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Lorenzza: “Le critiche? Ha dato fastidio vedere una rapper passare da niente a tutto in un attimo”

Lorenzza, nome d’arte di Lorenzza Lacerda Campos, è ritornata nelle scorse settimane con il suo secondo Ep “A Loren2za”, “una preghiera a me stessa: per farmi forza, per ricordarmi chi sono, da dove vengo e il motivo per cui lo faccio”.
A cura di Vincenzo Nasto
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Lorenzza, 2026
Lorenzza, 2026

Lorenzza, nome d'arte di Lorenzza Lacerda Campos, è ritornata nelle scorse settimane con il suo secondo Ep "A Loren2za", "una preghiera a me stessa: per farmi forza, per ricordarmi chi sono, da dove vengo e il motivo per cui lo faccio". Solo due anni fa, nelle settimane precedenti all'uscita del suo Ep d'esordio, aveva dovuto affrontare critiche feroci in merito alla presenza nel suo progetto di Nayt, ma anche Rkomi: accuse principalmente legate al concetto di "industry plant" (un termine negativo per descrivere artisti emersi improvvisamente grazie all'aiuto dell'industria). Un'accusa su cui la cantante ha riflettuto, sottolineando come a una parte del pubblico non sia andata giù vedere "una persona passare dal niente a tutto in un attimo. Ho cercato di non reagire con rabbia, ma di rispondere dando ancora di più. Certo, sono una ragazza di 23 anni e ci sono stata male". Nel nuovo progetto invece compaiono Emis Killa, ma anche Quest in "Oltreoceano". Qui l'intervista a Lorenzza.

Che periodo stai attraversando e come sei arrivata a questo lavoro?

Sto bene. È stato un periodo intenso perché, dopo aver pubblicato il primo progetto, ho cercato di capire cosa fosse meglio fare e come potermi spiegare ancora meglio. Ho lavorato molto su me stessa. Questo progetto arriva un po’ come un concept e un po’ come una preghiera a me stessa: per farmi forza, per ricordarmi chi sono, da dove vengo e il motivo per cui lo faccio. Mi sono chiesta: perché sto rincorrendo tutto questo?

E qual è stata la risposta?

Dopo l’uscita del primo EP, ho sentito di non essermi fatta conoscere del tutto. Certi lati di me non sono emersi, o forse ho pensato di essermi espressa male, quindi ho cercato di farmi capire meglio. In questo nuovo lavoro ci sono sicuramente parti di me che non avevo ancora mostrato; sono partita in modo più leggero, per mostrare una Lorenzza a 360 gradi.

Qual è l'aspetto che pensi mancasse?

Penso che il primo EP sia servito a presentarmi, a far capire chi sono e da dove vengono le mie storie: il Brasile, mia madre, il rapporto con lei. Volevo trasmettere l’importanza del mio passato per la Lorenzza attuale. Adesso, invece, racconto la mia vita: c'è sicuramente ancora la mia storia, ma c'è soprattutto la mia quotidianità di oggi, quella di una ragazza normale come tutte le altre.

Qual è il tuo passato?

Sono cresciuta con mia mamma. Nella vita ho sempre avuto solo lei e questo ha sicuramente definito chi sono. Vedere una persona sola lavorare tantissimo per crescerti ti fa maturare prima. La vita mi ha fatto crescere in fretta, facendomi magari saltare delle fasi che avrei voluto vivere. Prima della musica, lavoravo: facevo la cameriera e un po’ di tutto, nel frattempo andavo ancora a scuola. La musica mi ha cambiato la vita perché mi ha dato la possibilità di trasferirmi a Milano. Per me, che vengo da Pisa, venire qui è sempre stato un sogno: in Italia, Milano è la città che brilla. Essere qui per fare musica è bellissimo.

C'è qualche aspetto che è cambiato in "A Lorenz2a"?

Ho cercato di farmi conoscere ancora di più. Forse con il primo progetto sono arrivata in modo troppo diretto, senza mostrare tutti i lati di me che le persone avrebbero voluto vedere. A questo giro ho cercato di raccontare una ragazza più vera, simile a tante altre, aprendomi maggiormente. Bisogna farlo, perché alla fine la mia storia è l’unica cosa che nessuno potrà mai mettere in discussione: è la mia vita, la mia persona. Sono io.

In un video pubblicato sul tuo profilo Instagram, c'era una conversazione avuta con tua madre in cui ti esortava a reagire dalle tante critiche ricevute negli anni scorsi: c'è stata davvero questa conversazione?

