Omicidio di Tupac Shakur, condannato Duane “Keffe D” Davis dopo 30 anni: rischia l’ergastolo
Secondo una giuria di Las Vegas a uccidere il rapper Tupac Shakur nel 1996 è stato Duane “Keffe D” Davis, leader della gang di Compton. Ci sono voluti trent'anni per risolvere uno dei gialli dell'hip hop mondiale, la scomparsa di uno dei protagonisti della scena di quegli anni e uno dei rapper entrati nel mito per le sue canzoni ma anche per questa morte misteriosa. La decisione della giuria si è basata soprattutto sui racconti che l'uomo ha fatto in questi anni, parlando con investigatori, registi, rilasciando interviste e anche attraverso la sua autobiografia, "Compton Street Legend". Il motivo per cui avrebbe ucciso il rapper sarebbe una ritorsione per un precedente diverbio, ora rischia l'ergastolo. La lettura della sentenza da parte della Giudice è prevista per il 13 ottobre.
Sarebbe stato lo stesso Davis, quindi, a fornire ai magistrati le prove principali per la propria condanna. Per i suoi avvocati, tutti i racconti che ha fatto nel corso degli anni non sarebbero altro che il frutto della voglia di ottenere soldi e notorietà da questo caso. Tupac Shakur è morto il 13 settembre 1996, a 25 anni, sei giorni dopo essere stato colpito da quattro proiettili a Las Vegas esplosi da una Cadillac bianca: il rapper aveva appena assistito all'incontro di pugilato tra Mike Tyson e Bruce Seldon. Tupac era al fianco del co-fondatore della Death Row Records, Marion "Suge" Knight – oggi in carcere per omicidio volontario.
Keffe D si è sempre collocato all'interno dell'auto che ha affiancato quella dell'artista e ha detto di aver recuperato una pistola e averla messa sul sedile posteriore. L'uomo non è stato accusato di essere stato lui ad aver sparato a Tupac, ma di essere la mente dietro l'organizzazione dell'omicidio. La colpa del rapper e di Knight era stata quella di aver picchiato il nipote di Davis, Orlando "Baby Lane" Anderson, all'MGM Grand quella sera stessa. Nonostante Davis abbia cambiato più volte i dettagli della sua versione, il vice capo procuratore ha sostenuto che la sostanza non cambiava e la giuria è stata d'accordo con lui.
Nel 2008, mentre la Polizia indagava sulla morte di The Notorious B.I.G., rivale di Tupac Davis – ucciso sei mesi dopo -, Davis ha cominciato a fornire alcuni dettagli sull'omicidio: l'imputato ha raccontato che si trovava sul sedile passeggero della Cadillac, quando hanno visto l'auto con il rapper e l'ex patron della Death Row sfrecciare dall'altra parte della carreggiata. A quel punto avrebbero fatto inversione a U, l'avrebbero raggiunto, affiancato e sparato. Davis ha anche raccontato che non lo ha fatto lui perché si trovava nella posizione sbagliata, troppo distante dalla vittima. Negli anni alcune delle persone che presumibilmente erano nell'auto sono morte, i potenziali testimoni erano riluttanti a parlare e lo stesso Knight non era riuscito a dare maggiori informazioni su ciò che era accaduto quella notte.
Le prime dichiarazioni fornite da Davis erano state fatte grazie a un accordo di immunità siglato con gli investigatori, solo che negli anni l'uomo ha cominciato a rilasciare dichiarazioni pubbliche su ciò che era avvenuto quella notte, permettendo alle autorità di utilizzare anche quelle rilasciate anni prima. Il suo avvocato ha provato a convincere l'accusa e la giuria che tutte le cose dette dal suo assistito altro non erano che spacconate, cose dette per essere al centro dell'attenzione. Secondo la difesa gli investigatori non sono neanche riusciti a dimostrare che Davis si trovasse a Las Vegas quella sera. Davis resterà in carcere fino alla lettura della sentenza da parte della giudice e solo dopo quel momento potrà ricorrere in appello, come ha già dichiarato di voler fare.