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Le Scimmie: “Non facciamo rap per educare i ragazzini. Eravamo a Londra quando esplose We We, ci cambiò la vita”

A quasi 9 anni di distanza da “El Dorado”, Le Scimmie sono ritornate con “Alfa e Omega” lo scorso 19 dicembre: il collettivo formato da Lele Blade e Vale Lambo ha raccontato le origini, i primi successi mentre vivevano a Londra e l’ammirazione per i PNL.
A cura di Vincenzo Nasto
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Le Scimmie, via Comunicato Stampa
Le Scimmie, via Comunicato Stampa

A quasi 10 anni dall'uscita di "El Dorado", il collettivo Le Scimmie è tornato lo scorso 19 dicembre con "Alfa e Omega". Il duo formato da Lele Blade e Vale Lambo aveva intercettato nel 2016 un cambiamento, un processo che si sarebbe esteso a macchia d'olio poi nella generazione trap 2016: l'influenza delle sonorità francesi. Sullo sfondo di quel progetto, che aveva nel mirino i PNL, c'erano due autori giovanissimi, trasferitisi in Inghilterra per lavoro: "Lavoravamo tutti i giorni a Londra, in cucina e da Footlocker. A un certo punto ci siamo accorti che la cosa stava cambiando perché ci arrivavano chiamate ogni fine settimana per andare a suonare a Napoli. Abbiamo deciso di tornare a Napoli quando abbiamo capito che la musica stava girando davvero: nelle macchine, nei club, facevamo le prime foto". In "Alfa e Omega" si intravede anche una nuova direzione musicale del gruppo, tradottasi in "Anima": una citazione a Pino Daniele che racconta anche l'evasione dai suoni americani e l'apertura verso "ciò che è la nostra tradizione musicale". Qui l'intervista a Le Scimmie.

Perché avete deciso di tornare con il progetto Le Scimmie proprio ora?

Lele Blade: Questa è la nostra vita. Siamo rimasti sempre in contatto, sia per i nostri progetti singoli, sia con la SLF, sia per un patto di amicizia. Nel frattempo, parlavamo sempre di dover ritornare con un progetto come Le Scimmie. Ci stimola ancora fare musica assieme, e in questo mercato così veloce, avere un amico con cui fare musica, è fondamentale.

Qual è la libertà che vi dà questo progetto rispetto alle carriere soliste? Che differenza c'è?

Vale Lambo: È come se avessimo due forze che si uniscono. Sappiamo di poter dare il massimo insieme, di poter completare ciò che manca all'altro.

Lele Blade: Con Le Scimmie abbiamo voluto portare un suono nuovo, come abbiamo fatto dieci anni fa, distinguendoci dagli altri progetti.

Il progetto è sempre stato caratterizzato da toni molto scuri. Cosa è cambiato nel vostro racconto rispetto al passato?

Lele Blade: Sicuramente siamo diventati inevitabilmente più maturi. Trattiamo certi argomenti diversamente e vorremmo anche essere d'aiuto a chi ascolta la nostra musica. Lo stile rimane lo stesso, anche perché fa parte anche del nostro genere; siamo un po' come le rockstar degli anni '70, è inevitabile. Sarà così fino alla fine.

In "2 frat" viene raccontato il rapporto tra violenza e interesse, anche tra due amici. Vi sentite figure responsabili verso il pubblico?

Lele Blade: Non siamo educatori. Non facciamo musica per educare i ragazzini, non ci passa proprio per la testa. Noi lo facciamo perché ci sentiamo di farlo, è il nostro contributo, la nostra arte. Se poi c'è qualcuno molto sensibile che riesce a percepire delle cose più profonde, ci fa piacere, perché ci sono persone in gamba e meno superficiali. Ma fondamentalmente non abbiamo uno scopo educativo, quello non spetta a noi.

Vale Lambo: Il nostro è uno storytelling.

Lele Blade: Spesso si usano metafore che chi ascolta "con il cervello" può capire, metafore che spiegano la realtà di oggi. Anche più di prima, due fratelli sono pronti a uccidersi per interesse, nel vero senso della parola.

Parliamo dell'esplosione de Le Scimmie. All'epoca era un fenomeno underground con una violenza inaudita, prima ancora dell'esplosione della trap. Come l'avete vissuta?

Lele Blade: Lavoravamo tutti i giorni a Londra, io in cucina e lui da Footlocker. A un certo punto ci siamo accorti che la cosa stava cambiando perché ci arrivavano chiamate ogni fine settimana per andare a suonare a Napoli. Abbiamo deciso di lasciare Londra e tornare a Napoli quando abbiamo capito che la musica stava girando davvero: nelle macchine, nei club, facevamo le prime foto.

Come vivevate a Londra?

Vale Lambo: Vivevamo in una casa in affitto con altri amici.

Quando avete percepito l'esplosione?

Lele Blade: Nei primi mesi ci chiedevamo perché nessuno ci chiamasse, ma quando siamo scesi a Napoli abbiamo avuto uno scontro con la realtà. Andavamo nei locali e le persone conoscevano le nostre canzoni a memoria. Inizialmente mettemmo il disco in freedownload e ci dissero che c'erano stati 40mila download solo nel primo mese: lì capimmo che le cose stavano cambiando.

