Da Castel Volturno, in provincia di Caserta, a Torino, avendo come filo rosso il potere crescente della mafia nigeriana in Italia. Gruppi criminali potenti e pericolosi, con le mani nel narcotraffico, nella tratta di esseri umani, prostituzione, clonazione di documenti e carte di credito. Nello sfruttamento dei flussi migratori. Sergio Nazzaro, giornalista, scrittore e studioso, torna in libreria con una nuova inchiesta reportage "Mafia nigeriana. La prima indagine della squadra antitratta" (Città Nuova), volume uscito da poche settimane, attraverso documenti esclusivi e intercettazioni mai rese pubbliche prima dell'inchiesta Atheneum, condotta dalla Squadra antitratta della procura del capoluogo piemontese. La polizia locale di Torino, che da anni ha costituito una task force specifica contro la tratta di esseri umani, ha documentato e portato all'arresto e alla condanna di 44 soggetti per mafia, sia in primo che secondo grado, confermando in pieno l'impianto accusatorio.

Chi sono i Maphite e gli Eye?

Due tra i principali gruppi criminali nigeriani, insieme ai Black Axe. Specializzati in narcotraffico e non solo spaccio al dettaglio, sfruttamento della prostituzione e quindi coinvolti nella tratta di esseri umani. E non da meno sono esperti nelle truffe telematiche e clonazione di carte di credito.

Quali le caratteristiche della mafie nigeriana?

Che diventa mafia in Italia. In una sentenza del 2008, il Tribunale di Napoli definisce come i gruppi criminali nigeriani assumano i tratti caratteristici della mafia qui in Italia. Di poi ha una rete che si estende ai quattro angoli del mondo, tanto quanto gli italiani, l’essere presenti in quasi ogni Paese, agevola la loro azione criminale. Il West Africa è oggi uno dei principali approdi della cocaina dal Sud America.

La mafia nigeriana in Italia è diversa da quella del resto del mondo?

No. Le caratteristiche sono molto similari tra ogni gruppo: c’è un vertice, ci sono i soldati e i diversi ruoli che vengono assegnati di volta in volta. I capi rispondono, ognuno per il suo gruppo, alla casa madre in Nigeria, lì il cuore degli affari e del flusso di denaro che viene generato all’estero.

Fino all'inchiesta della Squadra antitratta di Torino ritieni che la mafia nigeriana sia stata sottovalutata nel nostro Paese? E oggi?

Credo che sia stata prima sottovalutata, e poi usata mediaticamente. Sembra che abbiamo scoperto la pericolosità dei crimini di strada e continuiamo a sottovalutare i crimini finanziari delle mafie bianche. Viviamo in un paradosso per certi versi. Se da una parte è stata sottovalutata, dall'altra parte inquirenti e forze dell’ordine hanno svolto nel corso dei decenni brillanti operazioni di carattere internazionale, ma poi alla fine ricevevano solo due righe da parte di un’informazione distratta.

Parlare di mafia nigeriana oggi rischia di essere strumentale alla retorica sul tema delle migrazioni e quindi, in qualche modo, finisca per coprire le mafie nostrane?

Assolutamente sì. Non si riesce a fare analisi dei fenomeni criminali per quello che sono. Quest'uso strumentale è pericoloso, perché alla fine dei conti mentre si blatera e ci sono innocenti che muoiono. Le mafie non fanno differenze, non sono razziste. L’unica distinzione che possiamo e dobbiamo fare noi è tra criminali ed onesti. E provare a studiare piuttosto che proferire opinioni.

C'è un punto in cui si interseca il tema delle migrazioni con quello della mafia nigeriana?

Che come le mafie italiane, i mafiosi nigeriani sono solitamente integrati, hanno attività commerciali e documenti in regola. Scompaiono sullo sfondo come le nostre mafie e non cercano il rumore, mentre c’è chi insiste ad usare toni da film dell’orrore solo per fare audience. La mafia nigeriana ha interessi sui fenomeni migratori, questo è acclarato, sia per lo sfruttamento della prostituzione sia per la manovalanza criminale. Come mafia strutturata, aprono le strade fino in Europa, mentre i libici sono solo una parte, minimale, della questione. I libici sono fornitori di servizi a network criminali, come la mafia nigeriana che hanno centri operativi tra la Nigeria e il Sudan.