22 Marzo 2017
09:59

Il Dottorato di Ricerca sarà utile per l’insegnamento? Secondo il testo della riforma Sì

Le nuove regole per l’accesso alla Pubblica Amministrazione degli aspiranti docenti potrebbero portare al riconoscimento del titolo di Dottorato di ricerca.
A cura di Silvia Buffo

La riforma della Pubblica Amministrazione è funzionale al rinnovo dei contratti per i docenti, ma pare che le nuove regole possano non mantenere quelle stabilite in occasione della legge 107/2015 per la scuola. Nelle assunzioni una quota di posti è destinata al personale che negli ultimi 8 anni abbia maturato almeno 3 anni di servizio nella Pubblica Amministrazione. Si tratta però di assunzioni che escludono i precari (secondo la riforma Madia). Dopo 3 anni di servizio sono dunque vietate le supplenze.

Ma c'è una nota positiva, il titolo di dottore di ricerca conterà

Nel testo della riforma c'è un'importante novità che si riflette sul settore scolastico.

Le nuove regole prevedono di modulare i posti da mettere a concorso sulla base dei «fabbisogni di personale», misurati in termini di servizi resi dalle singole amministrazione, e aprono alla possibilità di riconoscere il titolo di dottore di ricerca quale requisito per specifici profili o livelli di inquadramento, valorizzando anche la conoscenza delle lingue nelle selezioni.

Il dottorato non sarà spendibile solo in ambito accademico

Il testo inequivocabilmente mette in luce una valorizzazione del titolo di dottore di ricerca e questo fa riflettere sul da farsi gli aspiranti insegnanti, che da un lato potrebbero richiedere il riconoscimento del titolo di dottore di ricerca come abilitante, come avviene nei Paesi membri, dall'altro il riconoscimento del titolo nell’ambito delle prove di selezione al TFA III ciclo. Se ne discusse a fondo già nel corso del 2016, quando ci si cominciò ad interrogare più insistentemente sulla spendibilità del conseguimento del dottorato anche in ambito scolastico. Fino ad oggi secondo la normativa italiana si è trattato di un “titolo valutabile soltanto in ambito accademico”. Se la riforma effettiva confermerà quanto presentato nel testo bisogna considerare che per le decine di migliaia di dottori di ricerca iscritti nella terza fascia delle Graduatorie scolastiche in Italia ci saranno nuove prospettive di lavoro anche in ambito scolastico.

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