Mia madre è l’unica persona che mi ha sempre supportato. Vedo molti giovani che vogliono fare arte o musica e magari non hanno l'appoggio dei genitori, mentre lei è sempre stata lì a motivarmi. Nei momenti in cui mi vedeva più giù, mi spronava dicendomi che dovevo lavorare, credere in me stessa. Averla al mio fianco è ciò che mi ha dato la forza di andare avanti; è stata la mia benzina.

Un’altra cosa che ha colpito nei tuoi testi è il riferimento alla violenza verbale e alle etichette subite in passato, come nel brano in cui canti: "Come se fosse normale, mi chiami put*ana e mi dici di andare". Come ti sei sentita nel vivere questo tipo di violenza e com'è cambiato il tuo sguardo sull'argomento negli anni?

È stato molto brutto, tanto da portarmi a scriverci una canzone. A livello emotivo mi ha smosso profondamente, perché se certe parole te le dice una persona che ami o a cui tieni, fanno ancora più male. In quel periodo la sofferenza era una presenza costante nella mia vita e l'ho vissuta male. La musica è sempre stata il mio sfogo, e riascoltare quel brano mi ha dato forza. Dopo quel pezzo ho cambiato gradualmente il mio approccio, imparando a reagire in modo diverso. Ovviamente non lo accetto come se fosse una cosa normale, ma sono contenta di essermi esposta fino a quel punto, perché molte ragazze si sono ritrovate nella mia situazione. Persino dei ragazzi sono venuti a dirmi che il brano li ha fatti riflettere sui loro comportamenti. Questo mi ha fatto davvero bene.

Cosa senti di aver espresso, oltre al senso di rivalsa, determinante invece nell'Ep d'esordio.

La rivalsa c'è sempre, perché non sono ancora arrivata dove sogno e ho ancora tanto da dare. Però, a questo giro, vedrete di più la Lorenzza ragazza: i momenti belli, quelli brutti, la felicità quotidiana. Prima c'è stata l'esplosione di tutto ciò che mi pesava del passato; adesso l'obiettivo è farmi conoscere per quello che sono.

Hai usato le parole "per arrivare dove sogno". Cosa sogni e dove vuoi arrivare con questo progetto?

Sogno di riuscire a trasmettere il mio messaggio, di farmi capire e, allo stesso tempo, di far sentire comprese tutte le persone che non hanno voce o che non si sentono rappresentate. Vorrei creare una vera connessione con il pubblico. A livello personale, sogno di stare bene e di vedere felici le persone intorno a me.

Hai dichiarato che in futuro ti piacerebbe raccontare anche storie non tue. Come vivi questa possibilità?

Non ho ancora finito di raccontare me stessa, ma mi piacerebbe sicuramente dare voce a chi ha storie forti alle spalle ma non trova il coraggio o la forza di condividerle. So che esporsi è difficile, ma vorrei mostrare che tutti abbiamo un trascorso, per cercare di rendere le persone più consapevoli ed empatiche.

C'è qualcosa che ti spaventa ancora raccontare?

Sì, ci sono questioni che non ho ancora superato e delle quali non ho il coraggio di parlare come vorrei. Ma sono sicura che arriverà il momento giusto, proprio come è successo per la musica che ho già pubblicato. Piano piano riuscirò a liberarmi di tutto.

Hai già collaborato con grandi artisti. Cosa hai imparato da loro, sia a livello umano che artistico?

È stato un sogno. Da ognuno di loro si impara qualcosa. Vedere dal vivo Nayt, osservare come si comporta sul palco e come mi ha accolta mi ha insegnato moltissimo, anche per la mia vita privata. Osservo tutto con attenzione, sia le cose positive da imitare che quelle da evitare, per costruire la persona e l'artista che voglio diventare.

A proposito delle critiche che hai ricevuto dopo il primo EP: ti sei chiesta il motivo di un tale accanimento?

Forse ha dato fastidio vedere una persona passare dal niente a tutto in un attimo. Ho cercato di non reagire con rabbia, ma di rispondere dando ancora di più. Certo, sono una ragazza di 23 anni e ci sono stata male, ma ho deciso di ascoltare le critiche senza permettere che mi cambiassero. Mi sono detta: va bene, significa che devo aprirmi di più e raccontare meglio chi sono.

Il tuo obiettivo?

Se ti fermi alle chiacchiere non vai avanti. Il mio focus è esclusivamente la musica. Lavoro per chi mi scrive "la tua canzone mi ha fatto sentire capito", non per chi critica. Finché ci sarà anche una sola persona che si sente compresa grazie alla mia musica, io sarò a posto.

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