Nei vostri testi c'è un racconto crudo della realtà, ma anche riferimenti a ciò che accade fuori, nel mondo, come quelli a Gaza e alla Palestina.

Lele Blade: Si tratta di una visione della realtà. Anche se non viviamo in prima persona certe guerre, non ignoriamo quello che sta succedendo nel mondo. Siamo sempre stati sensibili a questi argomenti ed era importante far sentire la nostra voce, anche solo con una parola o un progetto. Anche solo dicendo "Free Gaza".

Un pezzo come "Anima" sembra musicalmente molto nuovo, quasi una visione futura del gruppo. C'è l'idea di allargarsi a livello sonoro?

Lele Blade: "Anima" è un movimento, una sperimentazione. Vogliamo contaminarci con suoni che non sono solo americani, anche perché mi hanno veramente stancato.

Interessante, anche perché questo brano è una citazione a Pino Daniele che invece aveva una mentalità molto aperta da questo punto di vista.

Lele Blade: Credo che abbiamo una mentalità molto vicina alla sua: infatti lui era stato contaminato dal suono afroamericano, completamente diverso da ciò che si intende con ciò che è americano adesso. Quando sottolineo che l'America mi ha stancato, è perché mi ha stancato la mediocrità e la superficialità di un certo modo di fare musica.

Vale Lambo: A un certo punto la stavamo togliendo dalla tracklist, anche perché avevamo dei dubbi su che porzioni del nostro pubblico potesse attrarre.

C'è qualcosa, che più di altre, ha indirizzato il progetto Le Scimmie?

Lele Blade: I PNL sono un esempio da seguire per noi. Non fanno interviste, hanno una mentalità e una struttura solida. Ci piace come si comportano, il fatto che non fingono e raccontano le cose in maniera cruda. Soprattutto non se ne fregano di fare feat. "commerciali" per fare streaming.

Nasce da questa visione l'idea di non includere nessun feat. in "Alfa e Omega"?

Vale Lambo: No, però ci siamo accorti che volevamo esprimere solo noi stessi. Non volevamo altre contaminazioni anche perché avremmo dovuto pensare al feat. per gli streaming, che è l'unico motivo per cui attualmente si collabora. Non escono collaborazioni serie da un bel po'.

Lele Blade: Non abbiamo fatto feat. anche perché ci saremmo dovuti avvicinare ai suoni di quell'artista e forse ci avrebbe tolto un po' di spontaneità.

Com'è nato il processo creativo di questo nuovo lavoro?

Lele Blade: Siamo partiti da "2 frat", che è stato tra i primi brani a cui abbiamo lavorato. Poi è venuto tutto in maniera naturale: il primo giorno avevamo già i primi 3 ritornelli e nella prima settimana le prime 3 canzoni. Ormai siamo una macchina assieme.

E invece con quale l'avete chiuso?

Lele Blade: "Libero da me". Eravamo in studio, seduti uno di fronte all'altro, ed eravamo in un vortice creativo. Ci dicevamo le frasi che sarebbero poi diventate delle canzoni: ci sono giorni in cui non esce niente e giorni in cui le nostre menti è come se parlassero in maniera diretta.

"Libero da me" racconta anche la vostra voglia di evadere dal meccanismo produttivo infernale che fa parte dell'industria discografica.

Lele Blade: Anche perché questo collettivo, così come la SLF, è nato come una jam.

Che avrà anche un prosieguo live?

Lele Blade: È il nostro obiettivo.

Come è cambiata la vostra vita tra i due dischi e come gestite le aspettative del pubblico storico rispetto a quello nuovo?

Vale Lambo: Siamo cresciuti, siamo più maturi e abbiamo più esperienza nel raccontare le cose. Anche nei testi, per me "Alfa e Omega" è migliore di "El Dorado": già un brano come "Libero da me" per me è un pezzo iconico.

C'è un brano che pensate possa essere il banger di questo disco?

Lele Blade: Per me è "Alfa e Omega": ha un beat francese da "guerriglia". Ma lo è per noi, che siamo amanti di questo genere. All'inizio mi stavo facendo anche dei problemi se farlo uscire o meno, mentre Vale è sempre stato più tranquillo. Alla fine abbiamo deciso che dovessimo mantenere la nostra identità, anche per la fanbase storica delle Scimmie. Poi ci sono anche altri pezzi che rappresentano il nostro attuale stato musicale, che potrebbero attrarre nuovi fan.

Guardando indietro, c'è un pezzo che considerate rivoluzionario per il vostro percorso?

Lele Blade: "We We" è stato un pezzo di rottura, immediato, ma era anche quello che odiavo di più (ride ndr). All'epoca era una novità assoluta, non si era mai sentito un pezzo così, con quel ritornello. Eravamo stati bravi a sperimentare ma soprattutto a utilizzare una parola immediata, riconoscibilissima per il ritornello.

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