera Toons può essere, per innumerevoli ragioni, un’occasione. Ed è di questo, forse, che bisognerebbe parlare. Non dei numeri, non delle vendite (o almeno, non solo di quelle). Ma pure di una nuova strada da percorrere (editorialmente), di un pubblico che troppo spesso è stato dimenticato e messo in secondo piano (quello, lo ripetiamo, dei giovanissimi) e del cortocircuito interno di alcune realtà editoriali, più innamorate del proprio nome e della propria posizione che intenzionate seriamente a fare bene o a partecipare attivamente alla costruzione di un sistema solido e in salute. Quello di Pera Toons, per certi versi, è un modello da tenere in considerazione e soprattutto da studiare: non tanto per quello che offre artisticamente o contenutisticamente, ma per la sua capacità – abbastanza straordinaria, va detto – di inserirsi in modo efficace all’interno di una compagine specifica della nona arte. E in tempi tutto sommato brevi. Prima di lui, una cosa simile l’aveva fatta anche Sio, oggi tra i fondatori di una nuova casa editrice, Gigaciao, che si sta muovendo proprio per tenere insieme anime e scopi differenti: dalla riscoperta di grandi personaggi e classici, come Lupo Alberto e Cattivik, al lancio di riviste, raccolte di strisce e volumi unici, tra edicola, libreria e distribuzione online.

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