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L’eredità di Luca De Filippo, il maestro silenzioso

È scomparso oggi a Roma all’età di 67 anni Luca De Filippo, figlio del grande Eduardo. Era tornato a Napoli da pochi mesi per dirigere la Scuola di Recitazione del neonato Teatro Nazionale di cui stavano per partire i lavori proprio in queste settimane. Era un uomo garbato e di grande umanità, un maestro silenzioso. Con lui scompare uno dei più importanti esponenti del teatro napoletano.
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A cura di Andrea Esposito
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È morto oggi a Roma all’età di 67 anni l'attore e regista Luca De Filippo, figlio del grande Eduardo. A meno di un anno dal trentennale della morte del padre, Luca De Filippo era tornato a Napoli, al teatro San Ferdinando, per dirigere la Scuola di recitazione del neonato Teatro Nazionale. E dire che si erano appena concluse le selezioni degli allievi e le attività stavano per iniziare… non ne ha avuto il tempo.

C’è da aggiungere poi che proprio la sua nomina come Direttore della Scuola aveva spinto in alto la candidatura dell’ex Teatro Stabile permettendo così a Napoli di avere, in extremis, uno dei cinque Teatri Nazionali. Questo, ahinoi, è stato l’ultimo regalo che De Filippo ha fatto alla città. Lascia un grande vuoto. Adesso portare avanti quel progetto con rigore e serietà diventa un imperativo categorico.

In molti in questo momento, ripercorrendo la sua vita, ricordano con commozione l’esordio in teatro del piccolo Luca che, a soli sette anni, era il 1955, interpretava il personaggio di “Peppeniello” in “Miseria e nobiltà”. Quel debutto, anche se solo simbolico, fu preceduto da un momento, rimasto nel cuore di tutti, in cui Eduardo, poco prima dell’apertura del sipario, uscì per avvertire il pubblico della presenza in scena del figlio, invitando tutti ad accoglierlo con benevolenza.

Fu però all’età di vent’anni che Luca De Filippo debuttò come attore ormai formato e pronto per la ribalta in “Il figlio di Pulcinella” di Eduardo, per la regia di Gennaro Magliulo. Da quel momento in poi la sua attività sarà intensissima, lavorando al fianco del padre per la messinscena di “Il contratto”, “Sabato, domenica e lunedì”, Filumena Marturano”, “Non ti pago”, “Il sindaco del Rione Sanità”, “Napoli milionaria”, “De Pretore Vincenzo”, “Le bugie con le gambe lunghe”, “Uomo e galantuomo” solo per citare alcuni titoli.

Numerose poi sono le sue apparizioni al cinema e in serie televisive a partire dalla fine degli anni ’60 (“I giovani tigri 1967), passando per “Naso di cane” di Pasquale Squitieri (1987), “Sabato, domenica e lunedì” (1990) nella versione televisiva di Lina Wertmüller, fino a “Venuto al mondo” di Sergio Castellitto nel 2012.

Il 1981 è però una data importante del suo percorso artistico poiché è l’anno in cui fonda la sua compagnia teatrale con cui lavora non solo ai testi del padre ma anche al repertorio di Molière, Pinter, Beckett e Pirandello.

Tra i lavori più importanti portati in scena in anni più recenti ricordiamo “La palla al piede” di Georges Feydeau con Gianfelice Imparato e Carolina Rosi, per la regia di Armando Pugliese, di cui fu interprete e curò anche la traduzione e l’adattamento.

Nel 2003 inizia quella che sarà poi una trilogia dedicata a Eduardo con la regia di Francesco Rosi: per primo porta “Napoli Milionaria” al Teatro di San Carlo sessant’anni dopo la prima rappresentazione. Lo spettacolo sarà poi replicato in tutta Italia fino al 2006. Secondo capitolo della trilogia è, nel 2006, “Le voci di dentro” che debutta al Teatro Argentina. Lo spettacolo, accolto con grande favore dalla critica e dal pubblico, venne replicato per tre stagioni. Terzo, ed ultimo allestimento realizzato con Rosi è “Filumena Marturano” di cui è interprete Lina Sastri.

Fino a tre settimane fa era in tournée con “Non ti pago” e appena quindici giorni fa si era fatto sostituire da Gianfelice Imparato a causa di un mal di schiena, una “discopatia”, come gli era stata in un primo momento diagnosticata. In realtà ha poi scoperto che si trattava di un male incurabile che nel giro di dieci giorni lo ha piegato. Rimane la sua grande lezione, il suo Peppeniello bambino, il suo Tommasino in “Natale in casa Cupiello” e tantissimi altri, ma soprattutto rimane la sua lezione, il suo garbo, la sua grande umanità, era un maestro silenzioso. Addio maestro, con lei scompare uno dei grandi testimoni del teatro napoletano.

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