NDG: “Io fallito? Ne sono fiero. Dopo Amici non sono scomparso ma non voglio essere solo quello di Panamera”

A tre anni dalla sua partecipazione ad Amici 22 e dopo il disco di platino di “Panamera”, Nicolò Di Girolamo, in arte NDG, torna sulle scene con il suo nuovo singolo "Scomparso" il prossimo 19 marzo. Un brano che affronta con autoironia i commenti sulla sua pausa post-talent: “(L’ho vissuta) male, perché magari vedevo gente nella vita di tutti giorni che mi continuava a chiedere se facessi ancora musica o che fine avessi fatto”. Poi il suo percorso ad Amici 22 e l’amicizia con Tommy Dali e Wax: “È rimasta anche fuori dalla scuola: mia sorella è uscita spesso a Milano con Wax e il suo gruppo di amici”. Qui l’intervista a NDG.
Come e quando nasce "Scomparso"?
Nasce in un periodo tra fine 2024 e inizio 2025 in cui ho scritto molto, dopo un lungo periodo di pausa. Ho vissuto un po' il blocco dello scrittore e mi ero preso una pausa dalla musica, non con l'idea di smettere di farla.
Cosa ricercavi in quel momento?
Vivere la vita di un ragazzo normale. Il significato della canzone riprende proprio questo concetto. Spesso si parla di un artista, di un personaggio pubblico, di un attore come scomparso, quando comunque ognuno ha la sua vita e non bisogna sempre essere sovraesposti, sempre sulla cresta dell'onda.
Un fenomeno legato all'idea di performance.
Spesso si parla anche di artisti giganti, per esempio Blanco, di cui si è parlato come scomparso, dopo aver fatto un tour negli stadi da giovanissimo. Pensa a me come mi sia potuto sentire, nel mio piccolo spazio di celebrità, quando sono stati fatti su di me questi commenti.
Tu come l'hai vissuta?
Male, perché vedevo gente nella vita di tutti giorni che mi continua a chiedere se facessi ancora musica o che fine avessi fatto. Un aspetto che tocca meno chi non è esposto come nel nostro lavoro, in cui i risultati sono sotto gli occhi di tutti. Proprio da questa sensazione è nata "Scomparso". Nel ritornello canto: "Fiero di essere un fallito".
Un brano autoironico in cui la disconnessione equivale alla "morte" per il pubblico.
In questa canzone mi prendo il diritto di poter sbagliare, di poter scomparire e giocarci su. Mi riprendo il diritto di poter fare un po' come come mi pare, di poter fare musica per il gusto di farlo. Bisogna normalizzare il fatto che non si può essere sempre il caso del momento, ma lo vediamo anche a Sanremo. C'è una carriera che continua, poi ognuno al suo percorso.
Cosa ti ha smosso il termine "fallimento" in questi ultimi anni?
È un termine abusato, è diventato un paradosso vedere ragazzi giovanissimi, poco più che ventenni, sentirsi sconfitti nella vita. Credo si stia normalizzando ormai, rispetto a qualche anno fa, ma è fondamentale capire che ciò che viene "percepito" dal pubblico non è sempre la realtà.
Qual è la tua idea di normalizzazione in merito?
La costruzione di una fanbase. È un lavoro che adesso è in lavorazione dalle fondamenta, anche perché non ho avuto la possibilità di farlo all'epoca. Io sono partito con un pezzo come "Panamera" a 19 anni e ho subito partecipato ad Amici.
Senti di non aver fatto abbastanza in quel periodo, in termini di costruzione della tua nicchia?
Sento che adesso ho qualcosa da dire e voglio trovare qualcuno che mi ascolti: è la strada giusta. Parto da questa canzone proprio per parlare di un sistema tossico, in cui i numeri, anche in streaming, se non vengono contestualizzati risultano difficili da affrontare.
Che rapporto hai con i numeri legati alla musica?
Sono sicuramente importanti, però ci sono molti artisti con meno follower e ascolti di me che portano tanta gente live, quindi anche quello è una cosa che si sta riscoprendo e che mi dà tanta fiducia anche nel mio percorso.
In cosa ti senti cambiato rispetto al recente passato e cosa hai avuto paura di sbagliare in questo nuovo percorso?
Sicuramente mi voglio far conoscere a 360 gradi con la mia nuova musica. Non ne ho avuto la possibilità quando ero più giovane, anche perché dopo due anni che facevo uscire canzoni è arrivata "Panamera". Non avevo tutta questa identità, per me era ancora un gioco e poi è diventato un lavoro. Poi è arrivato Amici perché alcune cose non stavano andando bene, e continuavo a rincorrere quei risultati per ritornare sulla cresta dell'onda.
Quando invece hai avuto il coraggio di fermarti?
Subito dopo Amici, dopo qualche mese. Ho pensato: "Cosa voglio dire nella mia musica? Perché dovrebbero ascoltare NDG?". Lì sono cominciati i miei dubbi e avevo bisogno di fermarmi. In quel periodo uscivo in centro a Roma, andavo alle Coronarie e c'erano i miei amici che suonavano con la chitarra nei locali. Lì ho ritrovato il vero senso di fare musica, l'esigenza di dover condividere.
Sei riuscito a fare pace con "Panamera" e con i commenti social su quel brano?
