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23 Aprile 2022
08:00

La campanella di scuola che ricorda le bombe in Ucraina: la guerra e la pace spiegate ai miei figli

Spiegare la guerra ai bambini e alle bambine è difficile, ancora di più quando la guerra è a pochi passi da noi. Ma la scuola forse, come insegnava Don Milani, l’opinione pubblica e la politica dovrebbero tornare a porre la pace all’interno del dibattito come unica soluzione percorribile.
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Io ho due figli piccolini, anzi un bimbo e una bimba perché la parole sono importanti, e io e la mia ragazza abbiamo la fortuna di poter guardare alle cose del mondo anche attraverso i loro occhi, pieni di quel sentimento di meraviglia di cui, ahinoi, ci dimentichiamo. Ma spesso le loro domande ci "costringono" a trovare una risposta semplice anche agli argomenti più complessi e così un "Papone ma perché fanno la guerra se tutti vogliono la pace?" ci ha portati a riflettere sul senso della parola pace e ad una lezione fondamentale di Don Milani, convinto che la scuola avesse il compito di formare persone pensanti e non schiave. Lezione più che mai attuale in un momento in cui sembra si stia perdendo il valore universale e incontrovertibile della "pace" e in un momento in cui si passa in un attimo da esperto di politica estera a stratega militare, con la stessa superficialità con cui si condivide una notizia falsa, schiavi inconsci della polarizzazione che appiattisce qualsiasi discussione.

“Papone? Ma è vero che c’è la guerra?” È stato così che qualche giorno fa, tornato da scuola, il mio piccolino mi ha chiesto della guerra in Ucraina, spiegandomi poi che in classe era arrivata una bimba profuga. E inizialmente ho avuto paura di dargli una risposta sincera, perché dopo due anni di pandemia in cui non sono usciti di casa, non hanno giocato all’aria aperta, si sono assorbiti le nostre ansie e non hanno fatto altro che sentir parlare di morte e paura, ho pensato che urlare un bel "GELATO PER TUTTI?" potesse distrarlo, anche se in realtà non è servito a nulla, se non a far merenda. Così, dopo pochi minuti, con il suo gelatone in mano e la bocca sporca di fragola e pistacchio, è tornato a tirar fuori i suoi pensieri.

“Sapete che da qualche giorno a scuola c’è una bimba ucraina? E da quando è arrivata, con le maestre abbiamo deciso di non far suonare più le campanelle per l’intervallo e per la fine della giornata…". "E perché?" gli domandiamo. "Beh, perché ci siamo accorti che quando suonava lei aveva sempre paura, si copriva le orecchie con le manine e si metteva a piangere… allora la maestra ci ha spiegato che forse le ricorda il suono delle sirene quando stanno per arrivare le bombe… Lo sapevate voi che suonano le sirene quando cadono le bombe? Così puoi scappare… che brutto però dover scappare di casa, vero Mami?". E non siamo in grado di aggiungere nulla perché ci veniva da piangere ma non volevamo che lo capissero. I bambini e la bambine però comprendono sempre tutto e così ci siam trovati che erano loro due a consolare noi, saltandoci in braccio e stringendoci forte per farci ridere. "Adesso quando c’è l’intervallo, invece di suonare la campanella, il bidello entra in classe e canta una canzoncina così la bimba ride… però lei ogni tanto si mette a piangere perché dice che le manca tanto il suo papà e noi quando vediamo che è un po’ triste, la abbracciamo tutti insieme e la facciamo ridere . È questa la pace, vero papone?".

Sì, piccolo mio, è questa la pace. Tornare ad essere certi che basti un abbraccio, una parola, una risata per cambiare il mondo. Perché invocare e richiedere la pace ad ogni costo, anteporre a qualsiasi guerra il valore dell’obiezione di coscienza non può e non dovrebbe essere considerata una scelta di comodo, una posizione superficiale, egoista e individualista, le persone dovrebbero smetterla di prendere per i fondelli o insultare chi invoca la pace, perché essa: "È un annuncio profetico. L'invocazione di un mondo nel quale la guerra non sia per nessuno" una scelta possibile. La scuola, l'opinione pubblica, la politica dovrebbero tornare a porre la pace all'interno del dibattito come unica soluzione percorribile.

Don Milani sulla guerra diceva: "Non discuterò qui l’idea di Patria in sé. Non mi piacciono queste divisioni. Se voi però avete diritto di dividere il mondo in italiani e stranieri allora vi dirò che, nel vostro senso, io non ho Patria e reclamo il diritto di dividere il mondo in diseredati e oppressi da un lato, privilegiati e oppressori dall’altro. Gli uni son la mia Patria, gli altri i miei stranieri. […] Le armi che voi approvate sono orribili macchine per uccidere, mutilare, distruggere, far orfani e vedove. Le uniche armi che approvo io sono nobili e incruente: lo sciopero e il voto. Abbiamo dunque idee molto diverse. Posso rispettare le vostre se le giustificherete alla luce del Vangelo o della Costituzione. Ma rispettate anche voi le idee degli altri. Soprattutto se son uomini che per le loro idee pagano di persona". Lo sciopero, il voto, la resistenza non-violenta sembrano concetti che lentamente stanno perdendo il loro significato più profondo, circondati dalla dubbia moralità di questi tempi bui e ambigui in cui ogni persona è convinta di avere il diritto di poter dar sfogo alla propria violenza e rabbia repressa, senza alcun freno né conseguenza.

"Papone ma allora perché fanno la guerra?". "Perché molto spesso, purtroppo, le persone non riescono a parlare e risolvono le cose con la violenza". Perché purtroppo e sempre più spesso "la mia ignoranza vale quanto la tua cultura", e l'ignoranza costruisce odio e divisioni e l'odio porta sempre inequivocabilmente alla guerra. Perché la cultura machista e patriarcale del "se c'ero io gli davo un bel ceffone e sistemavo tutto" non dovrebbe essere più tollerabile. "Però la pace è più bella, vero?". Gli rispondo che ha assolutamente ragione e che se da piccoline e piccolini impariamo a parlare, ad aiutarci, ad ascoltarci le guerre diventeranno piano piano un ricordo lontano. Almeno così gli ho detto anche se non so se accadrà per davvero: resto però convinto che il mondo vada insegnato per come dovrebbe essere e non solo per come è. Fin quando finalmente forse un giorno le figlie e i figli impareranno dagli errori dei loro padri e delle loro madri e ci sarà una generazione di persone migliori.

O forse no: semplicemente alle volte vorremmo avere una seconda possibilità e per una piccola bimba ucraina, una canzoncina invece di una campanella è una meravigliosa seconda possibilità. E da qui, da questa piccola scuola di un piccolissimo paese di campagna, lentamente, molto lentamente, abbiamo fatto insieme un piccolo passo per un altro mondo possibile: la guerra ha il suono di una campanella nascosta.

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