In tanti mi dicono che parlo quasi male del brano, anche perché rivivo dei momenti anche brutti di quel successo inaspettato. Mi ha portato tante cose belle, ma anche problemi burocratici: insomma un po' mi ha sconvolto. Però ci ho fatto pace con quel pezzo, la gente lo ascolta e io lo voglio far ascoltare in live. Per quanto mi rievoca anche dei brutti ricordi, mi ha permesso di poter intraprendere questo percorso.
Cosa ti ricordi di quel periodo?
Sono entrati in campo dei fattori che non conoscevo riguardo alla musica: nello stesso periodo rompevo anche delle grandi amicizie. Mi ricordo dei primi live con "Panamera", del disco d'oro e di quanto la canzone venisse spinta anche successivamente grazie amici. Avrei preferito arrivarci con una maggiore maturità, ma quando accadono queste cose, bisogna cavalcarle.
Ti ricordi la prima volta che hai pensato all'esperienza di Amici e alla partecipazione?
Era un momento della mia vita in cui le cose non stavano girando tanto bene. Non voglio esser ipocrita, l'ho fatto per ottenere visibilità e rilanciare il mio progetto. Fino a quel momento non avevo giocato molto bene con la mia immagine. A tal punto che la mia ex fidanzata non capiva che alcuni pezzi che sentiva erano miei, di quello che aveva fatto Panamera.
Come ti eri avvicinato?
Non l'ho mai seguito troppo, ma mia zia lo faceva spesso. Venivo da una realtà rap che solo ultimamente è stata rappresentata su quel palco.
Cosa ti aveva incuriosito?
Sicuramente la cassa di risonanza gigante che aveva dato ad alcuni protagonisti, penso all'edizione 2020. A posteriori sono molto felice del percorso che ho fatto, meno degli inediti che ho pubblicato: mi sarebbe piaciuto poterci arrivare con quelli attuali.
Quali sono state le prime difficoltà?
Dal punto di vista televisivo è veramente tosto: essere ripresi continuamente a microfono accesso ti dà tanta pressione psicologica. Dall'altra parte c'è tanta teoria musicale, ho imparato tanto, anche perché ero alle prime armi. Poi il dietro le quinte è incredibile, con i vocal coach che sono delle persone magnifiche. Sono rimasto anche in contatto con molti di loro perché si crea proprio un bel rapporto.
Dal punto di vista televisivo come ti prepara?
Sicuramente ti insegna tanti piccoli passaggi per preparare uno show, ma soprattutto, dopo esser uscito da Amici, mi sono accorto che anche fare un festival con 5mila o 10mila persone diventa una passeggiata. Lì dentro venivi giudicato dai professori ma poi anche da un giudice esterno ogni settimana, senza dimenticare il Serale e i milioni di telespettatori.
Tu come ti sei sentito in quest'avventura?
Ammetto di non essere stato un grandissimo alunno da questo punto di vista ed è una cosa di cui mi pento un pochino. Ti rendi conto che molte cose date per scontate lì, anche le lezioni dei vocal coach, quando esci costano tantissimo.
Hai ricordi positivi di quell'esperienza?
Sicuramente i rapporti che ho stretto, i momenti divertenti, anche quelli che non sono stati mostrati. C'era un gioco che facevamo con l'accendino (tipo gioco della bottiglia) che diventava obbligo o verità. Poi c'è l'amicizia con Tommy Dali e Wax che è rimasta anche fuori dalla scuola: mia sorella è uscita spesso a Milano con Wax e il suo gruppo di amici. Poi ricordo il momento del primo inedito in radio.
Un'edizione che vide anche la partecipazione di Angelina Mango.
Sì, c'era lei, ma c'erano anche un corpo di ballo fortissimo: basti pensare a Isobel.
Hai qualche rimorso per com'è finita nella prima puntata del Serale di Amici 22 con la tua eliminazione?
Era assolutamente uno spettacolo diverso il Serale. Forse lì mi sono cominciato a fare domande sul mio percorso musicale, perché entrando lì ho fatto dei pezzi "da Amici", ma poi non sapevo cosa fare dopo. C'era grande confusione e solo dopo ho acquisito la consapevolezza per poter capire queste cose.
Come sei arrivato emotivamente a quel momento?
Verso la fine non ti nego che ero arrivato abbastanza esaurito dal punto di vista emotivo, psicologico, e non per colpa del programma, proprio dentro di me. Mi mancava tanto la mia famiglia ed ero indebolito emotivamente per come stavo vivendo l'esperienza. Sono fiero di molte cover che ho fatto, non degli inediti o della direzione artistica.
Non ti sei sentito ascoltato?
Non è questo. Questo disco che arriverà è una cosa mia. Io comprendo i programmi, i talent, i manager, ma se l'artista non ha quella spinta, quella motivazione per il proprio progetto, può sbagliare. Lui deve sapere quale deve essere il suo percorso, e io durante Amici non avevo questa consapevolezza.
C'è una sorta di "lezione" che ti porti dietro da quest'esperienza?
Sicuramente non voglio più essere il ragazzo della hit, il ragazzo che ha fatto Amici, anche se so che saranno delle etichette che mi appiccicheranno addosso. Nel ritornare a fare musica, ho cercato di ritrovare il mio "Io" bambino, di immaginarmi come una voce per me stesso e per qualcun altro. In questo senso mi ricordo ciò che mi disse durante una session Big Fish (producer italiano n.d.r).
Cioè?
Mi chiese dove mi vedessi tra 10 anni e io gli dissi che non lo sapevo, come tanti altri, come Sfera Ebbasta. Lui mi disse che Sfera Ebbasta sapeva esattamente cosa volesse essere. Adesso mi vedo anche io in questo senso.